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Superare il cicaleccio politico di sottofondo per rilanciare il Paese

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Mentre i partiti si affaticano su legge elettorale, patrimoniale e remigrazione, i nodi strutturali del Paese, dalla denatalità al sistema previdenziale, dalla dignità del lavoro alla cultura della legalità, restano sistematicamente elusi. Un’occasione mancata che rischia di ripetersi. Il commento di Pierfrancesco Malu

Il compianto Luigi Tivelli, di cui sono stato a lungo e immeritatamente allievo, facendo riferimento alla politica contemporanea mi (ci) parlava spesso di “armi di distrazione di massa” e di “cicaleccio politico”, ovvero della costante emersione di temi scientemente approntati per distrarre gli elettori da quelli prioritari per il Paese e di continue discussioni pseudopolitiche basate su di essi. In politica, entrambi questi elementi servono giusto a “smuovere l’aria” senza però creare un vero dibattito né tantomeno affrontare concretamente i tangibilissimi problemi che affliggono il nostro Paese. Ebbene, anche in questa fase verrebbe da dire che siamo alle solite: tutti i partiti si affaticano nell’ individuare i temi principe su cui basare la già avviata campagna elettorale per le prossime politiche senza però agire concretamente per individuare possibili ricette da mettere in opera, se non vaghi slogan da stadio che aizzano le folle e non lasciano nulla sul terreno.

Tra i principali argomenti emersi in questi mesi, tra i loro sostenitori e gli oppositori, vi sono una nuova legge elettorale, una sorta di patrimoniale e la “remigrazione”. Da questo punto di vista, va almeno riconosciuto alla (centro) destra, di essere magari poco fantasiosa ma quanto meno propositiva, visto che spesso l’opposizione si limita a rispondere più che a avanzare proprie istanze. Detto ciò, entrambe le fazioni – più o meno coese che siano – sembrano essere più propense a toccare la pancia e non la testa dell’elettore medio. Fin qui, quasi nulla di male considerato il fatto che sono proprio gli elettori di pancia a incidere maggiormente sull’esito di una elezione, ma per una volta sarebbe bello che in questa povera Italia, in mezzo anche a questi temi, si parlasse di altro. Ritengo, infatti, poco produttivo, se non addirittura inutile per la collettività parlare ancora di legge elettorale e di immigrazione, senza affrontare i moloch che ostacolano quotidianamente la vita di noi cittadini. Andando in ordine sparso (e per difetto), prima di parlare di queste cose, sarebbe fondamentale parlare (possibilmente senza slogan ma con azioni efficaci) di come contrastare la denatalità, di come restituire dignità ai lavoratori con paghe e condizioni decenti senza incidere negativamente sulle imprese (che anzi dovrebbero essere supportate per favorire la competitività), di come rendere sostenibile il sistema previdenziale italiano, di come garantire una vera formazione scolastica al di fuori dei social network, di come rendere l Italia un attore rilevante nell’agone internazionale, di come favorire l’inclusione sociale, digitale e finanziaria e quindi anche di come supportare la diffusione di una cultura della legalità a ogni livello. È comprensibile che affrontare tali questioni sia ben più impegnativo e impopolare rispetto agli argomenti oggi in voga, ma é anche evidente che queste stesse questioni rimarrebbero persino una volta che tutti gli immigrati saranno rispediti al mittente.

La stessa patrimoniale, che nei principi avrebbe pure un qualche senso, se affrontata con partigianeria da bar ha ben poco significato una volta che il dibattito ne ha svuotato del tutto il contenuto. In Italia, ormai, non è più una questione né di sovranità né di sovranismo ma di fare i conti con lo status quo delle cose, con la realtà del nostro tessuto sociale e imprenditoriale e quindi di far fronte progressivamente ai problemi che ci impediscono (ahimè storicamente) di essere un Paese moderno e proiettato verso il futuro. Finché i diritti civili saranno fonte di dibattito anziché un diritto acquisito come potremmo davvero discutere di come far crescere il Paese? Parlare di policy o di politics fa tutta la differenza del mondo e noi, ancora dopo 80 anni di Repubblica sembriamo essere più vicini a fare dei passi indietro che non dei balzi in avanti, con buona pace dei nostri figli e di coloro i quali, e nonostante tutto, nutrono amore per questo nostro Stivale.


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