La rielezione di Francesco Sismondini alla guida degli European Democrat Students, organizzazione studentesca ufficiale del Partito Popolare Europeo, rilancia il ruolo dei giovani democratici cristiani nel progetto europeo. Un segnale che richiama l’Italia Popolare a ritrovare una presenza politica attiva, fondata sui valori di persona, comunità, libertà e responsabilità. Il commento di Giancarlo Chiapello
La rielezione all’assemblea a Varsavia di qualche giorno fa con tutte le delegazioni come Presidente del più grande movimento giovanile d’Europa, l’European Democrat Strudents del Partito Popolare Europeo, di Francesco Sismondini, giovane rappresentante di quel popolarismo che, al di là dei confini italiani, sa ancora riflettere e tenere viva la radice democratica cristiana che ne fa il miglior pensiero di cattolici in politica, non può non interrogare l’Italia Popolare. Quella Italia Popolare che come un fiume carsico esiste, che non può rimanere chiusa in un passato musealizzato o peggio usata da ex e post appartenenti (presunti) che agiscono uti singuli in giro per quella polarizzazione destra vs sinistra ormai evidentemente fallimentare che li riduce a un moderatismo di maniera, senza prendere in cosiderazione nostalgie organizzativiste fuori tempo.
È attraverso i giovani coerentemente democratici cristiani, quindi legati a un pensiero che induce alla passione e all’azione insieme, che è possibile fare quello che proprio Francesco ha sintetizzato nel suo slogan, “make Europe think again” perché la partita del futuro si gioca tra Europa e Mediterraneo o meglio nella dimensione euromediterranea che ha bisogno di una direzione. Questa la individua nel suo editoriale “Il cartello del fruttivendolo. Perché i cattolici devono tornare in politica e cambiare” su “Il Popolo Nuovo”, la newsletter nazionale dell’ultima sezione popolare sturziana operativa d’Italia, quella dei Popolari di Moncalieri, Lorenzo Bugli, membro del Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino, già presidente dei Giovani Democratici Cristiani e Capitano Reggente e pure lui da poco tempo coordinatore giovanile dell’Idc, quella che fu l’Internazionale democratico cristiana: “Il fruttivendolo di Havel un giorno smette di esporre il cartello. Non fa proclami. Semplicemente ricomincia a dire ciò che pensa. E il regime – scrive Havel – trema, perché tutto il suo potere si reggeva su quella piccola, quotidiana bugia condivisa. Togliamo i cartelli. Rimettiamo in vetrina la merce vera: persona, comunità, libertà, responsabilità. È il cristianesimo popolare. È l’Europa di De Gasperi. È se vogliamo, semplicemente, la serietà. I liberi e forti non sono una categoria del passato. Sono una scelta di domattina”.
Si coglie con estrema chiarezza la sintonia piena con le indicazioni che arrivano da Papa Leone XIV a partire dall’Enciclica “Magnifica humanitas” dove parla di metodo tra diritto naturale, centralità della persona, costruzione della pace, legame tra Verità e democrazia e senso del limite e le sue parole dette ai giovani ad Assisi in questi giorni, in particolare quando ricorda che “l’Europa e il mondo intero cercano in voi nuovi santi”, recuperando l’aspirazione all’eternità rispetto ad uno schiacciamento in una modernità presunta e criticando il fondamentalismo, richiamando a un ritorno alla radicalità evangelica. Ciò dove porta se non a riprendere strade ambiziose rispetto ad anni di pensiero debolista che tende alla liquefazione, al cristianesimo anonimo che, ideologizzato ha contribuito alla diaspora italiana che nessun risultato significativo ha portato con sé, se non a non cogliere l’invito all’unità intorno ai principi della Dottrina sociale della Chiesa fatto nel 2023 da Papa Francesco al Ppe?
Lorenzo e Francesco tracciano dunque un solco fatto da giovani che sanno correre più spediti – se non fosse una disgressione troppo lunga, ci si potrebbe rifare al giovane discepolo che corre al sepolcro e arriva prima di Pietro – che ha una fondamentale valenza geopolitica, vale a dire mettere al centro l’Europa, luogo privilegiato dell’esercizio della sovranità che tiene a bada approcci ideologici progressisti e pulsioni populiste destrorse e contribuire al riequilibrio verso il Mediterraneo e lo sguardo attraveso la DSC.
L’azione di un “ricominciamento” popolare italiano passa, al di là di tecnicismi elettorali, proprio da un metodo nuovo che la resistenza rappresentata a livello nazionale da Moncalieri, un unicum di coerenza con ciò che è iniziato con don Luigi Sturzo, vuole contribuire a sviluppare garantendo un legame solido con la storia e quella scintilla fondamentale nata con l’incontro del 2023 a Lugano tra le presenze storiche europee democratico-cristiane e popolari di lingua italiana. Anche qui il richiamo è a una riflessione apparsa su Il Popolo Nuovo del membro della commissione esteri di Forze Libanesi, Rodolph Zgheib, che sta dentro a quell’originale osservatorio dell’internazionalismo e straordinaria esperienza che è il Libano per i cristiani, che conduce allo sguardo complessivo che serve indicando la formazione per ritrovarsi, per superare divisioni anche facendo emergere le contraddizioni in un arcipelago cattolico che dovrebbe abbandonare la nefasta polarizzazione (ascoltando finalmente il regnante Pontefice), attraverso una rinnovata realtà di amicizia italo-libanese che faccia da promemoria, per mezzo dell’esempio della loro resilienza, per la parte italiana.
“Mentre l’Europa e il Medio Oriente, continuano ad affrontare sfide alla governance democratica, l’educazione politica dei giovani diventa un investimento sempre più strategico. L’esperienza delle Forze Libanesi ci ricorda che la democrazia non si sostiene solo con le istituzioni. Dipende da generazioni capaci di ricordare il passato senza diventarne prigioniere, di difendere le proprie convinzioni senza rifiutare il dialogo, e di credere che la sovranità dello Stato e la dignità del pluralismo politico rimangano fondamenti essenziali per costruire un futuro pacifico e democratico”.
















