Il tema dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè di come rilanciare e consolidare oggi i valori dell’Occidente, meritano di essere al centro della riflessione politica e progettuale dei partiti e dei rispettivi schieramenti. Solo attraverso una chiarezza su questi nodi decisivi sarà possibile presentarsi con le giuste credenziali progettuali in vista delle prossime elezioni politiche
Ma è ancora possibile, oggi e non ieri, coniugare in un progetto politico credibile e di governo il tradizionale europeismo con il riferimento all’atlantismo? Se questo è sempre stato il fiore all’occhiello dei partiti di governo nel nostro Paese, e nello specifico della Democrazia cristiana per oltre 50 anni durante l’intera prima repubblica, è pur vero che europeismo e atlantismo sono sempre stati i due motori propulsori che hanno caratterizzato la democrazia italiana dal secondo dopoguerra in poi. Certo, parliamo di partiti e di culture politiche che non hanno mai avuto dubbi o perplessità in merito alla collocazione naturale del nostro Paese nello scacchiere europeo e internazionale. E quindi, per essere ancora più chiari, non mi riferisco ai partiti populisti, massimalisti, estremisti o radicali che perseguono altri progetti e hanno altri obiettivi. Ma a partiti e coalizioni che hanno sempre fatto dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè della piena e convinta appartenenza all’Occidente, la loro stella polare anche e soprattutto per quanto riguarda la declinazione concreta delle varie scelte sul terreno della politica estera.
Ora, però, si tratta di capire nell’attuale contesto internazionale se quei due postulati sono e continuano ad essere realisticamente percorribili e concretamente perseguibili. Anche se, va pur detto, le alternative a una piena e convinta adesione occidentale sono francamente ed oggettivamente inquietanti. Solo menti politicamente distorte e disordinate possono pensare che la Russia da un lato o la Cina o l’Iran dall’altro possono rappresentare baluardi di sicurezza, di libertà, di democrazia e di profonda adesione a sistemi politici liberi e costituzionali. Ma, al contempo, non si può non sostenere che i due storici postulati di una prospettiva di libertà, di democrazia e di sicurezza confliggono con chi scambia i valori occidentali con posizioni che sono francamente incompatibili con quell’universo valoriale e culturale. Non è certamente, per fare un solo esempio, l’America di Trump l’orizzonte ideale per consolidare quei valori che sono alla base del nostro sistema democratico, liberale e costituzionale. Dei regimi autocratici, dittatoriali ed illiberali – alcuni, purtroppo, ancora e sempre molto cari a settori della sinistra italiana – non vale la pena di soffermarsi perché erano, sono e restano alternativi ai principi e alla cultura democratica.
Ecco perché il tema dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè di come rilanciare e consolidare oggi i valori dell’Occidente, meritano di essere al centro della riflessione politica e progettuale dei partiti e dei rispettivi schieramenti. Solo attraverso una chiarezza su questi nodi decisivi sarà possibile presentarsi con le giuste credenziali progettuali in vista delle prossime elezioni politiche. Anche perché, oggi più che mai, sarà proprio la politica estera – come, del resto, era già durante l’intera prima repubblica – la frontiera entro la quale si misura l’affidabilità, la serietà, la credibilità e l’autorevolezza di un progetto politico e di governo. Dei partiti e dei rispettivi schieramenti.
















