Skip to main content

Gianluca Zapponini About Gianluca Zapponini

Gianluca Zapponini, romano dal 1985, giornalista professionista dal 2016, papà di una bimba e gran goloso di notizie. Nel 2010 fresco di laurea di Scienze Politiche sono approdato a Milano Finanza, per restarci oltre 4 anni. Quotate, mattone, giochi, una spruzzata di politica ma soprattutto tanta tanta finanza pubblica. Poi il passaggio dalla carta stampata all'agenzia finanziaria MF-DowJones e infine l'arrivo a Formiche.net.

Dagli asset russi all'auto elettrica. La mappa europea di von der Leyen

Nel suo primo discorso sullo stato dell’Unione da quando è stata rieletta a capo del governo europeo, Ursula von der Leyen tocca tutte le corde più sensibili, in un momento di massima confusione sul futuro del Vecchio continente. A Kyiv bisogna prestare denaro, ma senza ricorrere massicciamente ai beni congelati della Russia. Ed è tempo di un’auto elettrica made in Europe che ponga fine all’invasione cinese. Messaggio a Israele: basta con il sostegno incondizionato

Per il petrolio russo la Cina non è l'Europa. Tabarelli spiega perché

Da una parte la Cina compra greggio ma a prezzo di saldo, dall’altra l’embargo dell’Europa sulle forniture di Mosca sta funzionando. Il risultato è un crollo delle entrate per il Cremlino. E anche sul gas si potrebbe seguire lo stesso copione. Conversazione con Davide Tabarelli, fondatore di Nomisma Energia

Assopigliatutto, Byd fa le prove generali di monopolio in Cina

Il costruttore di Shenzhen, che grazie ai mastodontici sussidi pubblici sta cannibalizzando il mercato, potrebbe spingere al fallimento decine di case concorrenti cinesi, oltre ad aumentare la pressione sull’Europa. E piazza un’altra bandierina in Italia

Italia, Spagna e Grecia meglio di Francia e Germania. Ora lo dicono anche le Borse

Mentre Oltralpe va in scena la resa dei conti per governo Bayrou, dai mercati arriva un nuovo segnale circa il ribaltamento degli equilibri continentali. Le piazze di Atene, Madrid e Milano tirano più di Berlino e Parigi

Auto elettriche e pannelli, la via europea per non morire di Cina

La manifattura cinese a basso costo sta fagocitando quel che rimane della transizione europea, a cominciare dal fotovoltaico per arrivare alle auto verdi. Ma se il Vecchio continente vuole darsi una speranza di sopravvivenza deve imbrigliare il Dragone, ridimensionandone il peso, senza però tagliare definitivamente i ponti. Cosa che peraltro l’Europa non può permettersi. Ecco cosa scrivono Emmanuel Guerin, della European Climate Foundation e Bernice Lee, consulente speciale presso Chatham House

Tagliare i tassi o no? Il dilemma russo e l'aut aut dei banchieri

Per la seconda volta in tre mesi Sberbank, il più grande istituto russo e per giunta controllato dallo Stato, avvisa Mosca: il Paese viaggia contro l’iceberg, subito un freno al costo del denaro o ci si farà del male. Ma c’è di mezzo la banca centrale

Il solare non sorge più in Cina. Pechino scorge la crisi del fotovoltaico

Dopo anni di boom, grazie al dominio quasi assoluto del mercato dell’energia solare, ora i produttori del Dragone scontano le prime, importanti, perdite. Colpa dell’offerta superiore alla domanda che ha abbattuto i prezzi dei pannelli. E anche all’estero Pechino perde appeal

Chin-ema. Dal grande schermo alla pubblicità, con BYD va in scena il soft power cinese

Il costruttore di Shenzhen ha, indirettamente, attaccato il governo italiano per mezzo di una campagna stampa non priva di coni d’ombra, che gioca sull’emotività degli automobilisti. E comunque aggressiva e subdola al tempo stesso. Senza i sussidi di Pechino, però, tutto questo sarebbe impossibile. Il caso delle auto cinesi nel film di Sorrentino e l’inaspettato taglio alle vendite globali

Trump affonda le navi commerciali cinesi. A colpi di dazi

A breve entreranno in vigore le nuove regole americane che impongono alle navi che attraccano nei porti Usa di pagare tasse molto più alte, anche se semplicemente finanziate da Pechino. Di conseguenza, molte società stanno cercando di tagliare i ponti con il Dragone. Una vittoria per Washington

L'Europa lavori di regole e dazi per fermare la Cina. Report Ceps

Se davvero il nemico è alle porte, inutile pensare di inchiodare la Cina alla dogana immaginando un’autosufficienza industriale più utopica che reale. Molto meglio ricorrere a robusti schemi normativi e tariffari che imbriglino le esportazioni del Dragone, complicandogli la vita

×

Iscriviti alla newsletter