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Da Conte a Vannacci, quando la guerra smaschera le ambiguità della politica. La versione di Cicchitto

Di Fabrizio Cicchitto
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Tra il grottesco della politica-spettacolo e il ritorno della guerra come misura della realtà, l’Italia è chiamata a fare i conti con la propria collocazione internazionale. La partita sull’Ucraina diventa così il vero discrimine: tra il fronte atlantico di Meloni, Tajani e Crosetto e le ambiguità di un campo largo dove il pacifismo rischia di diventare la copertura politica del putinismo. Il commento di Fabrizio Cicchitto, presidente di ReL Riformismo e Libertà e direttore di Civiltà Socialista

Spesso in Italia il grottesco ha straordinarie capacità mediatiche e domina la scena a lungo. Ma alla fine, malgrado tutto, prevale il dramma perché, alla stretta, la politica è una cosa seria.

Così, mentre nel mondo si sviluppava un inusitato attacco all’Europa portato avanti da una sorta di chiodo a tre punte — la Cina sul piano economico e produttivo, la Russia con l’aggressione militare all’Ucraina e la guerra ibrida nei confronti di altre nazioni, l’Iran con un terrorismo variamente modulato —, invece l’Italia era affascinata dalle singolari affinità elettive che coinvolgevano Ranucci e Lavitola in una vicenda tuttora incomprensibile, con ricadute mediatico-giudiziarie che trascinavano il plenum dell’Anm in una standing ovation rivelatasi assai imbarazzante.

Però, malgrado tutto, malgrado le esibizioni e gli exploit di qualche pagliaccio televisivo, purtroppo la politica che si traduce in guerra, guerra con morti e feriti, e anche guerra ibrida si riafferma nella sua drammatica serietà.

Allora, al di là delle apparenze, da un lato Vannacci, dall’altro lato ConteIl Fatto Quotidiano, malgrado le apparenze, risultano una cosa seria. Così molti indizi fanno pensare che Putin, il quale ha sempre avuto una grande attenzione per l’Italia, si sia fatto alcuni conti: Salvini è un caro amico, sostenuto anche in vario modo. Ma è un cane che abbaia e non morde. Alla stretta sull’Ucraina (che, per ciò che riguarda l’Italia, interessa molto a Putin), a contare nel centrodestra sono Giorgia Meloni, Tajani e Crosetto.

Allora Vannacci, che è il vero agente politico della Russia, prima ha usato la Lega come un taxi, poi ha fatto una scissione per mettersi in proprio: il suo 6-7% può essere anche determinante per far vincere un Campo Largo dove, a loro volta, Conte, Avs, con l’assistenza ideologico-culturale di Bettini e di D’Alema, stanno mettendo in campo un falso pacifismo e un autentico putinismo. La loro proposta è quella di bloccare il sostegno militare all’Ucraina in nome della pace, in effetti per provocarne la resa. E anche Travaglio è molto preciso sul Fatto Quotidiano di oggi.

Sull’altro versante, Giorgia Meloni, nella sua intervista di ieri al Foglio, è stata molto netta nel suo appoggio all’Ucraina, molto netta e molto seria.

È l’ora della verità per il Pd. Il Pd della Schlein è quello di Gentiloni e di Guerini. Malgrado tutto, malgrado i tanti pagliacci in circolazione, non c’è niente da fare: alla stretta, la politica risulta una cosa seria.


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