La cooperazione internazionale non è più soltanto uno strumento umanitario, ma una componente sempre più centrale della competizione economica e geopolitica globale. In questo quadro l’America Latina emerge come area strategica per l’Europa e per il sistema produttivo italiano. Attraverso il Global gateway, Bruxelles punta a integrare investimenti, diplomazia e sicurezza economica, aprendo nuove opportunità per le imprese italiane nei settori chiave della transizione sostenibile. L’analisi di Lorenzo Tordelli, head of European cooperation service dell’Iila ed esperto di relazioni Europa-America Latina
Per molti anni la cooperazione internazionale è stata percepita, nel dibattito pubblico, come uno strumento prevalentemente umanitario, raramente come strumento di politica estera. Oggi questo paradigma è cambiato profondamente. Nella nuova fase della competizione globale, la cooperazione è diventata sempre più una leva economica, industriale e geopolitica attraverso cui si costruisce presenza, influenza e accesso ai mercati strategici del futuro. È in questo quadro che va letta la crescente centralità dell’America Latina e dei Caraibi nell’agenda dell’Unione europea. Una regione spesso sottovalutata nel dibattito italiano, ma che rappresenta oggi uno degli spazi geopolitici più rilevanti per le imprese europee: un’area caratterizzata da relativa stabilità democratica, abbondanza di materie prime strategiche, enorme potenziale energetico e crescente domanda di infrastrutture sostenibili, innovazione tecnologica e servizi ad alto valore aggiunto.
La strategia europea del Global gateway nasce precisamente con questo obiettivo: rafforzare il posizionamento europeo nei mercati emergenti attraverso un’integrazione sempre più stretta tra diplomazia, cooperazione allo sviluppo, finanza internazionale e investimenti privati. Non si tratta più soltanto di programmi di assistenza tecnica o di sostegno sociale, ma di una vera architettura di proiezione economica esterna dell’Europa. In un contesto globale segnato dalla crescente assertività cinese, dalla competizione americana sulle catene del valore e dalla ridefinizione degli equilibri energetici internazionali, l’Europa ha compreso che la cooperazione internazionale rappresenta anche uno strumento di sicurezza economica. Attraverso il Global Gateway, Bruxelles punta infatti a consolidare filiere produttive affidabili, promuovere standard industriali e accompagnare l’internazionalizzazione delle imprese europee in settori strategici.
Per l’Italia, questo scenario apre opportunità di straordinario rilievo. Il modello produttivo italiano possiede infatti caratteristiche particolarmente coerenti con le esigenze attuali dell’America Latina. Le nostre imprese sono fortemente competitive nei settori che oggi costituiscono il cuore della cooperazione europea: energie rinnovabili, gestione idrica, agritech, infrastrutture sostenibili, trasformazione agroalimentare, economia verde, manifattura avanzata, sanità territoriale e formazione professionale. Ma il vero valore aggiunto italiano non risiede soltanto nella qualità tecnologica. Risiede soprattutto nella capacità di costruire filiere territoriali sostenibili, relazioni industriali di lungo periodo e modelli di sviluppo inclusivi. È esattamente questo l’elemento che oggi differenzia l’approccio europeo rispetto ad altri attori globali. Nei programmi europei di cooperazione, l’investimento non viene infatti concepito esclusivamente come operazione economica, ma come strumento di stabilizzazione sociale, rafforzamento istituzionale e sviluppo territoriale. Le infrastrutture sostenute dall’Europa incorporano standard elevati in materia ambientale, diritti del lavoro, governance e inclusione sociale. Questa capacità di integrare crescita economica e sostenibilità rappresenta oggi uno dei principali asset geopolitici europei.
Per le imprese italiane ciò significa poter operare in contesti maggiormente stabili, prevedibili e politicamente accompagnati dalle istituzioni europee e multilaterali. Significa anche accedere a strumenti finanziari sempre più sofisticati dalla blended finance, ai fondi di garanzia europei attraverso attori come la Banca europea per gli Investimenti, la Banca Interamericana di sviluppo e la nostra Cassa depositi e prestiti. È qui che entra in gioco un elemento spesso poco valorizzato nel dibattito nazionale: il ruolo strategico degli attori italiani della cooperazione internazionale. Negli ultimi anni, l’Organizzazione internazionale Italo-Latino Americana (Iila), l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), con il coordinamento del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, hanno consolidato una presenza crescente nei programmi europei di cooperazione delegata in America Latina. Una presenza che non ha soltanto valore diplomatico, ma che produce effetti concreti di posizionamento economico per il sistema-Italia.
La cooperazione delegata europea consente infatti agli Stati membri di implementare direttamente programmi finanziati dall’Unione europea, diventando interlocutori privilegiati dei governi partner e contribuendo alla definizione delle priorità strategiche regionali. In altre parole, chi gestisce cooperazione gestisce anche relazioni economiche, accesso istituzionale, costruzione di fiducia politica e presenza territoriale. L’esperienza maturata dall’Italia in America Latina dimostra come questi strumenti possano diventare veri acceleratori di internazionalizzazione. Un caso emblematico è rappresentato dal programma europeo “Inclusive societies”, implementato attraverso un meccanismo di cooperazione delegata che coinvolge Iila, Aics e altri Stati membri europei. Il programma punta a rafforzare la coesione sociale nei territori interessati dagli investimenti europei in America Latina, creando condizioni più favorevoli alla sostenibilità economica degli investimenti stessi. In Colombia, ad esempio, il programma opera nei territori interessati dagli investimenti energetici di Enel, sostenuti anche dalla Banca europea per gli investimenti. Il lavoro sviluppato nei territori che comprende rafforzamento dei servizi locali, formazione professionale, dialogo con le comunità, inclusione lavorativa, non rappresenta un elemento accessorio rispetto all’investimento industriale, ne costituisce una componente strategica fondamentale.
Ridurre il conflitto sociale, rafforzare il capitale umano locale e migliorare la governance territoriale significa creare condizioni di maggiore stabilità e fiducia nei territori interessati dagli investimenti delle imprese europee, aumentando la stabilità nel lungo periodo. È questa la nuova frontiera della cooperazione europea: promuovere modelli di sviluppo capaci di coniugare crescita economica, tutela sociale e sostenibilità, mettendo al centro le persone, le comunità locali e la qualità dello sviluppo territoriale, piuttosto che il solo ritorno economico. L’obiettivo non è favorire dinamiche estrattive o relazioni sbilanciate, ma contribuire alla costruzione di ecosistemi economici resilienti, partecipativi e orientati al benessere collettivo. L’Europa, e con essa anche l’Italia, continua a fondare la propria azione di cooperazione su un saldo impianto etico, orizzontale e non subordinato esclusivamente all’interesse industriale: il partenariato con i Paesi beneficiari non si configura quindi come uno strumento di pressione economica, bensì come un percorso condiviso di crescita sostenibile, nel quale l’impegno sociale e la cooperazione allo sviluppo mantengono un valore intrinseco e duraturo.
Per l’Italia, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa presenza in una vera strategia di sistema. Ciò richiede maggiore coordinamento tra diplomazia economica, cooperazione allo sviluppo, sistema finanziario pubblico e settore privato. Necessita inoltre di una maggiore capacità del sistema italiano di leggere la cooperazione europea non come settore separato dall’economia, ma come un alleato strategico per la proiezione del nostro Sistema all’estero. La partita si giocherà soprattutto nella definizione della futura architettura finanziaria Ue 2028-2035, dove cooperazione internazionale, sicurezza economica, energia e politica industriale saranno sempre più integrate. In questo scenario, l’America Latina rappresenta per l’Italia non soltanto un’area di cooperazione storica, ma uno spazio strategico di proiezione economica e geopolitica. Il sistema italiano dispone oggi di un vantaggio competitivo importante: una rete istituzionale accreditata presso l’Unione europea, una consolidata presenza politica nella regione e un modello industriale particolarmente coerente con le priorità del Global gateway. La sfida, ora, è fare squadra. Perché nella nuova geografia della competizione globale, la cooperazione internazionale non è più soltanto solidarietà: è politica industriale e parte integrante della diplomazia della crescita. La strategia politica ed economica che il ministro Tajani ha voluto promuovere fin dai primi giorni del suo mandato.
















