Il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, ha presentato il suo saggio “Liberale è. Predicare inutilmente”, edito da Rubbettino, animando un dibattito sull’attualità e la politica italiana. “Ormai è evidente che nel nostro Paese le tante riforme necessarie non si faranno mai”, racconta. “L’unica soluzione percorribile è l’istituzione di un’Assemblea costituente”. Ecco chi c’era e cosa si è detto
Introducendo i temi di Liberale è. Predicare inutilmente, il nuovo libro di Giuseppe Benedetto, Giovanna Pancheri cita il passaggio finale della prefazione al saggio scritta da Carlo Cottarelli. “Ci sarà un partito politico in Italia che si presenterà alle prossime elezioni non promettendo di dare agli italiani il reddito di cittadinanza, la pensione anticipata, l’aumento della spesa sanitaria e chi più ne ha più ne metta, ma promettendo di riformare la burocrazia, di tagliare la spesa inutile per finanziare i tagli di tasse e di abbattere il debito pubblico?”. Una domanda che gira a Carlo Calenda, seduto accanto a lei.
“Penso che sicuramente si presenterà alle elezioni e anzi spero che ci potremo lavorare tutti insieme”, ha detto il leader di Azione. “Con Giuseppe (Benedetto, ndr) abbiamo litigato molto all’inizio ma abbiamo lavorato intensamente e fatto tantissime battaglie, non solo quelle note come la separazione delle carriere, di cui non mi pento. Insieme abbiamo proposto un’Assemblea costituente, a nostro avviso l’unico modo per fare le riforme necessarie, perché questo Paese riesce a coagularsi solo quando c’è da dire no a qualcosa e ciò distruggerà tutto. Continuerò a portare avanti questa battaglia e quando ci presenteremo alle elezioni con una vera Azione Liberale diremo chiaramente ai cittadini che se si vuole riformare la Costituzione serve un’Assemblea costituente con regole precise”.
Il dibattito si è svolto mercoledì nello splendido scenario del Vicus Caprarius, sotto la Fontana di Trevi, in occasione della presentazione del saggio edito da Rubbettino. All’incontro hanno partecipato anche Carlo Cottarelli e il ministro Carlo Nordio. Proprio l’economista, riprendendo le parole di Calenda, ha spiegato: “Bisogna avere un mandato popolare forte per fare cose difficili. Ad esempio, quel ‘loco’ di Milei – sottolineo, non bisogna fare le cose che fa lui perché esagera – ha tagliato la spesa pubblica in un anno di un equivalente che se fosse in Italia sarebbe di 350 miliardi, senza che la gente andasse in piazza. Ridurre la dimensione dello Stato vuol dire essere liberali e uno Stato in cui la spesa pubblica è ancora il 51,6% del Pil e in cui la pressione fiscale arriva al 43% del Pil non è propriamente molto liberale”. Inevitabile invece per il ministro Nordio tornare sul referendum di marzo. “Citando Churchill – ha detto – potrei dire che ‘le guerre non si vincono con le ritirate’ e la politica non si vince con i no. Tanto è vero che non credo che il no al referendum non sia sovrapponibile con un sì politico. C’è una resistenza verso il nuovo, una paura del nuovo, non si capisce che ci sia dietro l’angolo. Invece dietro l’angolo non c’è niente, solo la voglia di diventare più moderni”. E ha annunciato: “In settimana ci sarà un confronto con l’Anm per recepire proposte concrete”.
Ha chiuso l’incontro l’autore di Liberale è. “Quando ho iniziato a scrivere il libro – ha detto il presidente della Fondazione Einaudi – ho deciso di provare a spiegare cosa significa essere liberali, soprattutto oggi in Italia. Ormai è evidente che nel nostro Paese le tante riforme necessarie non si faranno mai. Il taglio della burocrazia e delle tasse, la riduzione della spesa improduttiva e la necessità per lo Stato di riappropriarsi di molte delle prerogative incautamente devolute alle regioni. Nessun governo si assumerà mai la responsabilità politica di prendere i provvedimenti necessari perché impopolari. L’unica soluzione percorribile è l’istituzione di un’Assemblea costituente. Non vedo altre strade. Cento membri, eletti, di alto spessore. Un luogo nobile, parallelo al parlamento, in carica per un tempo predefinito per riformare la seconda parte della Costituzione. Sono certo che il percorso che appare più arduo si rivelerà, alla fine, quello più efficace”.







