Fonti legate ai media russi in esilio riferiscono che Vladislav Surkov, per anni consigliere di Vladimir Putin, e considerato uno dei principali ideologi del putinismo, avrebbe lasciato la Russia con urgenza. Ma chi è, ovunque si trovi, il Mago del Cremlino? Lo racconta Stefania Jaconis
Su alcuni canali Telegram nei giorni scorsi è apparsa la notizia, ripresa ora anche dalla blasonata emittente in esilio Dozhd’, che Vladislav Surkov avrebbe lasciato la Russia ‘con la massima urgenza’ (‘ekstrenno’), e potrebbe ora trovarsi in uno degli emirati, se non da qualche parte in America Latina (luoghi, tutti, non a portata di estradizione). Prima di vedere il motivo di tale presunta fuga soffermiamoci un attimo sul personaggio, notissimo in Russia e ora indirettamente anche in Italia, in quanto l’interprete principale del film ‘Il mago del Cremlino’, tratto da un romanzo di Giuliano Da Empoli e appena uscito nelle nostre sale cinematografiche, rappresenta proprio lui. Si ritiene infatti che Surkov sia l’ispiratore di molte delle tesi espansionistiche, nazionaliste e bellicistiche alla base della politica dell’autocrate del Cremlino.
Ma chi è – ovunque si trovi – Vladislav Surkov? Multiforme e ultrapotente falco della galassia russa, è stato nel tempo addetto alle pubbliche relazioni, manager industriale, dirigente politico, pubblicista ed esperto di geopolitica. Ma è nella sua veste di vicecapo dell’amministrazione presidenziale che ha lasciato di sé le tracce maggiori, e soprattutto nel ruolo ufficioso di consulente personale di Putin, incarico che ha ricoperto quasi ininterrottamente dal 1999 al 2020. I temi che si è scelto per le sue expertise, che si concretizzavano in analisi e propaganda delle medesime, sono sempre stati quanto mai cruciali: prima la gestione della guerra in Cecenia, poi i rapporti con il separatismo dell’Ossezia Meridionale e dell’Abkhazia, infine (e soprattutto) la questione del Donbass e dell’Ucraina. (‘A fiuto, confesserà anni dopo, sentivo che in Ucraina sarebbero successe cose mirabolanti.’)
Su tutti questi temi nel tempo è riuscito ad imporre a Putin la sua visione del mondo, basata su una presunta e oggettiva predestinazione del ruolo eccezionale della Russia. La sconfinata grandezza storica, culturale e morale del paese, ha affermato più volte Surkov, non può certo essere ‘limitata’ nell’ambito dei suoi attuali confini geopolitici. Confini che, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, si trovano addirittura a coincidere con quelli concordati nel 1918 nel famigerato trattato di Brest-Litovsk, che fece seguito a un presunto ultimatum della Germania. Secondo il Nostro, si trattava di un patto che sanciva le linee di spartizione di un mondo ‘osceno’.
Un mondo che quindi va cambiato, per permettere a Mosca di giocare in esso un ruolo più conforme alla sua grandezza. Altrettanto nette le sue posizioni sull’Ucraina, stato di fatto ‘inesistente’, e quindi privo per definizione di qualunque diritto a una sua statualità. In conclusione, si può affermare che la geopolitica di Surkov, articolata in diversi saggi che di recente hanno tenuto conto anche della nuova IA (a volte con posizioni simili a quelle del tecnoteologo Peter Thiel), ha indubbiamente avuto un peso notevole nel plasmare il putinismo ‘teorico’ alla base dell’autocrazia russa. Il giovane e brillante ideologo, nato in Cecenia e figlio di un agente dei servizi, può essere quindi considerato – come sembra fare Da Empoli – il demiurgo del despota o, addirittura, l’uomo che ha ‘creato’ Putin (almeno per una certa parte). Cosa che, in ogni caso, ha fatto con le modalità proprie del ‘suo’ modo di leggere la storia e la politica.
Negli ultimi anni, però, qualcosa si è incrinato nel rapporto consolidato tra il Mago e il leader maximo, tanto che nel 2020 Surkov ha inaspettatamente lasciato tutti i suoi incarichi pubblici, in quello che ha definito un ‘autolicenziamento’. Giustificato, nelle sue parole, con il fatto che in Ucraina e nel Donbass ‘è mutato il contesto’. In realtà, si sa che ultimamente il brillante suggeritore di Putin è andato teorizzando la necessità di porre fine alla guerra, sulla base di una nuova visione geopolitica che vede anche un ruolo di rilievo per l’Europa nel disegno di nuovi confini e alleanze. Inoltre, in recenti elaborazioni pseudo-teoriche ha addirittura adombrato una spartizione del mondo che vede sullo stesso lato i paesi del Grande Nord, e cioè la Russia, l’Europa e gli Stati Uniti.
Posizioni ‘scomode’, dunque, che Surkov ha sempre liberamente diffuso nei saggi e nelle interviste che hanno caratterizzato la sua attività di pubblicista.
Arriviamo dunque all’inattesa quanto affrettata partenza del nostro eroe (una ‘sparizione’ che concretizza in modo icastico il suo ultimo atto di magia). Da quello che risulta, l’improvvisa scomparsa farebbe seguito ad un’azione penale che pare sia stata intentata contro di lui per episodi di malversazione e cattiva gestione di fondi pubblici nel periodo 2014-2020, cioè quando si occupava della questione ucraina. Il portavoce di Putin, Dmitrii Peskov, in un’intervista televisiva di questi giorni ha dichiarato di non sapere nulla della fuga dell’ex consulente, e che a lui il fatto non risulta. Da parte sua, Vladislav Surkov (che evidentemente ha un suo senso dell’umorismo) ha dichiarato di non avere, neppure lui, informazioni in merito.
















