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L’obbligo di ricordare l’eredità di Moro. Scrive Mannino

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A 110 anni dalla nascita di Aldo Moro, la memoria torna alle sue battaglie per l’unità della Democrazia cristiana e al monito contro le divisioni che avrebbero potuto travolgere il partito. Un’eredità politica che, riletta alla luce della crisi del popolarismo europeo, interroga ancora il presente e soprattutto le nuove generazioni. Il ricordo di Mannino

Oggi ricorre il 110 anniversario della nascita di Aldo Moro. La ricorrenza obbliga il ritorno della memoria alla Sua vita alla Sua personalità, pensiero ed azione politica, alla sua tragica morte.

In me particolarmente ritorna alla mente ed al ricordo le sue invocazioni, le definirei proprio così per la continuità con cui le svolge, per la passione che si legge sotto le parole, dell’unità della Democrazia Cristiana.

A volte, le ricordo così, sembravano un abbandono retorico a volte una petizione di principio
per chi dirigeva il formularsi di un pensiero strategico, a volte un richiamo paterno o paternalistico.

A distanza di tanto tempo e dopo la dissoluzione politica della Dc sotto i colpi del maglio di fattori diversi ed opposti anche, ma che colpivano la ragione etica della Dc, rovesciandone tutto il senso storico con il rovesciamento della verità, il richiamo più accorato dal profondo del suo animo era all’unità della Dc.

Era come se avesse consapevolezza , ed i segnali ne aveva avuti tanti dalla scortesia di Kissinger all ‘articolo sul foglio di Scalfari su ‘antilope kobbler’ , che non restando uniti sarebbero stati falciati.

E non posso con animo sereno, oggi che molti amici sono già andati via, non chiedere a quanti, suggestionati da un’interpretazione storica poi denegata dallo stesso autore storico, hanno ritenuto la via dell’incrocio catto-comunista- come quella giusta.

Con il sorriso sulle labbra dico per la propria prospettiva, o di chi di corsa si è lasciato richiamare dalla sirena berlusconiana.

È finito il Partito Popolare che era un asse dell’equilibro democratico dell’Europa non soltanto dell’Italia. lo prova oggi la crisi del la Cdu tedesca.

Kohl diceva insieme siamo l’asse popolare che dal Reno al Mediterraneo terrà l’Europa democratica. Ho sentito personalmente questa valutazione che Kohl faceva ad Andreotti.

Questo oggi per la storia. E per i giovani perché si impegnino prima di tutto a capire l’attualità guardando dietro. Ripeto non per risentimento.
Ma per sentimento.


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