Nel suo tentativo di consolidare una partnership strategica con il Brasile sui minerali critici, Washington incontra le resistenze del governo del Paese sudamericano, orientato a preservare autonomia e sviluppo industriale lungo tutta la filiera
Gli Stati Uniti stanno incontrando crescenti difficoltà nel tentativo di concludere un accordo con il Brasile per lo sviluppo e l’approvvigionamento di minerali critici, in un contesto di competizione globale sempre più intensa per il controllo delle risorse strategiche. Secondo funzionari statunitensi e brasiliani, Washington ha presentato a febbraio una proposta formale per un’intesa bilaterale che prevede investimenti per miliardi di dollari e la partecipazione a numerosi progetti minerari. Tuttavia, il governo brasiliano non ha ancora fornito una risposta ufficiale, segnalando una certa riluttanza ad accettare i termini dell’accordo.
Gli Stati Uniti puntano a garantirsi un accesso privilegiato a minerali come terre rare, litio e cobalto, fondamentali per la produzione di tecnologie energetiche e sistemi di difesa, nel tentativo di ridurre la dipendenza dalla Cina, che domina la lavorazione globale di queste risorse. Fonti coinvolte nei colloqui indicano che Washington vorrebbe ottenere una priorità nell’acquisto dei minerali brasiliani in cambio di capitali e know-how. Il Brasile, tuttavia, appare restio a vincolarsi a un’intesa esclusiva. Il governo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva intende mantenere il controllo sulle proprie risorse e preservare la possibilità di commerciare con una pluralità di partner, inclusi Unione europea, India e Cina. La posizione riflette una più ampia strategia di diversificazione economica e autonomia industriale. Le divergenze emergono anche sul modello di sviluppo della filiera. Brasilia punta a rafforzare le capacità domestiche di lavorazione e produzione, mentre gli Stati Uniti si oppongono a eventuali obblighi che impongano la trasformazione dei minerali all’interno del Paese. La questione è centrale, poiché determina la distribuzione del valore lungo la catena produttiva.
Nel tentativo di avanzare nei negoziati, Washington ha organizzato questa settimana un forum sui minerali critici a San Paolo e ha individuato almeno 50 progetti potenzialmente finanziabili. Tuttavia, il governo federale brasiliano non ha partecipato all’evento, segnale delle tensioni in corso. Parallelamente, funzionari statunitensi hanno firmato un memorandum d’intesa con lo Stato di Goiás, ricco di risorse minerarie, ma tali iniziative restano subordinate all’approvazione delle autorità centrali. Il Brasile rappresenta un attore chiave nel settore, con circa un quinto delle riserve globali di terre rare e una posizione dominante nel mercato del niobio. Nonostante ciò, il Paese ha finora sviluppato in misura limitata la capacità di lavorazione, con una parte significativa della produzione che viene esportata per essere trasformata all’estero, spesso in Cina.
Le trattative tra i due Paesi proseguono da anni, ma l’attuale fase evidenzia un irrigidimento delle posizioni. Fattori politici e diplomatici hanno ulteriormente complicato il dialogo, contribuendo a rallentare i progressi. Resta tuttavia un interesse reciproco a trovare un’intesa: gli Stati Uniti necessitano di fonti alternative di approvvigionamento, mentre il Brasile potrebbe beneficiare di investimenti e trasferimento tecnologico. Per il momento, però, le differenze su accesso, controllo e sviluppo industriale continuano a impedire un accordo.
















