Si tratta di una piccola isola di 22 km quadrati chiamata Jark, a circa 28 kilometri dalla costa iraniana, un luogo strategico del Golfo. Famosa per il commercio di perle nel passato, oggi è epicentro dell’economia dell’Iran perché ha gasdotti che collegano tutti i giacimenti petroliferi, strutture sottomarine e ponteggi per il carico di circa il 90% del greggio di esportazione
Con più di 200 aeronavi e molte altre imbarcazioni, Stati Uniti e Israele hanno compiuto circa 5000 attacchi in Iran con l’obiettivo di combattere il regime islamico. L’operazione ha colpito grandi città come Teheran, Qom, Tabriz e Minab, lasciando un bilancio di almeno 1000 morti. Ma c’è un luogo che non è stato minimamente centrato e la scelta è volontaria.
Si tratta di una piccola isola di 22 km quadrati chiamata Jark, a circa 28 chilometri dalla costa iraniana, un luogo strategico del Golfo. Famosa per il commercio di perle nel passato, oggi è epicentro dell’economia dell’Iran, giacché la sua profondità permette di caricare molto facilmente barili di petrolio per l’esportazione.
Infatti, da prima della guerra, dall’isola Jark partivano ogni giorno non meno di 1,6 milioni di barili di greggio. In questo isolotto c’è una rete di oleodotti collegati con la maggior parte dei giacimenti petroliferi iraniani. Da lì partiva il 90% del totale di barili di petrolio.
Dall’inizio della guerra, l’isola continua operativa. Tanker Trackers, impresa di monitoraggio e intelligence marittima, indica che dal 28 febbraio, quando cominciarono gli attacchi, dall’isola sono partiti circa 13 milioni di barili di petrolio, quasi tutti per il mercato cinese.
Negli anni ’60, è stato spinto l’uso dell’isola Jark come punto strategico dell’esportazione del greggio, quando gli Usa erano presenti in Iran con molte petrolifere. Con la Rivoluzione islamica è finita l’operatività degli americani nel settore, ma l’isola è rimasta punto strategico di snodo per il petrolio iraniano. Conta strutture sottomarine, cisterne per il magazzinaggio, pontili per il processo di carico e molte altre installazioni.
Il ministero del Petrolio iraniano definisce l’isola Jark come “centro nevralgico vitale del settore”. Neil Quilliam, esperto di Medio Oriente della Chatham House, ha spiegato alla Bbc che l’isola è un “punto vitale per la sopravvivenza dell’Iran, ma credo che gli Usa e Israele sanno che se attaccano o causano qualche danno lì le conseguenze in termini energetici sarebbero irreversibili”.
















