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Guerra, cyberspazio e tecnologie emergenti. Come cambia la leadership secondo il gen. Mannino

Di Stefano Mannino
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La competizione tra Stati Uniti e Cina, l’evoluzione delle minacce ibride e il ruolo delle tecnologie emergenti stanno trasformando gli equilibri internazionali e i processi decisionali. Formazione, leadership e centralità dell’essere umano diventano elementi fondamentali per affrontare queste sfide. La riflessione del generale Mannino, presidente del Centro alti studi per la Difesa, in occasione di “Navigare la complessità”, l’incontro promosso con il Cortile dei Gentili sul rapporto tra pace, sicurezza e responsabilità

L’attuale scenario internazionale è caratterizzato da instabilità, incertezza e imprevedibilità, condizioni che rendono sempre più difficile comprendere l’evoluzione degli eventi e assumere decisioni efficaci. La rapidità dei cambiamenti e l’interdipendenza tra fenomeni politici, economici, tecnologici e sociali hanno trasformato la complessità in una condizione strutturale del mondo contemporaneo. Una realtà che impone di ripensare gli strumenti attraverso cui interpretare i fenomeni, esercitare la leadership e preparare le future classi dirigenti.

La definizione di una nuova normalità, richiamata dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, restituisce la dimensione di questo cambiamento. Crisi apparentemente distanti producono conseguenze che attraversano settori e aree geografiche differenti, rendendo sempre meno efficaci gli schemi interpretativi tradizionali. È la condizione della policrisi, nella quale eventi di natura diversa si manifestano simultaneamente e amplificano reciprocamente i propri effetti.

Sullo sfondo si colloca la competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina, accompagnata dall’affermazione delle tecnologie emergenti e dirompenti. La tecnologia ha progressivamente superato la funzione di semplice strumento a supporto del cambiamento, diventandone uno dei principali fattori trainanti. La capacità di sviluppare e controllare queste innovazioni rappresenta ormai una componente essenziale del potere geopolitico.

A modificare gli equilibri contribuisce anche la crescente influenza di attori non statuali. Organizzazioni terroristiche, reti criminali transnazionali, grandi gruppi finanziari e compagnie tecnologiche dispongono in alcuni casi di risorse paragonabili, o superiori, a quelle di Stati di media potenza. I governi si trovano così a operare in un sistema nel quale non detengono più il controllo esclusivo delle dinamiche che incidono sulla sicurezza e sull’economia.

Anche la natura delle minacce è cambiata. Ai tradizionali domini terrestre, marittimo e aereo si sono aggiunti lo spazio, il cyberspazio e la dimensione informativa e cognitiva. Le minacce ibride attraversano questi ambienti, producendo effetti che possono trasferirsi da un settore all’altro. Un attacco informatico o una campagna di disinformazione possono incidere sulle istituzioni, sulle attività economiche e sulla percezione collettiva della realtà. La sicurezza richiede pertanto una capacità di lettura multidimensionale, in grado di riconoscere le connessioni tra fenomeni differenti.

La stessa geopolitica ha conosciuto una trasformazione profonda. Alla dimensione tradizionale, legata al territorio e alla sovranità degli Stati, si è affiancata quella economica, alimentata dalla globalizzazione, e successivamente una dimensione digitale sempre più rilevante. Il controllo dei dati e delle infrastrutture fisiche e virtuali costituisce oggi una leva fondamentale di influenza. Parallelamente, la guerra in Ucraina ha riportato in primo piano il valore del territorio e della forza militare convenzionale, mostrando come le nuove forme di competizione convivano con dinamiche strategiche tradizionali.

A rendere il quadro più articolato contribuisce la trasformazione delle alleanze internazionali. Accanto ai rapporti fondati su valori condivisi emergono forme di cooperazione a geometria variabile, nelle quali le convergenze si modificano in funzione degli interessi contingenti. La rilevanza delle identità religiose nelle dinamiche politiche, gli squilibri economici, le pressioni demografiche e le questioni legate alla sostenibilità rappresentano ulteriori fattori di instabilità, le cui conseguenze si intrecciano con quelle delle altre trasformazioni.

Questo scenario incide direttamente sulla capacità decisionale. Gli Stati incontrano difficoltà crescenti nel governare fenomeni che superano i confini nazionali, mentre la velocità degli avvenimenti riduce il tempo disponibile per comprenderli e intervenire. In assenza di informazioni complete, i decisori politici, militari e istituzionali possono essere indotti a rinviare scelte che comportano rischi e responsabilità. Anche la mancata decisione, tuttavia, produce conseguenze, lasciando che siano gli eventi a determinare l’evoluzione delle situazioni.

In questo contesto assume particolare rilievo il rapporto tra essere umano e tecnologia. Le capacità di elaborazione dei dati offerte dall’intelligenza artificiale rappresentano una risorsa importante per affrontare scenari complessi, ma l’efficienza tecnologica non può sostituire la responsabilità umana. Gli strumenti possono sostenere l’analisi e accelerare i processi, mentre il giudizio sulle conseguenze e sulle implicazioni etiche delle decisioni deve rimanere affidato alle persone.

La questione investe anche i fondamenti della convivenza sociale. Dignità della persona, bene comune e solidarietà costituiscono riferimenti essenziali in un contesto nel quale gli interessi economici e le trasformazioni tecnologiche assumono un peso crescente. Le difficoltà attraversate dalle tradizionali agenzie educative, a partire dalla famiglia e dalla scuola, pongono inoltre interrogativi sulla capacità di trasmettere alle nuove generazioni valori, strumenti critici e senso di appartenenza alla comunità. Una sfida che coinvolge anche istituzioni come le Forze armate e le organizzazioni religiose.

La risposta a queste trasformazioni passa dall’investimento sul capitale umano. È il principio che orienta l’attività del Centro alti studi per la difesa, concepito come luogo di formazione e confronto aperto ai dirigenti militari italiani, ai rappresentanti di Paesi alleati e amici, alle istituzioni, all’industria e alla società civile. Una dimensione internazionale e intersettoriale che permette di mettere in relazione esperienze differenti, contribuendo alla preparazione delle attuali e future classi dirigenti.

Il percorso si sviluppa attraverso due dimensioni complementari, formazione ed educazione. La prima riguarda l’acquisizione di conoscenze e competenze professionali, alle quali devono affiancarsi capacità trasversali come la visione strategica, il lavoro di gruppo, la gestione dello stress e l’adattamento al cambiamento. In questa direzione opera anche la Leadership and Soft Skills Academy, dedicata al rafforzamento delle competenze necessarie per agire in ambienti complessi.

L’educazione riguarda invece la dimensione dell’essere, attraverso la costruzione di un patrimonio culturale e valoriale. La competenza tecnica deve accompagnarsi all’integrità personale, alla responsabilità e alla consapevolezza del ruolo esercitato nella collettività. L’obiettivo è preparare persone capaci di affrontare problemi articolati senza perdere di vista le conseguenze delle proprie decisioni e il riferimento al bene comune.

Questo approccio richiede una concezione della leadership fondata sull’apprendimento continuo, sulla capacità di adattamento e sul coraggio di decidere. La rapidità delle trasformazioni rende necessario aggiornare costantemente le proprie conoscenze e rimettere in discussione convinzioni consolidate. Nelle situazioni più complesse raramente esistono risposte perfette o informazioni complete, ma chi esercita funzioni di comando deve comunque assumere decisioni ponderate. È una responsabilità particolarmente significativa nell’ambito militare, dove le conseguenze delle scelte possono incidere direttamente sulla vita delle persone.

Altrettanto importanti sono inclusività e umiltà. Nessun individuo possiede da solo tutte le conoscenze necessarie per affrontare problemi multidimensionali. Il confronto tra competenze ed esperienze differenti permette di costruire valutazioni più solide, mentre il lavoro di squadra e il coinvolgimento dell’intero Sistema Paese rappresentano condizioni essenziali per affrontare sfide che nessuna istituzione può governare isolatamente.

Pace e sicurezza si inseriscono in questa prospettiva come responsabilità collettive. La prima richiede un impegno quotidiano, mentre la seconda costituisce una condizione necessaria per lo sviluppo della società. Entrambe dipendono dalla capacità di coltivare conoscenza, integrità e senso di responsabilità, mantenendo al centro la persona.

Per le nuove generazioni, la sfida sarà imparare a interpretare una realtà in continua trasformazione senza rinunciare alla capacità di agire. Preparazione, curiosità, adattabilità e rigore morale costituiscono gli strumenti per affrontare l’incertezza. Le tecnologie continueranno a modificare i processi decisionali, ma la qualità delle scelte dipenderà dalla capacità delle persone di utilizzarle con consapevolezza. La formazione e l’educazione rimangono quindi fondamentali per governare la complessità e preservare il valore delle istituzioni.


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