L’Fsb ha incriminato Pavel Durov per favoreggiamento del terrorismo, accusando Telegram di essere stato usato dall’intelligence ucraina per organizzare attentati in Russia
Mosca sembra essere entrata in piena rotta di collisione con la piattaforma social Telegram. Mercoledì l’Fsb, il servizio di sicurezza federale russo, ha annunciato di aver incriminato il suo fondatore Pavel Durov per favoreggiamento di attività terroristica, sostenendo che la sua piattaforma di messaggistica sarebbe stata impiegata dall’intelligence ucraina per organizzare attentati sul territorio russo. La risposta di Telegram è arrivata in tempi record e in modo molto diretto, facendo comparire sull’account ufficiale della società su X un’immagine del miliardario di origini russe con il dito medio alzato.
Cittadino emiratino e francese oltre che russo, il miliardario era già stato arrestato in Francia nel 2024 per la presunta mancata cooperazione di Telegram con le forze dell’ordine. Accuse che ha sempre respinto. Ad aprile, commentando un primo atto giudiziario, aveva rivendicato con ironia di essere colpevole soltanto di difendere la libertà di parola e la segretezza della corrispondenza garantite dalla Costituzione russa.
L’incriminazione, annunciata congiuntamente dall’Fsb e dal Comitato investigativo, chiude una lunga istruttoria contro l’imprenditore, oggi residente a Dubai. Secondo gli inquirenti, un chatbot disponibile sulla piattaforma e denominato «Daivinchik/Leo» sarebbe stato utilizzato dai servizi speciali di Kyiv per reclutare giovani cittadini russi da impiegare in operazioni di sabotaggio. Si tratta di un noto bot per appuntamenti, diffuso in un Paese dove Tinder non è più disponibile: agenti che si spacciavano per giovani donne, sostiene l’accusa, avrebbero avvicinato e adescato gli utenti prima di spingerli a commettere reati. L’Fsb ha quantificato il fenomeno in 46 arresti nell’ultimo anno, con persone di età compresa tra i dodici e i ventidue anni accusate di aver pianificato attacchi contro le forze dell’ordine o incendi ai danni di infrastrutture nei settori dei trasporti, dell’energia, delle comunicazioni e della finanza.
La mossa si inserisce in una campagna più ampia con cui il Cremlino punta a limitare l’accesso alle piattaforme tecnologiche straniere e a stringere il controllo sulla rete. Telegram, di fatto, è ormai fortemente rallentato in Russia: gli utenti possono raggiungerlo soltanto tramite Vpn per mascherare la propria posizione. Un paradosso, considerando che le stesse istituzioni russe, dal Cremlino al ministero della Difesa, continuano a pubblicarvi contenuti quotidianamente. Non a caso l’applicazione è stata definita un “campo di battaglia virtuale” del conflitto russo-ucraino, utilizzata da funzionari, militari e blogger influenti su entrambi i fronti.
Sul piano operativo, l’Fsb ha comunicato l’inserimento di Durov nella lista dei ricercati internazionali, senza però precisare con quale strumento intenda procedere. Un’eventuale richiesta di Red Notice all’Interpol, osservano fonti vicine al dossier, difficilmente avrebbe tempi rapidi. E Dubai, dove l’imprenditore risiede e che intrattiene con Mosca rapporti cordiali e crescenti interessi economici, si troverebbe di fronte a una scelta scomoda, poiché consegnarlo rischierebbe di intaccare l’immagine di hub affidabile per impresa e tecnologia che l’emirato coltiva.
















