Prima di guardare a Kyiv, l’Unione Europea dovrebbe colmare il vuoto geopolitico ancora aperto nei Balcani. Solo un’integrazione regionale di quell’area può evitare una debolezza strutturale destinata a pesare sul futuro del continente. Il commento di Paolo Serpi, ex ambasciatore e professore di “History and Analysis of International Crisis” presso l’Università Lumsa
Noi europei stiamo vivendo senza rendercene ben conto un momento cruciale nella costruzione dell’Unione Europea, quasi in conclusione del conflitto russo-ucraino.
Chi ha memoria storica dell’Europa fra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo secolo deve notare un’anomalia sostanziale nell’atteggiamento e nell’azione dell’Unione Europea nella sua fase espansiva.
Il suo allargamento verso il centro e l’est del nostro continente ha conosciuto infatti una notevole diversificazione di cui andrebbero evidenziati i limiti e gli inconvenienti.
L’Ue si è sostanzialmente affrettata ad abbracciare l’est ed il centro dell’Europa dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, all’inizio di questo secolo, mentre ha tenuto un atteggiamento molto più prudente con la ex Jugoslavia, negli anni ottanta e novanta del secolo scorso.
La Jugoslavia di Tito negli anni settanta comprende quasi tutta l’area balcanica ed è uno spazio sostanzialmente ben governato, integrato politicamente e socialmente, con un rapporto di particolare vicinanza rispetto a centro ed est Europa, ancora diviso fra Stati nazione, ma di fatto assoggettato all’Urss.
La disgregazione etnica della ex Jugoslavia negli anni ottanta, rompe il rapporto privilegiato dell’area balcanica con l’Unione Europea, aprendola al blocco dei Paesi ex sovietici ed estendendone i confini geografici verso la Russia.
Si crea così una sostanziale a-simmetria geo-politica nella direttrice di crescita dell’Unione Europea, che si estende verso est in direzione della Russia, ma non risolve e in qualche modo alimenta un pericoloso vuoto in termini di antagonismo etnico e politico/religioso nell’area balcanica.
Non occorre avere una grande memoria storica per ricordare le origini, proprio nei conflitti inter-etnici della regione balcanica, del primo conflitto mondiale e di tutto quel che ne conseguì.
In gran parte quegli eventi hanno portato anche ai conflitti e agli sconvolgimenti politici degli anni novanta nel centro-sud della ex Jugoslavia.
Prima di guardare a est e pensare ad un ulteriore allargamento verso l’Ucraina, l’Unione Europea dovrebbe dunque colmare questo spazio geo-strategico ancora aperto, nel cuore del nostro continente.
Si tratta di curare un’effettiva e progressiva armonizzazione geo-politica, che può venire solo dall’accelerazione del processo di integrazione europea in questa fondamentale area geografica per il futuro dell’Europa.
Questo sforzo andrebbe accelerato da parte dell’Ue già nei prossimi mesi e dovrebbe precedere gli impegni formali attesi di dialogo istituzionale con i singoli Paesi dell’area, iniziando da Albania e Serbia, sicuramente più pronti sul piano politico-istituzionale, per poi passare agli altri Paesi dell’area balcanica.
Occorre mantenere una seria strategia “regionale” di adesione all’Ue per i Balcani, analoga a quella seguita intelligentemente nella fase di espansione verso i Paesi dell’ex Patto di Varsavia, fra fine anni novanta e inizio di questo secolo.
Differentemente alimenteremmo una debolezza strutturale dell’Unione Europea che potrebbe produrre, già nel breve e medio periodo, conseguenze negative sul piano interno e su quello delle sue relazioni esterne.
Questo progetto di completamento e integrazione dell’Ue al suo interno, sul piano “continentale” e “balcanico”, andrebbe dunque sicuramente anteposto all’idea o al progetto di un’adesione in tempi brevi dell’Ucraina, al termine del terribile conflitto con la Russia, che ha forse definitivamente disaggregato questi due Paesi dalle loro comuni matrici storiche.
In quest’ultimo caso sarà opportuno e corretto lasciare un certo tempo di adattamento e di sedimentazione politica, che consentano non solo all’Ucraina ma anche al Belarus di muoversi con effettiva indipendenza, con una certa logica di cooperazione “regionale”, nel dialogo con l’Unione Europea.
In definitiva, andrebbe dunque colmato un vuoto politico e istituzionale pericoloso all’interno dell’Ue, integrando, aggregando e pacificando definitivamente lo spazio interno balcanico.
Su un altro fronte geo-politico, occorrerebbe ricostruire con pazienza e lungimiranza un rinnovato e sostanziale dialogo con l’est dell’Unione Europea, che veda nell’Ucraina e nel Belarus due interlocutori importanti, senza dimenticare in prospettiva un’auspicabile ripresa dei rapporti con il nostro “imprescindibile” vicino dell’est: la Russia.
















