Dal recupero del booster del Long March 10B si può riflettere sulla rilevanza dei brevetti cinesi che tracciano una strategia di protezione della proprietà industriale che potrebbe avere rilevanti implicazioni geopolitiche. Il punto di Simone Billi, capogruppo Lega in Commissione Esteri ed European Patent Attorney
Il primo recupero riuscito del booster del Long March 10B, avvenuto il 10 luglio 2026, rappresenta molto più di un semplice successo ingegneristico. È il segnale che la Cina sta perseguendo una strada autonoma verso la riutilizzabilità dei lanciatori, completamente diversa da quella seguita finora dagli Stati Uniti. L’aspetto forse più interessante, tuttavia, emerge dall’analisi dei brevetti: essi consentono di ricostruire buona parte delle tecnologie sviluppate, ma mostrano anche una precisa strategia di protezione della proprietà industriale che potrebbe avere rilevanti implicazioni geopolitiche.
A differenza di SpaceX, che recupera il Falcon 9 mediante gambe di atterraggio e il Super Heavy di Starship tramite i grandi bracci della torre di lancio, la Cina ha sviluppato un sistema completamente differente. Il booster viene intercettato da una piattaforma navale dotata di una rete di cavi metallici, sostenuta da quattro colonne e capace di muoversi attivamente per allinearsi con la traiettoria del lanciatore. La rete non costituisce semplicemente un supporto passivo: durante la cattura si deforma, distribuisce progressivamente i carichi e assorbe parte dell’energia dell’impatto, riducendo le sollecitazioni trasmesse al razzo e alla struttura.
L’analisi dei brevetti mostra un elevato livello di sofisticazione. La piattaforma è un sistema mobile controllato da telecamere e algoritmi di stima che seguono continuamente la posizione del booster. Un Unscented Kalman Filter (UKF) ricostruisce in tempo reale posizione, velocità e orientamento del veicolo, mentre un modello matematico di tipo Arbitrary Lagrangian–Eulerian (ALE) simula il comportamento delle funi, tenendo conto dello scorrimento sulle pulegge, delle deformazioni elastiche e delle vibrazioni. In questo modo è la rete stessa a spostarsi per correggere gli errori residui di traiettoria, aumentando la probabilità di una cattura riuscita.
Anche il sistema di aggancio evidenzia un approccio progettuale originale. Un semplice gancio a baionetta, dotato di una linguetta caricata a molla, consente alla fune di entrare nella gola del gancio ma ne impedisce automaticamente la fuoriuscita. Il carico viene poi trasmesso a un puntone telescopico smorzante che riduce i picchi di forza sul booster, mentre un circuito idraulico con camma e valvola a portata variabile modula la frenatura durante tutta la corsa. L’obiettivo non è arrestare il razzo istantaneamente, ma dissiparne l’energia in modo graduale attraverso una successione di dispositivi meccanici.
Queste soluzioni tecniche, tuttavia, sono interessanti non soltanto sotto il profilo ingegneristico. Lo sono soprattutto dal punto di vista strategico. Tutti i principali brevetti individuati risultano infatti appartenere a famiglie esclusivamente cinesi: non emergono, allo stato delle banche dati pubbliche consultabili oggi, corrispondenti domande internazionali PCT né brevetti europei o statunitensi. È una scelta insolita per tecnologie di questo settore, che lascia intravedere una precisa politica industriale.
Le possibili interpretazioni sono diverse. La prima è che la Cina abbia ritenuto sufficiente proteggere queste invenzioni soltanto nel proprio mercato, considerandole strettamente legate ai programmi spaziali nazionali. La seconda, probabilmente più interessante, è che i brevetti pubblicati rappresentino soltanto una parte del patrimonio tecnologico effettivamente sviluppato. I dettagli più sensibili – algoritmi di controllo, strategie di sincronizzazione, parametri di smorzamento, materiali e tolleranze costruttive – potrebbero essere stati mantenuti come know-how riservato oppure essere oggetto di domande di brevetto ancora non pubbliche.
Quest’ultima ipotesi appare tutt’altro che remota. Le domande di brevetto vengono pubblicate circa 18 mesi dopo il deposito e il primo recupero riuscito del Long March 10B è avvenuto soltanto nel luglio 2026. È quindi verosimile che una parte delle innovazioni decisive sia stata depositata nel corso del 2025 o del 2026 e non sia ancora accessibile al pubblico. Il quadro tecnologico che oggi possiamo ricostruire potrebbe dunque essere incompleto e destinato ad arricchirsi nei prossimi mesi.
Per l’Europa questo caso offre almeno due spunti di riflessione. Il primo riguarda la crescente capacità della Cina di sviluppare soluzioni originali, non limitandosi più a seguire i modelli occidentali ma proponendo architetture alternative anche in un settore estremamente competitivo come quello dei lanciatori riutilizzabili. Il secondo riguarda il ruolo della proprietà industriale come strumento di competizione strategica. Analizzare sistematicamente i brevetti consente infatti non solo di comprendere lo stato dell’arte tecnologico, ma anche di cogliere le priorità industriali e geopolitiche di un Paese.
In questo senso, il recupero del Long March 10B racconta una storia che va ben oltre l’ingegneria spaziale: è un esempio concreto di come innovazione, strategia industriale e competizione internazionale siano ormai profondamente intrecciate.
















