Dopo settimane di tensione tra Israele, Stati Uniti e Iran, l’Italia firma con alcuni partner europei e con il Giappone un documento sulla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, chiedendo però una cornice di legittimazione Onu per eventuali iniziative militari. È un segnale politico rilevante: Roma torna a muoversi nel solco di Ue, Nato e Nazioni Unite, riaffermando il proprio ruolo nel Mediterraneo allargato. L’analisi del generale Pietro Serino
Dopo tre settimane dall’inizio del conflitto che vede Israele e gli Usa contrapposti all’Iran, l’Italia sottoscrive un documento con Regno Unito, Francia, Giappone, Germania e Olanda con riferimento alla libera navigazione degli Stretti di Hormuz e chiede, a premessa del possibile invio di unità navali nell’area, una legittimazione da parte dell’Onu.
Questa fatto, se non intervengono ripensamenti, sempre possibili nella caotica situazione che stiamo vivendo, dal punto di vista del posizionamento internazionale italiano segna un importante accadimento: un allontanamento dalla linea Maga e sovranista che, ad oggi, ha condizionato il Governo e un ritorno al tradizionale approccio onusiano e europeo dell’Italia. Lo fa anche evitando di rompere con gli Stati Uniti per tre ragioni. Le prime due sono arcinote: i legami in campo economico ed in quello militare; la terza riguarda il forte interesse nazionale per il Media Oriente e per il Mediterraneo orientale: un’area nella quale, lo stiamo vedendo, non si può prescindere dal rapporto con gli Stati Uniti.
Per un Paese manifatturiero, il Medio Oriente è fonte di materie prime ed è mercato di export. Questo legame a doppia via è andato via via crescendo nel tempo e lo testimonia un interscambio commerciale costantemente in crescita.
Ciò che succede in questa vasta area geopolitica, che i documenti nazionali chiamano Mediterraneo allargato, non solo non può vederci indifferenti, ma ci chiede un ruolo attivo. Per queste ragioni, sottoscrivere un documento che fa riferimento al multilateralismo, unitamente ai nostri partner europei ed al Giappone, è un fatto rilevante.
Ovviamente, nell’equazione di sicurezza non si può prescindere dalla Nato e, proprio in riferimento all’Alleanza, bisogna sottolineare un altro accadimento che il succedersi degli eventi internazionali e italiani ha fatto scomparire dai media e dai tavoli degli analisti: la prossima assegnazione all’Italia del Comandante del comando Nato per il Mediterraneo (Nato joint force command Naples). Non si tratta solo del riconoscimento del ruolo italiano nell’Alleanza; soprattutto, e l’attribuzione al Paese di una precisa responsabilità sulla sicurezza del fianco Sud dell’Europa e sulla garanzia di libera navigazione tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano. Anche questa è una ragione per la quale l’Italia non può semplicemente osservare quanto accade nel Golfo Persico; la credibilità internazionale non ammette né distrazioni né, a maggior ragione, chiamate fuori. Se non ci sei, gli altri faranno senza di te e gli assenti hanno sempre torto.
Ovviamente, come e con chi esplicare questo ruolo e garantire l’interesse nazionale è un fatto rilevante. Onu, Ue e Nato sono da 80 anni i tre pilastri della politica estera italiana e da loro non si può prescindere.
















