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Fede tollerante e fondamentalismo dogmatico. Quale frattura secondo Mayer e Fargion

Di Marco Mayer e Valeria Fargion

Ispirandosi a ciò che ci hanno insegnato quattro grandi rivoluzioni (inglese, americana, francese e indiana) la politica può rifondare la sua missione in nome dei valori della libertà, del contrasto alle disuguaglianze, della tolleranza e della fraternità. Per questo le parole di Papa Leone si distanziano anni luce dalla concezione della religione come “oppio dei popoli” e danno un contributo prezioso per costruire una politica che parli al cuore di credenti e non credenti. L’opinione di Marco Mayer e Valeria Fargion

Le accuse rivolte da Donald Trump a Papa Leone XIV hanno fatto scandalo in tutto il mondo sollevando nuovi interrogativi sulla sua personalità erratica. Sarebbe tuttavia sbagliato concentrare tutta l’attenzione sull’egotismo del Presidente degli Stati Uniti senza tener conto del nuovo contesto internazionale che lo circonda.

Siamo immersi in una fase della politica mondiale in cui la competizione tra identità religiose costituisce nuovamente un fattore di importanza primaria. Il petrolio e il gas hanno certamente grande rilevanza nelle guerre in corso, ma gli interessi economici in conflitto non bastano a spiegare tutto. L’intreccio religione/guerra si ripropone in tutta la sua drammaticità.

Negli Stati Uniti il capo del Pentagono, Pete Hegseth ed altri esponenti dell’amministrazione Trump, hanno più volte violato il secondo comandamento invocando Dio come se vivessimo ancora ai tempi delle Crociate. Il fanatismo di alcuni componenti evangeliche ha generato una spirale di razzismo e violenza che in alcune comunità americane ha superato i livelli del Ku Klux Klan. Per restare in ambito cristiano il patriarcato ortodosso di Mosca è un solido baluardo delle ambizioni imperialiste di Putin in linea con il tradizionale trinomio Stato, Chiesa e nazione.

In Israele i partiti ultra ortodossi soffiano sul fuoco incitando la violenza dei coloni in nome delle illusioni messianiche del grande Israele. Last but not least il fondamentalismo caratterizza i gruppi musulmani più radicali siano essi sunniti e/o sciiti, basti pensare ai terroristi di Hezbollah in Libano e di Hamas a Gaza. La credenza dominante è che morire per colpire Israele e uccidere gli ebrei ti porta dritto in paradiso.

Nel mondo contemporaneo il fattore religioso si presenta spesso come fattore destabilizzante, ma il Presidente Donald Trump ha decisamente sbagliato il bersaglio. A differenza del passato la Chiesa di Roma costituisce un presidio di laicità in quanto promotrice di pluralismo e di convivenza tra culture politiche e religioni diverse.

La nostra generazione era abituata alla divisione tra credenti e non credenti, al dualismo che per esempio ha caratterizzato la storia risorgimentale. Oggi le cose sono cambiate e occorre ripensare le nostre categorie interpretative. La linea di frattura non è tra fede da un lato e ateismo o agnosticismo dall’altro, ma tra fanatismo religioso e religione delle libertà. Ciò che divide non è tanto credere o dubitare della vita eterna quanto la fede nella libertà e nella tolleranza da un lato e il fondamentalismo dogmatico dall’ altro. Nel secondo caso tutto è legittimo e giustificato se fatto in nome di Dio.

Ispirandosi a ciò che ci hanno insegnato quattro grandi rivoluzioni (inglese, americana, francese e indiana) la politica può rifondare la sua missione in nome dei valori della libertà, del contrasto alle disuguaglianze, della tolleranza e della fraternità. Per questo le parole di Papa Leone si distanziano anni luce dalla concezione della religione come “oppio dei popoli” e danno un contributo prezioso per costruire una politica che parli al cuore di credenti e non credenti.

 


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