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La crisi demografica è prima di tutto una crisi di intelligenza relazionale. La lettura di Becchetti

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Prima ancora di parlare di fattori economici che esistono dobbiamo capire che a monte ci sono questioni più profonde, ovvero l’aver smarrito le premesse fondamentali che ci spingono ad investire nel futuro con un partner e a mettere al mondo dei figli: la speranza nel futuro e la pazienza e tenacia nell’investire in relazioni, che è come coltivare un orto piuttosto che raccogliere una rosa. Il commento di Leonardo Becchetti

I dati Istat usciti ieri ci ricordano tristemente che noi italiani siamo e saremo sempre meno capaci di costruire relazioni. Le previsioni demografiche indicano che entro il 2050 le coppie senza figli in Italia saranno più numerose di quelle con figli. Nel 2050 le famiglie senza un nucleo con figli supereranno le coppie con figli, con variazioni territoriali (nel Nord il sorpasso è stimato già nel 2038, nel Centro nel 2044). Si prevede inoltre una diminuzione complessiva di circa 4 milioni di residenti in Italia entro il 2050, con una forte crescita delle persone che vivono da sole.

Prima ancora di parlare di fattori economici che esistono dobbiamo capire che a monte ci sono questioni più profonde, ovvero l’aver smarrito le premesse fondamentali che ci spingono ad investire nel futuro con un partner e a mettere al mondo dei figli: la speranza nel futuro e la pazienza e tenacia nell’investire in relazioni, che è come coltivare un orto piuttosto che raccogliere una rosa. Bill Gates la scorsa settimana ha identificato uno dei tre grandi pericoli dell’Intelligenza Artificiale nello spiazzamento delle relazioni, Avere un confidente digitale che asseconda tutto quello che fai può scoraggiare il giovane che non ha spirito d’iniziativa nella molto più faticosa opera d’investimento nelle relazioni interpersonali.

Il problema me lo fece brutalmente capire un mio compagno di scuola appassionato di computer in un’era, quando ero ragazzo, che oggi potremmo chiamare di preistoria digitale. Se devo decidere se uscire con una ragazza o giocare al computer preferisco la seconda cosa perché il computer fa quello che dico io. Mai come in questo periodo storico l’intelligenza relazionale è un bene preziosissimo ed è una delle poche cose che l’intelligenza artificiale non ci può dare.

Con l’economia civile insegniamo che l’intelligenza relazionale è la radice di due fortune nella vita, la felicità personale (perché ci consente di avere una vita ricca di relazioni e di senso) e quella pubblica (perché ci rende produttivi, generativi e capaci di migliorare la vita altrui). Se vogliamo evitare il triste futuro di cui parla l’Istat dobbiamo iniziare ad insegnare nelle scuole cinque operazioni e non solo quattro. Oltre a divisione, sottrazione, moltiplicazione ed addizione bisogna insegnare come funziona la quinta operazione (uno con uno) che si chiama cooperazione tra umani e che è quella che dà il risultato più alto.

La legge della superadditività dimostrata scientificamente in innumerevoli campi ci dice che uno con uno fa più di due, semplicemente perché siamo tutti diversi, non sovrapponibili e complementari ed unendo le forze facciamo di più di quello che avremmo fatto sommando il nostro sforzo da soli.
Scambio di doni, meritevolezza di fiducia, reciprocità, controllo dell’invidia e della concorrenza posizionale sono alcuni dei segreti nascosti in tanti risultati di economia sperimentale e in teoria dei giochi che non possiamo spiegare in poche righe.

Quello che è certo è che la ricchezza delle nazioni, il successo delle imprese (la straordinaria ricchezza relazionale iscritta in tante storie di successo della nostra economia tra reti e consorzi, imprese sociali e cooperazione) e quello della nostra vita dipende da questo. E le statistiche demografiche sono solo una conseguenza del nostro stato di salute/malattia in materia di beni relazionali e della nostra intelligenza relazionale e capacità di fare la quinta operazione.


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