La leader del regime venezuelano ha annunciato un “aumento responsabile” degli stipendi per “correggere gli errori del passato”. Ma il recupero della produzione petrolifera non può ancora sostenere la ristrutturazione di un’economia devastata per quasi 30 anni. Il piano illusorio e le cifre reali
Il Venezuela cerca la rinascita, specialmente sul piano economico. Dopo quasi 30 anni di cattiva gestione da parte del regime chavista, la nuova presidente ad interim, Delcy Rodriguez, ha annunciato un piano di recupero, spinta dalle pressioni del governo americano. “Un aumento responsabile” degli stipendi base è stato annunciato dalla leader del chavismo, e l’entrata in vigore sarà il 1° maggio.
Tuttavia, la comunicazione è sembrata una semplice promessa e non è stata accompagnata di misure concrete o cifre attendibili. Non è stato confermato se l’aumento sarà fisso o con bonus sporadici, come ci sono stati negli ultimi anni.
Sebbene l’industria petrolifera venezuelana si stia lentamente recuperando – secondo l’Opec il Venezuela è tornata a produrre un milione di barili di petrolio al giorno, grazie al sostegno dell’amministrazione di Donald Trump – la realtà del Venezuela è ancora drammatica. Oggi lo stipendio minimo di un lavoratore regolare venezuelano è di 130 bolivares, che equivalgono a 0,27 dollari al mese, secondo il cambio ufficiale della valuta.
Un’analisi dell’emittente Cnn indica che il sindacato socialista dei lavoratori in Venezuela ha proposto a marzo un aumento trimestrale di 50 dollari, con bonus di 100 dollari per ferie e festività natalizie.
“Più entrate per il lavoratore, senza sostegno, spingono l’inflazione e distruggono il potere di acquisto”, ha riconosciuto Rodriguez. L’inflazione in Venezuela, infatti, è del 475% nel 2025. Nei primi due mesi del 2026 è arrivata invece al 51,6%. Un report pubblicato a febbraio dal Centro di Documentazione e Analisi della Federazione Venezuelana di Insegnanti sostiene che per acquistare i prodotti di prima necessità in Venezuela sono necessari 677 dollari.
Rodriguez ha promesso la “riattivazione di attivi e risorse bloccate” all’estero, che saranno destinate a riabilitare l’infrastruttura base e l’investimento produttivo per garantire entrate che possano aiutare ad aumentare pensioni e stipendi.
Un fenomeno che influisce nella crisi economica del Venezuela è che ci sono più pensionati (5,7 milioni) che lavoratori attivi (5,3 milioni). E questo l’ha riconosciuto Rodriguez: “Ci sono più pensionati che contribuenti”.
Infine, c’è l’esodo dei professionisti, circa otto milioni di venezuelani, quasi tutti in età produttiva, che hanno lasciato il Paese. “Dobbiamo costruire una nuova istituzionalità dello Stato: uno Stato digitale trasparente, moderno, efficiente, professionale – ha dichiarato la leader del regime -. Richiamo i giovani a essere coinvolti in questo sforzo, e invito tutti quelli che hanno migrato cercando migliori condizioni di vita a tornare”.
















