Il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato un report di 100 pagine intitolato “Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo” in cui spiega, con argomenti storici, il perché il regime castrista rappresenta una minaccia per la sicurezza degli americani e come sostiene la sinistra radicale statunitense
Negli ultimi decenni gli Stati Uniti hanno denunciato la minaccia che rappresenta l’Iran e la Cina per la sicurezza nazionale. Ma oggi lo scenario sembra cambiato. Con il segretario di Stato americano, Marco Rubio (di origine cubane), il Dipartimento di Stato americano ha indicato come principale nemico internazionale l’isola di Cuba.
L’avvertenza è stata ufficializzata con un report di più di 100 pagine pubblicato lo scorso 20 luglio dal governo di Donald Trump. Il report si intitola “Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo” e fa un percorso sulla storia dell’isola dal trionfo della rivoluzione per sostenere due tesi: che Cuba è promotrice della “sovversione della civiltà occidentale” attraverso il sostegno di movimenti rivoluzionari e socialisti, specialmente in America latina e in Africa, e che Cuba è la base di attività sovversive che minacciano la sicurezza degli Usa.
Il documento è stato diffuso anche attraverso i social network di Rubio, con un video in cui spiega che “praticamente tutti i gruppi terroristici violenti e radicali di sinistra dell’emisfero occidentale dipendevano in alcun momento dal sostegno di Cuba”. “Abbiamo, solo a 90 miglia delle nostre coste, uno Stato fallito che inoltre serve come territorio amichevole di alcuni dei nostri avversari”, ha aggiunto il segretario di Stato.
Il report di intelligence presenta l’isola come un pericolo per gli americani, per la capacità di spionaggio e l’ideologia comunista, e ragiona sul collegamento tra la Rivoluzione cubana del 1959 e le correnti politiche di sinistra di oggi dello scenario politico americano, sottolinea l’emittente Bbc in riferimento al documento.
Il Dipartimento di Stato Usa sostiene che Cuba ha portato avanti una profonda campagna contro gli Stati Uniti attraverso una sofisticata rete di spionaggio che ha raggiunto i livelli più alti del governo americano. E che il regime castrista è dietro generazioni di attivisti statunitensi che appoggiano “l’ondata di terrorismo di sinistra negli Usa”.
Per il regime cubano, il report è un “mediocre dépliant propagandistico”. Miguel Díaz-Canel, presidente di Cuba, ha dichiarato che “ogni ladro giudica dalla sua condizione. Se un Paese ha spiato e ha aggredito altri a livelli osceni, quelli sono stati gli Stati Uniti contro Cuba”.
Per il Dipartimento di Stato americano il regime cubano ha costruito una rete internazionale di spionaggio nel corso degli anni per arrivare ai livelli più alti del governo. Tra gli esempi citati nel report ci sono il caso di Víctor Manuel Rocha, ambasciatore degli Usa in Bolivia, e Ana Belén Montes, ex dipendente dell’Agenzia di Intelligence della Difesa. Entrambi si sono dichiarati spie al servizio dei cubani.
Anche attivisti di sinistra americani, come Irsa Hisri e Hasan Piker, farebbero parte della campagna cubana, secondo il governo americano. Piker è un influencer e commentatore politico di sinistra statunitense che è andato a marzo di quest’anno a Cuba per portare aiuti umanitari e aprire il dibattito sugli effetti delle sanzioni energetiche contro Cuba.
















