Corriere, scaricatore di merci, camerieri, commessi, tate… La cruda storia dei lavoratori cinesi diventa un genere letterario di successo internazionale, che spalanca le porte della Cina contemporanea e le preoccupazioni per il futuro economico del Paese
“Corriere, scaricatore di merci, cameriere, commesso, apprendista panettiere e molto altro”, si legge nella quarta di copertina di “Consegno pacchi a Pechino” edito da Laterza. Hu Anyan ha avuto 19 lavori, durante due decenni, in sei città diverse della Cina. Nelle sue memorie “working class”, Hu racconta in modo dettagliato, onesto e con una certa dose di humor e brutalità tutti i lavori che ha dovuto svolgere per guadagnarsi da vivere. E la sua storia spalanca le porte della Cina contemporanea, quella quotidiana, del mondo del lavoro.
Il successo del libro, prima in Cina e successivamente a livello internazionale, ha cominciato un vero e proprio successo letterario. In un contesto di crisi e pessimismo per quanto riguarda l’economia, gli scrittori-operai cinesi fanno sentire la loro voce e raccontano una sfera di vita finora silente. “Poesie, saggi e libri scritti da autori della classe operaia hanno ottenuto riconoscimenti negli ultimi anni, attirando anche una crescente attenzione da parte del governo”, si legge in un articolo pubblicato dal New York Times.
Il quotidiano americano riprende il bestseller di Hu Anyan, ma anche il contenuto delle poesie di Wang Jibing, un fattorino addetto alle consegne di cibo, “uno dei tanti poeti e scrittori cinesi che hanno trasformato le loro esperienze di lavoro ripetitivo in fabbrica e di precarietà lavorativa in arte”.
Il genere letterario è stato ben accolto, ottenendo un’enorme popolarità negli ultimi anni, in quanto molti cinesi sono preoccupati per il futuro economico del Paese. “Per un’ampia fascia della società, i salari sono stagnanti, la disoccupazione giovanile è elevata e la promessa di una vita migliore in cambio di duro lavoro si è affievolita”, spiega il New York Times. Così, alcuni autori usano la letteratura per richiamare l’attenzione sulla realtà della vita dei lavoratori migranti e dei lavoratori a chiamata e a tempo, mentre altri celebrano l’umanità che fiorisce nonostante queste condizioni. Con una narrativa quasi sempre cruda e diretta.
Ci sono le storie di Hu Anyan, un corriere che ha scritto un’autobiografia di successo sui lavori che ha svolto nell’ambito della gig economy, ma anche quella di Fan Yusu, che ha lasciato i suoi figli a casa per lavorare come tata a tempo pieno a Pechino. I loro libri sono stati pubblicati inizialmente su piattaforme online, ma l’enorme condivisione ha richiamato l’attenzione di grandi gruppi editoriali. Fino ad arrivare alle traduzioni all’inglese e altre lingue… Ad agosto, per esempio, la raccolta di poesie di Wang, “Low Flight”, ha vinto il Premio Letterario Lu Xun, il più alto riconoscimento istituzionale per il genere fino ad ora.
“Per il pubblico cinese, la curiosità verso questi lavoratori si intreccia con l’ansia per le proprie prospettive – conclude il New York Times -. La preoccupazione potrebbe essere particolarmente accentuata per i membri della classe media cinese. Zhu Ping, professore di Studi cinesi all’Università della California di San Diego, crede che il successo di questo fenomeno si debba al fatto che “prestano maggiore attenzione a questo tipo di narrazioni perché potrebbero rappresentare il loro futuro”.
















