La riflessione del segretario generale della Cisl, Daniela Fumarola, sui bisogni della famiglia, che come soggetto deve tornare al centro, con una precisazione fondamentale: non come slogan, ma come criterio concreto di valutazione delle politiche pubbliche e contrattuali
Non è sufficiente difendere il welfare state così com’è contemplato oggi, ma si rende necessario edificare un welfare community che sia davvero la risposta vera ai bisogni reali delle persone e della famiglia. Per questa ragione ritengo che il primo passo da fare sia in una buona contrattazione accanto ad una contrattazione sociale che offra la possibilità concreta di strutturare i servizi basilari, che sono di fatto necessari per sostenere la genitorialità.
Entrando nel merito, si tratta di una iniziativa che mira a sostenere le donne, affinché non siano costrette a lasciare il lavoro dopo la nascita del primo figlio. Ma al contempo, sostenere anche i giovani, perché riescano a realizzare il proprio progetto di vita restando nel nostro Paese.
Sono tutti obiettivi che meritano una risposta non solo d’insieme ma che vada in una direzione unitaria, in grado diabbracciare una platea ampia: partendo da questa considerazione, quindi, non basta difendere il welfare state così com’è.
Piuttosto si rende imprescindibile costruire un welfare community orientato ai bisogni sociali veri: cura dei figli, diritto allo studio, assistenza agli anziani, sanità integrativa, non autosufficienza, trasporti, conciliazione. Da questo punto si può avere un privilegiato angolo di osservazione e quindi andare incontro ai bisogni della famiglia, che come soggetto deve tornare al centro, con una precisazione fondamentale: non come slogan, ma come criterio concreto di valutazione delle politiche pubbliche e contrattuali.
In questa direzione, credo sia molto utile richiamare il valore storico della Legge 76 sulla partecipazione, che non si limita solo ad essere una riforma delle relazioni industriali, bensì è una norma vicina ai precetti della Dottrina sociale, del personalismo cristiano e della sussidiarietà. Di fatto, riesce a Ttadurre in istituti concreti un’idea alta: quella che l’economia non è un meccanismo cieco, perché l’impresa non è solo capitale, e dunque il lavoro non è solo costo.
Ma lavoro e impresa sono luoghi di responsabilità, cooperazione, crescita umana e sociale. La partecipazione è la via per costruire un modello di sviluppo efficiente e solidale, capace di tenere insieme produttività e giustizia, innovazione e progresso sociale.
Un progresso che, per essere davvero utile, deve tener ben presete un concetto: quello della dimensione trasformativa della partecipazione sui luoghi di lavoro.
Ritengo che fare partecipazione come ho detto in occasione del mio intervento al Terzo Festival dell’Umano tutto intero a Roma, significa umanizzare i processi produttivi, consolidare la democrazia economica, costruire flessibilità buona, radicare investimenti e occupazione nei territori. Vuol dire trasformare la fabbrica, l’ufficio, il campo, il cantiere da meccanismo a comunità, da luogo di sola esecuzione a spazio di responsabilità condivisa. È un modo diverso di concepire l’impresa e il lavoro.
Infine due passaggi credo vadano messi in adeguato risalto: la fragilità i giovani,
Sul primo osservo che la centralità della contrattazione decentrata deve essere intesa come strumento di risposta concreta alle fragilità. Dobbiamo permettere a tutte le famiglie di vivere una vita dignitosa. Attraverso la contrattazione bisogna fare in modo di agevolare la conciliazione, soprattutto per le donne che portano ancora il peso del lavoro professionale e del lavoro di cura. Al di fuori del mercato del lavoro, occorre creare servizi a supporto delle persone e delle fragilità, per evitare che si arrivi alle rinunce».
Sul tema giovani rivolgo un appello alla responsabilità collettiva: le nuove generazioni sono molto attente e sensibili a diversi temi sociali. Non possiamo tradire le loro aspettative: dobbiamo consentire loro di realizzare il proprio progetto di vita qui nel nostro Paese. Diversamente, continueremo a perdere persone, capacità, professionalità. La risposta deve essere unanime: è questo il senso del patto di responsabilità che la Cisl propone per la prospettiva del Paese.















