Se c’è un compito specifico, e attuale, a cui i democristiani delle varie “confessioni” debbono assolvere è quello di ricostruire quella “politica di centro” che è stata storicamente la vera specificità e un indubbio valore aggiunto per la cinquantennale esperienza democratica e cristiana. E va fatto in qualsiasi schieramento e in qualunque partito
A volte, anzi spesse volte, c’è ancora qualcuno che dichiara di essere il rappresentante esclusivo della Dc. Un auspicio certamente legittimo ma che contrasta radicalmente con tutto ciò che è stata e che ha rappresentato concretamente la Democrazia cristiana nella storia democratica del nostro Paese. E questo per una ragione persino troppo semplice da spiegare, al di là del fatto che la Dc è stata consegnata agli archivi storici da oltre 30 anni. E la ragione di fondo la recupero da una riflessione di molti anni fa pronunciata da uno degli ultimi “maestri” del cattolicesimo democratico italiano, nonché leader della sinistra Dc, Guido Bodrato.
Diceva, al riguardo, il leader piemontese che “la Dc è come un vetro infrangibile. Quando è andata in frantumi si è spezzata in mille pezzi e non è più stata ricomponibile”. Ecco, una descrizione semplice, direi quasi banale, ma di una chiarezza ed efficacia esemplari. Appunto, quando la Dc è “andata in frantumi, non è più stata ricomponibile”. Ma, quel che interessa rilevare, è che la Dc si è spezzata in mille frantumi perchè seppur caratterizzata da una cultura di fondo comune – il cattolicesimo politico seppur declinato con molte sfumature – la Dc era un partito fortemente plurale al suo interno. Più che plurale culturalmente era politicamente plurale. E la conferma, persin plteale, di questa considerazione risiede nel fatto che dopo il tramonto della Dc i suoi dirigenti, i suoi militanti e i suoi iscritti si sono distribuiti lungo tutto l’arco costituzionale, come si diceva un tempo.
A destra come a sinistra e al centro. Insomma, hanno coperto l’intero arco politico italiano. Anche se la stragrande maggioranza del suo elettorato, va pur riconosciuto, si è progressivamente e massicciamente riconosciuto nei partiti del centrodestra della seconda repubblica. Ma quel che merita di essere ricordato è che proprio i dirigenti e gli esponenti più significativi della fase finale della Dc hanno contribuito, seppur quasi sempre da posizioni centriste, a costruire un progetto politico di centro destra da un lato e di centro sinistra dall’altro. Un contribuito che in questi ultimi anni si è pericolosamente eclissato al punto che oggi, purtroppo, dopo la nefasta e devastante stagione populista, qualunquista e demagogica interpretata e cavalcata dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega salviniana, assistiamo ad una altrettanto nefasta radicalizzazione della lotta politica che rischia di indebolire ed azzerare la stessa qualità della nostra democrazia. Radicalizzazione della politica che trova nell’attuale sinistra un riferimento certificato e, purtroppo, anche in alcuni settori ben specifici del centro destra.
Ora, quindi, se c’è un compito specifico, e attuale, a cui i democristiani delle varie “confessioni” debbono assolvere è quello di ricostruire quella “politica di centro” che è stata storicamente la vera specificità e un indubbio valore aggiunto per la cinquantennale esperienza democratica e cristiana. E va fatto in qualsiasi schieramento e in qualunque partito. E questo al di là delle simpatiche rivendicazioni di rappresentare in modo esclusivo il patrimonio politico, culturale ed istituzionale della Democrazia cristiana. Questa è, oggi, la vera sfida politica e culturale dei “democristiani”. Il resto, purtroppo, è solo folklore.
















