A Jolanda di Savoia nasce Iasa, la nuova scuola internazionale di alta formazione agroalimentare promossa da BF e istituita dal Mur. Ricerca, capitale umano e innovazione al centro di un progetto che guarda all’Africa e si inserisce nella strategia del Piano Mattei. Un modello che intreccia università, impresa e cooperazione per rafforzare la proiezione internazionale dell’Italia
L’agricoltura non è più soltanto una questione di campi, raccolti e filiere. È diventata una partita di sicurezza, tecnologia e geopolitica. E proprio per questo, secondo Anna Maria Bernini, “l’agricoltura innovativa è una delle grandi sfide strategiche del futuro”. Da Jolanda di Savoia, nel cuore del polo agro-zootecnico di BF, l’Italia prova a costruire uno degli strumenti con cui affrontarla: Iasa, Institute of Advanced Science for Agriculture, la prima scuola internazionale di dottorato e centro di ricerca e alta formazione universitaria dedicato interamente ai sistemi agroalimentari, con lo status di Scuola universitaria superiore a ordinamento speciale.
Non soltanto una nuova istituzione accademica. Iasa nasce dall’incontro tra Ministero dell’Università e della Ricerca e BF e porta dentro un unico progetto università, ricerca, impresa e cooperazione internazionale. Una combinazione che assume un significato ulteriore se osservata attraverso la lente del Piano Mattei: formare capitale umano, condividere conoscenze e tecnologie, costruire competenze in Italia e con l’Africa significa infatti intervenire su una delle infrastrutture più importanti della sicurezza globale, quella alimentare.
“L’agricoltura innovativa è una delle grandi sfide strategiche del futuro, perché intreccia sicurezza alimentare, sostenibilità, competitività e capacità di governare le trasformazioni tecnologiche”, ha spiegato Bernini a Jolanda. “Per affrontarla servono ricerca e conoscenza, ma soprattutto nuove competenze, capaci di mettere insieme saperi e discipline diverse”. Da qui l’obiettivo indicato dalla ministra: “Costruire un ecosistema in cui università, ricerca e imprese lavorino insieme, trasformando l’innovazione in soluzioni concrete per un’agricoltura più moderna, competitiva e sostenibile”.
È una chiave di lettura che sposta Iasa dal perimetro tradizionale di una scuola di alta formazione. Bernini ha parlato della necessità di superare una formazione legata alla geografia dei confini: “Non si vive più di geografia politica. Si vive di ecosistemi e collaborazioni”. E dentro questo ecosistema Iasa mette insieme mondi diversi: “Qui sono rappresentati tanti mondi. C’è il mondo dell’università, dell’impresa, del biopharma. C’è tutto”.
La dimensione internazionale è strutturale. “All’interno del Piano Mattei, lavoriamo con l’Africa per crescere assieme, per condividere conoscenze antiche e nuovissime”, ha sottolineato la ministra. L’obiettivo non è dunque soltanto formare ricercatori, ma costruire una circolazione dei saperi capace di produrre sviluppo. “Mattei voleva che tutti parlassero la stessa lingua per progetti di governance a tutti i livelli”, ha aggiunto Bernini. E quella lingua, nella nuova stagione della cooperazione, è anche quella della scienza, della tecnologia e della formazione.
È qui che BF assume un ruolo centrale. Il gruppo guidato da Federico Vecchioni non è semplicemente il promotore industriale dell’iniziativa: mette a disposizione una piattaforma concreta sulla quale far dialogare ricerca e produzione. Il Campus di Jolanda è immerso in oltre 5mila ettari di azienda agraria sperimentale e dispone di laboratori, aule, spazi di ricerca e oltre 150 posti letto. Iasa diventa così un vero “Living Lab”, dove il modello “classroom and field” porta la ricerca fuori dall’aula e la misura direttamente con le colture, le tecnologie, le risorse e le esigenze delle filiere.
“Per noi è un punto della storia di BF”, ha spiegato Vecchioni, ringraziando Bernini “per aver creato una condizione che ha permesso a BF di candidarsi in un percorso nuovo a cui crediamo da molti anni”. Il presidente esecutivo del gruppo ha indicato nella conoscenza il fattore destinato a dare continuità al progetto: “La conoscenza darà solidità a questo progetto”. E ha definito Iasa “il cuore pulsante del futuro dell’agrindustria”.

Una prospettiva che per BF assume una precisa dimensione internazionale. “Iasa è nata all’interno del Piano Mattei”, ha rimarcato Vecchioni, parlando di una “visione internazionale dell’Italia” e di BF come “attore economico che si misura oltre il confine italiano”. Il collegamento passa soprattutto attraverso BF International, che potrà rappresentare lo sbocco naturale per il capitale umano formato dalla Scuola e per il trasferimento di innovazioni e tecnologie nei territori nei quali il gruppo è presente.
Il primo banco di prova arriverà già a novembre. Il dottorato in Advanced Sciences for Agrifood Systems prevede 22 posti: 12 con borsa di studio, otto dei quali riservati a candidati provenienti da Paesi africani, e dieci di dottorato industriale. Tre anni di formazione e ricerca nei quali agri-business e agri-tech vengono affrontati con un approccio interdisciplinare. Al termine, per i dottorandi, sarà possibile proseguire l’attività di ricerca nelle BFuture Farm di BF International.
È il punto nel quale la formazione diventa strumento di cooperazione. Portare giovani africani in Italia, formarli su tecnologie, sostenibilità, gestione delle risorse e filiere agroalimentari e creare le condizioni perché quelle competenze possano essere rimesse a disposizione dei territori significa costruire capacità e non semplicemente trasferire modelli. Una logica che intercetta direttamente la filosofia del Piano Mattei.
“Stiamo realizzando davvero qualcosa di straordinario”, ha osservato Sergio Dompè, richiamando la capacità italiana di trasformare il “saper fare” in un patrimonio internazionale. “Il saper fare è uno dei modelli del Made in Italy più reali”, ha aggiunto, collegandolo alla necessità di “cultura e conservazione dei territori”.
Sul piano scientifico, la sfida è affidata a una struttura che vuole tenere insieme conoscenza e applicazione. Pier Sandro Cocconcelli, magnifico rettore Iasa, ha sottolineato la necessità di una nuova generazione di ricercatori capace di affrontare insieme cambiamento climatico, pressione sulle risorse naturali e sicurezza alimentare. L’obiettivo è “produrre di più e meglio”, aumentando la resilienza delle filiere e riducendo l’impatto ambientale.
Alla presentazione erano presenti anche Elisa Trombin, sindaca di Jolanda di Savoia; Laura Ramaciotti, presidente della CRUI e rettrice dell’Università di Ferrara; Sabrina Saccomandi, direttrice generale IASA; Matteo Lorito, presidente del Centro nazionale per le tecnologie dell’agricoltura Agritech e vicepresidente Anvur; e Vincenzo Colla, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con delega, tra le altre, a formazione, università e ricerca.
Bernini ha posto infine un altro tassello: la capacità di trattenere e far circolare i talenti. “Dare forti ragioni per tornare ai ragazzi se partono per l’estero” è parte della stessa strategia. L’alta formazione, nella visione della ministra, non deve essere una torre isolata, ma una rete nella quale i giovani possano muoversi, acquisire competenze e riportarle nei territori.
Iasa nasce esattamente dentro questa idea. Una scuola che utilizza la terra come laboratorio, la ricerca come motore, l’impresa come piattaforma e la cooperazione internazionale come orizzonte.
Da Jolanda di Savoia, la sfida è trasformare la formazione in una componente della politica estera economica italiana. Perché nella competizione globale sull’agricoltura non basterà possedere terra, tecnologie o capitali. Sarà decisivo anche formare le persone capaci di metterli a sistema.
















