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Dalla governance ai talenti, le sfide dell’IA per la sicurezza dell’Italia

La Strategia “IA e Difesa” punta a integrare l’Intelligenza Artificiale in tutte le funzioni militari entro tre anni, con centralità del controllo umano, sovranità tecnologica, nuove strutture dedicate e un ecosistema industriale nazionale. La sfida sarà talento, etica e rapidità operativa. L’intervento di Michelangelo Suigo, Group Chief Public Affairs, Corporate Communication & Sustainability Officer – Engineering

L’Intelligenza Artificiale non è più solo una promessa tecnologica, ma un elemento determinante per garantire la sicurezza nazionale e la difesa del Paese. Con la pubblicazione del documento programmatico “IA e Difesa – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale”, approvato dal ministro Guido Crosetto, l’Italia traccia una rotta ambiziosa: integrare l’IA in ogni ambito militare entro i prossimi tre anni.

​Etica, diritto umanitario e il controllo umano

​Il primo pilastro della strategia italiana è la centralità dell’essere umano. L’implementazione dell’IA avverrà nel rigoroso rispetto del Diritto Internazionale Umanitario (DIU). La tecnologia è concepita come uno strumento per ridurre il carico cognitivo, ma il principio del controllo umano (human-in-the-loop) rimane centrale: la responsabilità della linea di comando sulle decisioni finali è un requisito imprescindibile.

​Sovranità tecnologica e autonomia strategica

​In un contesto geopolitico instabile, la Difesa punta alla sovranità tecnologica per prevenire dipendenze critiche da fornitori esteri. Ciò implica il possesso di infrastrutture di calcolo proprietarie (HPC) e lo sviluppo di competenze interne capaci di addestrare i modelli, comprenderne gli algoritmi e valutarne i bias, garantendo resilienza anche in scenari di crisi.

​La nuova governance: UIA e LIAD

​Per gestire questa rivoluzione, nascono due entità chiave: l’Ufficio per l’IA (UIA), preposto all’indirizzo politico-strategico e alla verifica di coerenza etica. Il Laboratorio di IA per la Difesa (LIAD), un “AI Delivery Center” che fungerà da polo di eccellenza per sperimentare soluzioni agili in sinergia con l’accademia e l’industria.

​Operazioni e industria: l’ecosistema “Defense Tech”

​Dalla logistica, con la manutenzione predittiva, ai teatri di guerra, con il supporto al decision-making, l’IA trasformerà le operazioni. La strategia punta a valorizzare l’ecosistema industriale nazionale, coinvolgendo non solo i grandi player ma anche PMI e startup innovative attraverso programmi di open innovation e trasferimento tecnologico.

​La Strategia AI 2026 rappresenta uno spartiacque fondamentale, ma il successo si giocherà sulla capacità di superare tre sfide critiche:

​- Il rischio di asimmetria: mentre l’Italia si autoimpone giustamente rigorosi vincoli etici e legali, altri attori globali potrebbero non farlo. La sfida sarà compensare questa “autolimitazione” con una netta superiorità tecnologica e algoritmica, evitando che l’etica diventi una vulnerabilità tattica.

– ​La guerra per i talenti: l’IA vive di capitale umano. Per competere con i colossi del tech, la Difesa dovrà trasformarsi in un ambiente di lavoro capace di attrarre i migliori esperti, offrendo non solo stabilità ma infrastrutture di calcolo e dati unici nel panorama nazionale.

​- La velocità del procurement: l’innovazione nell’IA corre a ritmi incredibili, mentre i cicli d’acquisto della Difesa sono storicamente pluriennali. La riuscita del piano dipenderà da quanto il LIAD riuscirà a snellire i processi burocratici, permettendo l’integrazione di tecnologie “good enough” in tempi rapidi.

​In sintesi, la Strategia del ministro Crosetto è un manifesto di sovranità necessario. Se l’Italia saprà coniugare la visione politica con un’esecuzione agile e fondi certi, potrà trasformare l’Intelligenza Artificiale nel pilastro della propria sicurezza futura e della competitività del Sistema Paese.


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