Nonostante sia un personaggio di basso profilo, e fino ad oggi anche con una posizione poco rilevante nel sistema clericale iraniano, il nuovo leader sarebbe la mente dietro la linea dura del padre scomparso. Con la morte della madre, del padre e della moglie, sarà guidato probabilmente dalla vendetta e la paranoia, indebolendo qualsiasi eventuale negoziato
L’Assemblea degli Esperti in Iran ha scelto. Il nuovo leader supremo degli iraniani sarà Mojtaba Khamenei, figlio dello scomparso Ali Khamenei (era tra i candidati alla successione, come scritto la settimana scorsa da Formiche.net). La notizia della nomina è stata diffusa in maniera formale dai media statali: “Nonostante le condizioni gravi della guerra e le minacce dirette dei nemici contro questa istituzione popolare, e nonostante il bombardamento degli uffici della Segreteria dell’Assemblea degli Esperti, che ha provocato la morte di molti membri del personale e della squadra di sicurezza, il processo di selezione e presentazione del leader del sistema islamica non si è fermato […] Allahu Akbar, Allahu Akbar, Khamenei è il leader”.
Nato nella città nordorientale di Mashhad nel 1969, Mojtaba è il secondo dei sei figli di Ali Khamenei. Ha studiato nella scuola religiosa Alavi di Teheran e dai 17 anni ha servito nell’esercito iraniano durante la guerra in Iraq. Nel 1999 si è trasferito nella città santa Qom, centro della teologia sciita, per continuare i suoi studi religiosi, come riferisce la Bbc. Da quel momento ha cominciato a vestire con gli abiti clericali.
Mojtaba ha sempre mantenuto un basso profilo e non ha avuto incarichi di governo né rilasciato interviste. Nel sistema clericale iraniano aveva, fino ad oggi, una posizione bassa. Ci sono molto poche fotografie sue in circolazione. Tuttavia, alcuni media sostengono che in realtà per anni ha avuto una forte influenza nelle linee politiche del padre. L’agenzia Associated Press, riprendendo alcuni documenti WikiLeaks, lo descrive come “il potere dietro la tunica […] un leader capace ed energico dentro il regime”.
Durante le elezioni presidenziali del 2005, il nome di Mojtaba è entrato nel dibattito pubblico quando il candidato riformista Mehdi Karroubi lo accusò di avere interferito nel processo di votazione usando elementi della Guardia Rivoluzionaria e la milizia Basij per favorire Mahmud Ahmadinejad.
Avendo perso padre, madre e moglie, è molto probabile che Mojtaba mantenga la linea dura del padre e opponga resistenza a qualsiasi tipo di negoziato con gli Stati Uniti. Aaron David Miller, analista americano del Carnegie, ha sottolineato che “dopo aver perso la moglie, il figlio e la madre negli attacchi aerei che hanno ucciso suo padre Ali Khamenei sabato scorso, Mojtaba, già vicino alle Guardie della Rivoluzione islamica, non interpreterà tanto presto una Delcy Rodriguez iraniana”. Il suo compito sarà garantire la sopravvivenza della Repubblica islamica.
La scelta non è piaciuta al presidente americano, Donald Trump, che ha dichiarato che nominare il figlio del leader precedente è inaccettabile per lui, e che chiunque venga scelto, senza il suo parere, “non durerà molto tempo”.
È nell’aria l’idea che il piano del capo della Casa Bianca sia quello di replicare in Iran l’operazione fatta in Venezuela, dove in seguito all’arresto di Nicolas Maduro è stato nominato un personaggio del regime più “malleabile” e responsivo, come Delcy Rodriguez. Il settimanale britannico The Economist, infatti, scrive che “è probabile che Mojtaba venga visto come una figura di facciata. La sua successione dimostra che il controllo del Paese spetta al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc), i difensori della Repubblica Islamica. Ciò frustrerà i riformatori, che forse speravano in un loro successore. Anche molti chierici rimarranno delusi. La successione dinastica in quella che si preannuncia come una teocrazia sarà profondamente impopolare tra coloro che credono ancora negli ideali di una rivoluzione che ha rovesciato una monarchia ereditaria”.
I riformatori iraniani però considerano Mojtaba una figura repressiva. “Il suo più stretto alleato politico è Hossein Taeb, un religioso che un tempo dirigeva il temuto braccio di intelligence dell’Irgc – prosegue l’Economist -. Insieme hanno perseguitato i riformisti, sostenuto – e si dice abbiano truccato – l’elezione di un presidente intransigente nel 2009 e contribuito a supervisionare la trasformazione dell’Iran da un ibrido teocrazia-democrazia a uno stato di sicurezza che ha schiacciato il dissenso”.
“Prima della guerra, alcuni avevano ipotizzato che Mojtaba potesse diventare la versione iraniana di Mohammed bin Salman, il principe ereditario saudita che si era liberato del controllo clericale e aveva allentato il confronto con Israele – sostiene l’Economist -. Ma l’uccisione della sua famiglia ha probabilmente spento tali speranze. I suoi tratti distintivi sono più probabilmente paranoia e vendetta”.
















