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Pil all’insu? Festeggiamo con moderazione

Il Pil italiano è tornato a crescere nel 1° trimestre 2015, dopo essere rimasto invariato a fine 2014. L’attività economica è anzi cresciuta più del previsto, di 0,3% t/t, superando le aspettative di consenso (0,2% t/t). Il Pil azzera così il calo su base annua (le attese nostre e di consenso si posizionavano a -0,2% a/a).

CONFRONTO TRA STATI

La crescita nel trimestre è il primo dato positivo per il PIL italiano da un anno e mezzo, ed è un massimo da ben quattro anni. In termini congiunturali, il Pil italiano è cresciuto in linea con quello tedesco a inizio 2015 (ma meno rispetto a Francia e Spagna).

LA MAPPA DEI SETTORI

Il dettaglio delle componenti non è ancora noto (verrà diffuso il prossimo 29 maggio). In ogni caso, secondo quanto riportato dall’Istat, la ripresa è il risultato di una crescita del valore aggiunto nell’agricoltura e nell’industria (comprese le costruzioni), in presenza di una sostanziale stazionarietà nei servizi.

IL RUOLO DEL MANIFATTURIERO

Il contributo dell’industria è stato decisivo, come era lecito attendersi dopo il dato comunicato dall’Istat venerdì scorso che aveva mostrato una crescita superiore al previsto della produzione industriale a marzo. D’altra parte, non sorprende che il manifatturiero sia trainante in questa fase, visto che è il comparto che maggiormente beneficia degli shock positivi su tasso di cambio e prezzo dell’energia. Si tratta anche tipicamente di un settore anticipatore, pertanto riteniamo che sia solo questione di tempo affinché possa vedersi una ripresa diffusa anche ai servizi (le indagini di fiducia nel settore vanno in questa direzione).

LA MANO DELLA DOMANDA INTERNA

È interessante, ed è un segnale di sostenibilità della ripresa, il fatto che essa non venga dall’export ma dalla domanda interna, il cui contributo positivo (al lordo delle scorte) ha prevalso su quello, negativo, dalla domanda estera netta. Riteniamo comunque che nel trimestre possano essere cresciuti entrambi i flussi commerciali (ma evidentemente la crescita dell’import è stata più significativa di quella dell’export).

RITORNO ALLA CRESCITA

In sintesi, il dato certifica il tanto atteso ritorno alla crescita per l’economia italiana, su ritmi che non si vedevano da quattro anni. Pur evitando facili trionfalismi (il livello del PIL resta del 9,3% inferiore ai picchi pre-crisi, e perché la ripresa sia maggiormente percepibile occorre un miglioramento tangibile del mercato del lavoro che come sempre è un indicatore ritardato del ciclo), tuttavia il dato non ci appare come sporadico ma segna l’inizio di un trend. In effetti, sulla base degli indici anticipatori, è possibile un’accelerazione della crescita già dal trimestre in corso. Ciò apre la strada a un processo di ulteriore revisione al rialzo delle stime sul PIL italiano nel 2015.

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