Ricordare oggi il detto del vecchio Nenni ci aiuta, e per l’ennesima volta, a comprendere concretamente le dinamiche della politica italiana nella stagione con cui dobbiamo fare i conti. La riflessione di Giorgio Merlo
C’è poco da fare. I vecchi detti a volte riformano con una freschezza straordinaria. Tra questi questi spicca quello dell’indimenticabile slogan pronunciato da uno dei più grandi leader socialisti del nostro Paese, Pietro Nenni, quando disse in tempi non sospetti che nella politica “c’è sempre un puro più puro che ti epura”. Certo, si tratta di uno slogan ma che conserva una straordinaria attualità e modernità. Soprattutto nel mondo dell’estremismo, del radicalismo, del massimalismo e del moralismo di natura politica.
Perché “il più puro che ti epura” coltiva sempre l’obiettivo di rappresentare l’ortodossia di quella determinata area culturale e politica. Certo, prospera e si rafforza in tutte le aree politiche. Anche nel mondo cattolico, per intenderci. Basti pensare a chi, nell’area cattolica, pensa da sempre di rappresentare la parte migliore di quell’universo culturale ed ideale in virtù di una “superiorità morale” o di una più raffnata coerenza di fondo o, peggio ancora, accampando una misteriosa titolarità politica rispetto ad altre esperienze presenti in quel mondo. Tendenze presenti già nella Democrazia cristiana – è sufficiente citare Oscar Luigi Scalfaro per rendersene conto – o a tutti i cosiddetti “cattolici adulti” di prodiana memoria nel contesto politico più attuale.
Ma, per essere più precisi, il detto del vecchio Nenni trova una straordinaria attualità nell’attuale campo della destra e della sinistra italiana, da sempre luoghi dove l’incrocio tra l’estremismo, il radicalismo, il massimalismo e anche il moralismo è più efficace e rassicurante. Per fermarsi alla destra, ormai da mesi assistiamo al “fenomeno Vannacci”. Un fenomeno, tuttora, ancora alquanto misterioso sotto il profilo di chi l’ha sponsorizzato sin dall’inizio e di chi lo spinge adesso nella cittadella politica italiana. Un alone di mistero a cui non si riesce ancora a dare una spiegazione razionale e credibile anche se non mancano molti sospetti al riguardo. Comunque sia, il tema di fondo di Vannacci si gioca su chi è “più di destra” in questo Paese. Appunto, “il puro più puro che ti epura”.
Specularmente, almeno stando al racconto di alcuni organi di informazione, anche a sinistra cresce la voglia di essere sempre più puri di altri che appartengono allo stesso campo politico. L’ultima iniziativa, in attesa di prendere forma e sostanza, dovrebbe essere il progetto di molti ex 5 Stelle come Di Battista o dello stesso Grillo. E parlo di un campo, quello della sinistra contemporanea, dove il massimalismo, l’estremismo, il populismo e il moralismo sono di casa per il semplice motivo che rappresentano il perno centrale, nonchè decisivo, del progetto politico dello stesso campo largo. Ma anche in questo campo, ormai così estremista e radicale, cresce la spinta a trovare qualcuno che sia sempre “più puro” degli altri.
Ecco perché, e preso atto di questa prassi che ormai caratterizza tanto la destra quanto la sinistra nel nostro Paese, forse possiamo ragionevolmente sostenere che esiste una sola area che, per fortuna, resta sostanzialmente immune da questi profondi disvalori. Ed è proprio l’area del Centro. Certo, ancora drammaticamente diviso e polemico al suo interno e caratterizzato, purtroppo, da troppi personalismi in competizione tra di loro. Ma, se non altro, da quelle parti la necessità e la voglia di essere “più puri” degli altri rispettivi contendenti non esiste. O se esiste non si manifesta con quella violenza e con quella virulenza che, invece, spadroneggiano tanto nella destra quanto nella sinistra.
Per queste ragioni, semplici ma essenziali, ricordare oggi il detto del vecchio Nenni ci aiuta, e per l’ennesima volta, a comprendere concretamente le dinamiche della politica italiana nella stagione con cui dobbiamo fare i conti.
















