A quasi sette anni da La rivoluzione dietro l’angolo di Mario Caligiuri, alcune previsioni sui protagonisti non si sono realizzate. Ma le fragilità individuate dal saggio, dalla costruzione del consenso online alla cyber-education, continuano a segnare il dibattito sulla sicurezza nazionale
Dopo la rilettura pubblicata da Formiche il 29 ottobre, vale la pena fare un passo in più: confrontare le singole ipotesi del 2019 con quello che è accaduto. Una verifica puntuale dice più di una celebrazione.
Parlando di Anonymous, Mario Caligiuri ne indicava “prospettive di crescita imprevedibili” e proponeva di seguire il Partito pirata come possibile estensione elettorale. Erano ipotesi di lavoro. L’hacktivismo che negli ultimi anni ha colpito l’Italia ha avuto infatti altri protagonisti: nel febbraio 2025 NoName057(16) ha rivendicato ondate di attacchi DDoS contro ministeri, banche, aeroporti e altri obiettivi. Il Partito pirata, dal canto suo, non è diventato in Italia lo sbocco elettorale che il testo invitava a osservare.
Anche la piattaforma Rousseau appartiene a una stagione conclusa. Caligiuri la descriveva come un esperimento “i cui esiti potranno essere verificati probabilmente tra non molto”. Il 5 giugno 2021 arrivò la separazione dal Movimento 5 Stelle, con Davide Casaleggio che annunciava l’uscita. Quel divorzio ha chiuso il rapporto tra Rousseau e il Movimento, lasciando aperta la crisi della rappresentanza che il saggio attribuiva a Rousseau il merito di rendere visibile.
La Bestia ha avuto una parabola diversa. Luca Morisi lasciò la comunicazione social di Matteo Salvini nel settembre 2021; nel 2026 la Lega ha spostato su TikTok la propria sperimentazione comunicativa. La frase di Caligiuri secondo cui “la Rete, più che il luogo della democrazia diretta, è diventato l’ambito dove viene fabbricato il consenso da parte di gruppi economici e politici” continua così a descrivere il problema, anche se piattaforme e linguaggi sono cambiati.
Una previsione può sbagliare il nome e cogliere la trasformazione. I segnali deboli aiutano a individuare una direzione, non consegnano l’elenco dei protagonisti futuri. Il metodo va giudicato sulla capacità di porre la domanda giusta e di sottoporre poi le risposte a verifica.
Questa distinzione cambia il modo di valutare il libro. Nel 2019 si potevano già osservare la costruzione del consenso e l’uso politico degli attacchi informatici; non si sapeva chi avrebbe occupato quello spazio negli anni successivi. La verifica serve a correggere l’analisi dei rapporti di forza, evitando di cercare nel presente soltanto gli attori citati nel passato.
Il bilancio riguarda anche i segnali sociali. Nel saggio i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano erano uno su quattro. Nel 2025 la quota dei Neet è scesa al 13,3%. In valori assoluti sono passati da oltre 2 milioni nel 2018 a 1,178 milioni: il calo della popolazione giovanile, da solo, non spiega quindi il miglioramento. Più difficile dire quanto abbiano contribuito le politiche attive e quanto la ripresa dell’occupazione; i dati complessivi non permettono di separare i due effetti.
Il risultato è positivo, ma non esaurisce il disagio. Il Cnr-Ifc ha stimato che circa 54mila studenti tra 15 e 19 anni si identificano nella condizione di hikikomori. Sono fenomeni con perimetri statistici differenti e l’isolamento giovanile non descrive da solo la condizione di una generazione. Entrambi i dati aiutano però a capire dove si manifesta il disagio, prima che possa diventare una vulnerabilità politica.
Qui torna attuale la risposta educativa. Caligiuri proponeva la cyber-education come insegnamento di base fin dalle elementari e citava Robert David Steele: “la migliore difesa di una nazione è una cittadinanza istruita”. I dati PIAAC diffusi dall’Inapp collocano l’Italia a 245 punti in literacy, contro una media Ocse di 260. La difesa della democrazia passa anche da queste capacità di lettura e comprensione, prima ancora che dagli strumenti tecnici.
La cyber-education dovrebbe comprendere la valutazione delle fonti, la comprensione dei testi e il riconoscimento della manipolazione, accanto all’uso sicuro dei dispositivi. Sono anzitutto competenze del cittadino.
Un’edizione 2026 del saggio dovrebbe ripartire da qui: dalle condizioni che producono disagio e dalle capacità cognitive necessarie a contrastarlo. I protagonisti cambiano in fretta. Il compito dell’intelligence resta quello di capire perché emergono e su quali vulnerabilità possono far leva. È un invito a scriverlo.







