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Quando l’Osint si oscura. La nuova guerra dell’informazione raccontata dal prof. Teti

Di Antonio Teti

Per oltre un decennio l’open source intelligence ha rivoluzionato il modo di osservare le guerre. Oggi però immagini satellitari e dati geospaziali iniziano a scomparire dal web. Dall’Ucraina a Gaza fino al confronto con l’Iran, la trasparenza informativa entra in collisione con la sicurezza militare. L’analisi di Antonio Teti, esperto di intelligence, cybersecurity e intelligenza artificiale, docente dell’Università G. d’Annunzio

Negli ultimi quindici anni il mondo ha assistito a una trasformazione radicale del modo in cui vengono osservati e analizzati i conflitti. L’Open Source Intelligence (Osint) – l’intelligence basata su fonti pubbliche come immagini satellitari commerciali, social media, database aperti e dati geospaziali – ha progressivamente ridotto il monopolio informativo degli Stati. Ciò che un tempo era patrimonio esclusivo delle agenzie di intelligence è diventato accessibile a giornalisti, ricercatori, think tank e perfino a comunità di analisti indipendenti online. In questo contesto sono nati ecosistemi di analisi distribuita – comunità digitali di ricercatori e volontari che monitorano in tempo reale i conflitti – capaci di combinare immagini satellitari commerciali, video diffusi sui social media, dati geospaziali pubblici, tecniche di geolocalizzazione digitale. Questo modello ha portato a quella che molti analisti hanno definito “la democratizzazione dell’intelligence”.

Eppure oggi questa fase potrebbe essere giunta a una svolta. Secondo analisi recenti, le immagini satellitari di alcune aree di conflitto stanno diventando improvvisamente più difficili da ottenere, segnando una potenziale inversione di tendenza rispetto alla trasparenza degli ultimi anni. Il motivo è semplice ma strategicamente rilevante: le stesse informazioni pubbliche che permettono di documentare le guerre possono anche essere sfruttate dagli attori militari per migliorare il targeting e la pianificazione operativa.

Il cambiamento più evidente riguarda il settore dell’osservazione satellitare commerciale. Negli ultimi anni società private come Planet Labs, Maxar o BlackSky hanno costruito vere e proprie costellazioni di satelliti in grado di fotografare la superficie terrestre con frequenze e risoluzioni sempre maggiori. Queste immagini vengono vendute a governi, agenzie di intelligence, organizzazioni internazionali, università e media. Il modello ha reso possibile monitorare quasi in tempo reale ciò che accade in molte aree del pianeta. Tuttavia, nel contesto dell’attuale crisi mediorientale, alcune aziende hanno iniziato a introdurre restrizioni alla diffusione delle immagini satellitari relative a determinate zone di conflitto. In alcuni casi è stato anche imposto un ritardo nella pubblicazione fino a due settimane per impedire che le immagini possano essere utilizzate da attori ostili per colpire obiettivi militari. Le limitazioni riguardano in particolare aree del Medio Oriente, inclusi Iran e regioni dove sono presenti basi militari statunitensi o alleate. In altre parole, la stessa tecnologia che ha reso i conflitti più visibili sta ora diventando un potenziale fattore di rischio operativo.

L’Osint come rivoluzione strategica

Per comprendere la portata di questo cambiamento è necessario ricordare quanto l’Osint abbia trasformato l’analisi dei conflitti negli ultimi anni. Tradizionalmente l’intelligence era dominata da tre grandi categorie di raccolta informativa: Humint (Human Intelligence), Sigint (Signals Intelligence), Imint (Imagery Intelligence). Queste capacità erano quasi interamente nelle mani degli Stati. L’Osint ha introdotto una quarta dimensione, ovvero una forma di intelligence distribuita e collaborativa, basata su fonti accessibili pubblicamente. La combinazione tra smartphone, social media, satelliti commerciali e strumenti di analisi digitale, ha creato un ecosistema informativo in cui la linea di confine tra analisi professionale e ricerca indipendente si è progressivamente assottigliata.

Un esempio, a tal proposito, è quello del conflitto russo-ucraino, che può essere indicato come il più importante laboratorio di questa rivoluzione. Prima ancora dell’invasione del febbraio 2022, immagini satellitari commerciali e video pubblicati sui social media avevano permesso a ricercatori e giornalisti di individuare l’accumulo di truppe russe lungo il confine. Attraverso l’analisi di immagini satellitari e dati pubblici, diversi analisti erano riusciti a identificare convogli militari russi, a monitorare basi logistiche, a stimare il numero di battaglioni schierati. In alcuni casi persino strumenti apparentemente banali come le mappe del traffico di Google sono stati utilizzati per individuare movimenti anomali di veicoli militari nelle ore precedenti all’invasione.

Durante la guerra, la combinazione tra immagini satellitari e video geolocalizzati ha permesso di ricostruire numerosi eventi sul campo di battaglia. Tra i casi più noti, la distruzione del convoglio russo diretto verso Kyiv, la costruzione di ponti militari sul Dnepr, i danni provocati da attacchi con droni contro basi aeree russe. Grazie a satelliti radar capaci di osservare anche di notte e attraverso le nuvole, è stato possibile monitorare persino movimenti logistici e costruzioni di infrastrutture militari.

Per la prima volta nella storia, una guerra convenzionale tra Stati è stata osservata quasi in tempo reale da analisti civili.
Anche nel conflitto tra Israele e Hamas l’Osint ha svolto un ruolo fondamentale. Le immagini satellitari commerciali hanno consentito di analizzare con grande dettaglio l’estensione dei danni nelle aree urbane, la distruzione di infrastrutture e la presenza di nuove postazioni militari. Think tank, Ong e università hanno utilizzato queste immagini per produrre analisi indipendenti sulle conseguenze dei bombardamenti. Parallelamente, l’enorme quantità di video diffusi sui social media ha alimentato un flusso continuo di dati analizzabili.

Gli analisti Osint hanno spesso utilizzato tecniche di geolocalizzazione digitale, confrontando elementi presenti nei video – edifici, strade, torri, segnali stradali – con immagini satellitari e mappe pubbliche. Questo metodo ha consentito di verificare la posizione di attacchi, esplosioni o movimenti militari. In molti casi le ricostruzioni Osint sono state utilizzate anche da organizzazioni internazionali e da media globali per verificare la veridicità di dichiarazioni ufficiali. Ma proprio questa capacità di analisi indipendente ha sollevato nuove tensioni politiche: quando l’Osint diventa troppo accurata, può entrare in conflitto con le esigenze operative degli eserciti.

Anche nell’attuale crisi che sta interessando il confronto con l’Iran, le immagini satellitari delle ultime settimane e le analisi open source, sono state utilizzate per monitorare basi missilistiche iraniane, infrastrutture nucleari, siti militari colpiti da attacchi aerei. Tuttavia la diffusione immediata di queste immagini potrebbe offrire informazioni utili anche agli avversari militari. Ad esempio, immagini ad alta risoluzione possono permettere di valutare i danni dopo un attacco, identificare punti vulnerabili, pianificare nuovi bombardamenti. Per questo motivo alcune aziende satellitari hanno deciso di limitare la disponibilità delle immagini relative a determinate zone del Medio Oriente. In pratica si sta creando una forma di Osint ad accesso controllato, in cui alcune informazioni vengono temporaneamente trattenute per evitare utilizzi militari.

L’Osint tra sicurezza e trasparenza

Va evidenziato che il dibattito che emerge da questa evoluzione è profondamente politico. Se da un lato l’Osint rappresenta uno strumento fondamentale per la trasparenza dei conflitti, il controllo democratico, la documentazione di crimini di guerra, sono molteplici le indagini in corso sulle violazioni del diritto internazionale rese possibili proprio grazie all’analisi di fonti open source. Dall’altro lato, l’accesso indiscriminato ai dati può creare vulnerabilità operative. Immagini satellitari pubblicate in tempo reale, ad esempio, possono consentire a un attore ostile di correggere le coordinate di un attacco, individuare movimenti di truppe e valutare l’efficacia delle difese.

In questo senso l’Osint sta diventando un rilevante campo di battaglia informativo. A complicare ulteriormente il quadro interviene l’intelligenza artificiale, che sempre più spesso utilizza sistemi di analisi basati su machine learning che consentono di processare enormi quantità di immagini satellitari in tempi estremamente ridotti. Attraverso algoritmi di riconoscimento visivo è possibile identificare veicoli militari, rilevare cambiamenti nel terreno e individuare nuove infrastrutture.

Questo significa che dati pubblici, apparentemente innocui, possono diventare estremamente utili se analizzati con strumenti avanzati. Il risultato è che la combinazione tra Osint e intelligenza artificiale sta accelerando il ciclo dell’intelligence, poiché ciò che un tempo richiedeva giorni o settimane può essere analizzato in poche ore. Un altro elemento spesso sottovalutato della rivoluzione Osint è la nascita di vere e proprie comunità digitali di analisti. Si moltiplicano i gruppi di ricercatori, giornalisti e volontari che collaborano online per analizzare eventi internazionali utilizzando fonti aperte. Alcune di queste comunità producono analisi seguite da milioni di utenti e citate da media internazionali. In molti casi gli analisti Osint riescono a individuare eventi militari o operazioni clandestine prima che vengano riconosciute ufficialmente e ciò produce un modello di analisi distribuita che sta sviluppando un nuovo ecosistema informativo in cui l’intelligence non è più monopolio degli Stati. La domanda che emerge oggi è se la stagione dell’Osint stia entrando in una nuova fase. È improbabile che l’intelligence open source scompaia, ma è possibile che il sistema evolva verso modelli più controllati. Tra gli scenari possibili sono ipotizzabili i ritardi nella diffusione delle immagini satellitari, l’accesso selettivo ai dati più sensibili, una maggiore regolamentazione dei provider commerciali. In altre parole potremmo assistere a una transizione da un’Osint completamente aperta a una forma di Osint regolata.

Conclusione

La trasformazione dell’Osint rappresenta attualmente uno dei fenomeni più interessanti della geopolitica contemporanea. Negli ultimi anni l’intelligence open source ha contribuito a rendere i conflitti più visibili, più analizzabili e, in molti casi, più comprensibili per l’opinione pubblica globale. Ma proprio questa trasparenza sta ora generando nuove tensioni tra informazione e sicurezza. Dall’Ucraina a Gaza fino alla crisi con l’Iran, l’accesso ai dati geospaziali e alle immagini satellitari è diventato un fattore strategico. Il risultato è che l’Osint, nata come strumento di democratizzazione dell’intelligence, sta entrando in una nuova fase: quella in cui l’informazione stessa diventa un campo di battaglia geopolitico.


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