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La “domanda di Salamanca” rilanciata da Papa Leone XIV e dal Presidente Mattarella

Di Gianni Todini e Francesco Nicotri  
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Se de Vitoria arrivò a Salamanca con una sfida lanciatagli da un professore di Parigi – immaginare un mondo nuovo in un modo nuovo, con coraggio – a noi il gusto di riscoprire, come ci hanno invitato a fare il Papa e il Presidente Mattarella, il contributo suo e dei suoi confratelli per leggere (e affrontare) con lucidità le sfide del presente

Nel suo incontro con i membri del Parlamento spagnolo, l’8 giugno 2026, Papa Leone XIV, quale “Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa cattolica”, ha richiamato il contributo dei maestri della cosiddetta Scuola di Salamanca, che già 500 anni fa, “quando si aprivano nuovi mondi e immense possibilità nelle relazioni tra i popoli”, avevano compreso che la ragione non può “essere invocata per rivestire di legittimità ciò che la forza o l’interesse presentano come conveniente”. Introducendo, così, “nel discernimento storico la domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti morali del potere”.

Quell’interrogativo – come messo in rilievo dal Santo Padre – ha aperto “un orizzonte intellettuale e morale” che è andato ben oltre quell’epoca e le aule di Salamanca. Infatti, “quell’anelito continua a risuonare”. Ad esempio, dal punto di vista della comunità internazionale, nel chiedersi “come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull’imposizione della forza”; oppure, nell’ottica dei legislatori nazionali, nell’interrogarsi su “come far sì che il possibile sia giusto, che il legale sia veramente umano e che la volontà della maggioranza custodisca quei beni che appartengono a tutti e rispetti ciò che nessuna maggioranza può legittimamente violare”.

Che la “domanda di Salamanca continua ad accompagnare l’impegno di chi opera nella vita pubblica” noi italiani ne abbiamo avuto una testimonianza autorevole da parte del nostro capo dello Stato nell’ambito dell’intervento tenuto in occasione (19 marzo 2026) della cerimonia di consegna dell’onorificenza accademica di Dottore honoris causa proprio da questa prestigiosa istituzione spagnola. Anche in ragione delle celebrazioni in corso, aveva rimarcato come le riflessioni e le definizioni di Francisco de Vitoria costituiscano, ancor oggi, “principi fondanti la comunità internazionale, a partire dalla sua totus mundus est quasi una res publica con il passaggio dalla concezione di comunità legata alla cristianità medievale a quella di comunità universale del genere umano”.

Ora, meritano evidentemente ulteriori, ben più qualificati, sviluppi futuri i due discorsi citati, in particolar modo laddove affermano concretamente la dignità inviolabile della persona umana. A noi interessava qui evidenziare la consonanza che si può registrare tra di essi, a partire dall’omaggio a Pedro de Cordoba, Antonio de Montesinos, Bartolomé de Las Casas, Francisco de Vitoria e altri domenicani del XVI secolo che, incentrati sulla Scuola di Salamanca, hanno allargato il significato della comunità umana.

Valgono, in proposito, due passaggi, rispettivamente uno del Presidente della Repubblica Italiana e l’altro del Santo Padre:

– “Le Università di Napoli, Salamanca, Bologna, Valladolid non furono realtà isolate ma nodi di un sistema sovranazionale di circolazione di docenti e studenti” (Sergio Mattarella);

– “Bisogna riconoscere che la società e la Chiesa stessa non sono state sempre all’altezza delle intuizioni (di Salamanca) che trovavano eco nella loro stessa tradizione cristiana” (Leone XIV).

Alla “lezione di Salamanca”, cui è dedicato un murale di Jose Maria Sert nel palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, il 5 giugno 2026 l’Università di Salamanca ha reso omaggio conferendo un Dottorato postumo honoris causa a padre Francisco De Vitoria (a cui è dedicata la Camera del Consiglio delle Nazioni Unite di Ginevra, che ospita i murales dipinti dall’artista  Sert), con cui si è attestato il “valore permanente e soprattutto attuale” del suo contributo “al bene comune della società, della cultura e della comunità internazionale”.  Se de Vitoria arrivò a Salamanca con una sfida lanciatagli da un professore di Parigi – immaginare un mondo nuovo in un modo nuovo, con coraggio – a noi il gusto di riscoprire, come ci hanno invitato a fare il Papa e il Presidente Mattarella, il contributo suo e dei suoi confratelli per leggere (e affrontare) con lucidità le sfide del presente.


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