Il romanzo di Di Bartolo, dal Medioevo ai giorni nostri, per tracciare alcune forme di libertà. La recensione di Angelo Lucarella
Eretici, ultimo libro di Salvatore Di Bartolo, è uno spaccato tra inquisizione medievale e giorni nostri in cui emergono direttrici per conservare la libertà, da una parte, ed esaltarla al massimo, dall’altra.
Si parte dal concetto di eresia, appunto, per planare sul dogmatismo dell’ortodossia cattolica cinquecentesca, i suoi precetti e i rigidi canoni dell’odierno egualitarismo che tende a uniformare le masse nonché a ricondurre l’umanità nei ranghi del pensiero unico.
È un saggio pungente quello attraverso cui Salvatore Di Bartolo intende “riscoprire il valore dell’essere eretico”per difendersi dalle “derive intolleranti e censorie del nostro tempo” quali moderne riproposizioni del rogo di medievale memoria.

È questo il nucleo centrale di “Eretici. Dal virus al clima, dal linguaggio al sesso: la lotta alle eresie al tempo della correttezza politica” (editrice LuoghInteriori); opera, quest’ultima, con cui Salvatore Di Bartolo si è recentemente aggiudicato la XIX edizione del prestigioso “Premio Letterario Castello” (prefazione illustre di Vittorio Sgarbi).
Di Bartolo offre anche un parallelismo nel contesto socio-politico contemporaneo con tre importanti questioni su tutte: il contrasto tra identità personale e aspettative sociali; la messa in discussione di valori e verità consolidate; il prezzo della libertà.
Al centro del libro, pertanto, l’“eresia” non è trattata tanto in senso religioso tradizionale, quanto come metafora della ribellione individuale contro le convenzioni sociali, morali e culturali.
Infatti, Di Bartolo chiude con un capitolo sul ruolo neo-eretico del c.d. maschio bianco e cattolico in occidente. Titolo provocatorio che circoscrive il ruolo dei c.d. “eminentissimi sacerdoti al servizio del Pensiero unico” che colpevolizzano, sul piano politico e sociale, il detto maschio bianco di ogni ingiustizia.
Formula, quest’ultima, che l’autore indica per affermare come “la moderna caccia alle streghe in Occidente” si indirizzi sempre più verso lo screditamento identitario e culturale alla “sfrenata necessità di omologazione impera sovrana”.
















