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Ciao Peter, colonna degli anni più belli al Centro Studi Americani. Il ricordo di Mazzoletti

Di Paolo Emilio Mazzoletti
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Peter Alegi è stato una colonna del Centro Studi Americani a partire dagli anni 90, quando Cipriana Sclelba contribuì fortemente al rilancio. Visse gli anni d’oro con la presidenza di Giuliano Amato e poi partecipò alla fase più operativa con Gianni De Gennaro. Grande avvocato, esponente democratico. Il ricordo di Paolo Emilio Mazzoletti

Ci sono persone che attraversano le istituzioni lasciando un segno profondo, ma silenzioso. Non cercano i riflettori, non inseguono il protagonismo. Eppure, quando non ci sono più, ci si accorge che una parte importante della storia che abbiamo vissuto insieme se ne è andata con loro. Per me, Peter Alegi era una di queste persone. Ho conosciuto Peter ormai quasi quarant’anni fa.

Era un brillante avvocato italo-americano, formatosi alla Yale Law School, con una clientela composta da grandi aziende internazionali e una reputazione costruita sulla competenza e sull’autorevolezza. Era arrivato in Italia quasi per caso. Aveva incontrato una ragazza romana, se ne era innamorato e aveva deciso di fermarsi.

Da allora Roma è diventata la sua città e l’Italia la sua casa. Nonostante decenni trascorsi nel nostro Paese, conservava un marcato accento americano che lo rendeva immediatamente riconoscibile. Era una caratteristica che raccontava bene la sua identità: profondamente legato agli Stati Uniti, ma al tempo stesso pienamente inserito nella realtà italiana.

Un ponte naturale tra due mondi che ha contribuito a far dialogare per tutta la vita. La nostra amicizia nacque grazie al Centro Studi Americani. Fu l’ambasciata degli Stati Uniti a coinvolgerci in una fase non semplice della sua storia. Erano anni in cui il Centro attraversava difficoltà finanziarie e organizzative.

Ricordo il lavoro svolto sotto la guida di Cipriana Scelba e, successivamente, quello portato avanti con Giuliano Amato, che per undici anni ne è stato presidente. Amato amava ripetere una frase che è rimasta nella memoria di molti: il Centro Studi Americani è diventato “sexy”. Dietro quella battuta c’era una verità.

Il CSA stava cambiando pelle, diventando un luogo attrattivo, autorevole, frequentato da studiosi, diplomatici, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Peter fu uno degli artefici di quella trasformazione. Abbiamo lavorato insieme a lungo. La svolta arrivò con la presidenza di Gianni De Gennaro, che intuì le enormi potenzialità dell’istituzione e ne sostenne con convinzione lo sviluppo.

Allo stesso modo, ebbe grande lungimiranza nell’individuare in Roberto Sgalla la figura giusta per guidarne la direzione operativa. Oggi il Centro Studi Americani è una realtà solida, riconosciuta e florida anche grazie a quel lavoro collettivo di cui Peter è stato protagonista. Ma sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto per il suo impegno professionale.

La nostra amicizia è andata ben oltre le riunioni e i consigli di amministrazione. Ci siamo frequentati con le nostre famiglie, abbiamo condiviso momenti privati e occasioni conviviali. Conservo un ricordo particolarmente caro delle giornate trascorse nella sua tenuta di Todi, un luogo che amava profondamente e dove, per il suo ottantesimo compleanno, gli amici organizzarono una festa bellissima.

Peter era anche un cattolico osservante, uomo di fede autentica e mai ostentata. Guardava alla politica americana con l’attenzione di chi aveva continuato a sentirsi parte della propria comunità nazionale. Militante e rappresentante del Partito Democratico americano, apparteneva a una tradizione politica moderata, riformista e profondamente atlantica.

Una cultura che incarnava con equilibrio e misura. Oggi, mentre ripenso a tanti anni di lavoro e amicizia condivisi, mi accorgo che il vuoto lasciato da Peter non riguarda soltanto chi gli ha voluto bene. Riguarda anche una stagione di relazioni tra Italia e Stati Uniti costruite sulla conoscenza reciproca, sul dialogo e sul rispetto delle istituzioni. Era da tempo che non mi confrontavo con Peter, ma sono certo che il presidente Trump non gli sarebbe andato a genio.

Ormai sono rimasto l’unico decano del Consiglio di amministrazione del Centro Studi Americani. È una consapevolezza che induce inevitabilmente alla riflessione. Le persone passano, le istituzioni restano. Ma sono le persone giuste a renderle più forti. Per questo, al di là dei ruoli e dei titoli, sento soprattutto il bisogno di salutare un amico.

Ciao Peter. Buon viaggio.


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