A Bari questa sera due appuntamenti politici. Il primo quello che vede Fratelli d’Italia celebrare i 4 anni del governo Meloni, il secondo è invece il concerto del cantante Caparezza. Niente male come alternativa a un tiro di schioppo dalla kermesse meloniana. Una proposta alternativa che lancia guizzi di ottimismo. Del resto non era Caparezza a cantare quella canzone che assicurava: “Siamo fuori dal tunnel”?
A Bari, nella zona più di tutte coinvolta dal mare, che è quella che va dal porto alla Fiera del Levante, oggi si apre ufficialmente la campagna elettorale delle politiche 2027. La lunga cavalcata elettorale, che sarà come una festa mobile che non cade mai nello stesso giorno e dunque non sappiamo ancora se a ottobre o in primavera, viene annunciata da due eventi speciali.
Il primo si tiene nell’area portuale ed è appannaggio di Fratelli d’Italia, che celebra con la grancassa i quattro anni del governo Meloni, raccontandone al mondo l’inarrivata longevità e la proverbiale inossidabilità. Si tratta di una lunga kermesse, che comincia con l’accoglienza dei militanti nell’area della festa fin dal pomeriggio, per riscaldarsi al punto giusto in attesa che arrivi la special guest Giorgia Meloni, che dovrebbe parlare intorno alle 19:20. Cioè al tramonto. Auspicabilmente con un calo del tasso di umidità per non distruggere la resistenza degli incrollabili aficionados, giunti a Bari da ogni dove – attesi 10.000 – per celebrare Giorgia.
Il secondo evento, politico suo malgrado, ha per protagonista il cantautore molfettese Caparezza, star della musica rap italiana. Lui occuperà l’altro spazio in zona marinaresca, l’Harley Davidson Arena del Levante, un’area di circa 10.000 metri quadrati, con una capienza massima di 14.000 spettatori (ma ne sono previsti più di ventimila, abbastanza paganti), nel perimetro della Fiera. I cancelli saranno aperti più o meno nello stesso orario della manifestazione filogovernativa a qualche centinaia di metri di distanza. Non sono attesi errori di entrata da parte dei fans dei due spettacoli. Ma non si può mai dire.
Ora di Giorgia Meloni si cantano opere, vizi e virtù, miracoli, discese ardite e risalite. Di Caparezza si sa qualcosa di meno, fuori dal circuito dei cultori della materia. Tuttavia anche al pubblico più distratto non sfugge la sua vocazione autoriale a lanciare messaggi politici: si pensi che il refrain di “Troppo politico”, una canzone del 2014, ripeteva fino allo sfinimento “Caparezza non mi piace perché è troppo politico, troppo politico, troppo politico”, facendo sintesi delle critiche che gli venivano mosse, soprattutto da detrattori poco disponibili ad ascoltare i suoi brani antirazzisti come “Nessuna razza” nel suo album “Verità supposte”(2003) che esibiva volutamente malizia e ambiguità fin dal titolo.
Da che parte si situi il rapper risulta chiaro a scorrere i suoi album: di sicuro non è leghista. Nell’“Inno Verdano” del 2006, dove a un certo punto parodiando l’inno della Padania celebrato nei riti leghisti, dice: “Espelli il negron, inforca il terron”. Chiaro no? Ma neanche si può dire che simpatizzi con i Cinquestelle, destinatari di un testo corrosivo in “Io diventerò qualcuno” che nel ritornello diceva: “Io diventerò qualcuno. Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no”. Un anarchico? Non proprio. Descrivendo il suo lavoro di cantante in “Troppo politico” spiega: “Il mio lavoro è come il posto fisso, ambito/cambio le casacche quando mi esibisco dal vivo/negli ambienti estremisti io sono bandito”.
Insomma un progressista ma non estremista. Dunque un’ottima espressione dell’area di centrosinistra. Anche piuttosto empatica con le giovani generazioni. Niente male come alternativa a un tiro di schioppo dalla kermesse meloniana. Una proposta alternativa che lancia guizzi di ottimismo. Del resto non era Caparezza a cantare quella canzone che assicurava: “Siamo fuori dal tunnel”?







