Se oggi ogni soggetto può divenire un brand, e se ogni brand può rendere di più quando inserito all’interno di un valore economico d’impresa, allora più che immaginare una talent agency, nel futuro prossimo sarà forse possibile identificare ciascun creator come una società, e le varie agencies come delle vere e proprie holding. Il commento di Stefano Monti
Stefano Monti
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Non un visitatore in più. Come ripensare la fruizione della cultura
Oggi che la cultura e la fruizione culturale si sono affermati come un consumo condiviso, è necessario abbandonare la mera logica dell’attrattore e iniziare a sviluppare una riflessione di tipo territoriale. Ua riflessione più ampia, che si interroga anche sull’effettiva equità del sistema culturale nazionale e sulla possibilità di generare un valore culturale, sociale ed economico che coinvolga il territorio nel suo complesso
Da Netflix al Fondo per l'Arte contemporanea, la cultura dell’effetto wow non crea fruitori, ma clienti
Non si favorisce la cultura forzando ad una fruizione perenne. La si favorisce creando le condizioni perché una determinata produzione culturale possa avere un impatto sulle persone. Vendere è necessario, non imperativo. La riflessione di Stefano Monti
Dall’intervento pubblico ai bonus. Il ruolo dello Stato nell’economia italiana
Il dibattito sul ruolo dello Stato nell’economia italiana si intreccia sempre più con l’uso estensivo di bonus, sussidi e partecipazioni pubbliche. Un modello che solleva interrogativi su sostenibilità, equità e confini dell’intervento pubblico. Da qui la necessità di riflettere su un maggiore coinvolgimento di soggetti privati, lasciando allo Stato la funzione di regolatore e garante dell’interesse generale
Politiche anti-emigrazione cercasi. La sfida di rendere l’Italia desiderabile
L’Italia continua a perdere giovani, non solo per lavoro e stipendi ma per carenza di opportunità, vitalità e spazi di autoaffermazione. Richiamare i talenti dall’estero è difficile e costoso. La priorità deve essere ridurre la voglia di partire, rendendo città e territori più stimolanti sul piano culturale, sociale ed economico per chi deve ancora decidere se restare. La riflessione di Stefano Monti
Cultura e turismo? Essenziale generino sviluppo. La proposta di Monti
Se dobbiamo far emergere la cultura e la creatività, non possiamo concepirla come una sorta di “pubblicità indiretta per i nostri prodotti veri”. La cultura e la creatività “devono essere i prodotti veri”. Se non c’è questa possibilità, allora bisogna ridurre la demografia d’impresa e il numero di occupati, per fare in modo che un dottorato non sia (nei fatti) rubare braccia ad altri settori. La proposta di Monti
È necessario ripensare la cultura anche al netto del turismo. L'opinione di Monti
Il turismo non è un’industria stabile e questo potrebbe generare non poche difficoltà al nostro Patrimonio artistico nel caso in cui, per qualsivoglia motivo, il nostro Paese iniziasse ad accogliere un numero minore di persone. Per questo è urgente che l’Italia si doti di una strategia di progressivo consolidamento del rapporto con i cittadini. L’opinione di Stefano Monti
Un’Italia senza figli sarebbe disposta ad educare robot?
La crisi demografica riflette cambiamenti culturali e tecnologici. Cresce l’affezione per animali e intelligenze artificiali. L’Italia, pur regolamentando con cautela, mostra alta propensione all’innovazione e ai robot come strumenti di stimolo sociale e culturale. Il commento di Stefano Monti
Innovazione come fattore abilitante, non come dipendenza economica. L'opinione di Monti
Il nostro obiettivo, come sistema sociale, non può limitarsi a trovare condizioni che possano in qualche modo arginare condizioni di criticità. Dobbiamo piuttosto anticipare le potenziali innovazioni, per fare in modo che queste possano essere utili per il nostro Paese. in questo, la cultura, l’arte, la storia, i musei, la lettura, la scienza, e tutto ciò che di meraviglioso ha creato l’essere umano sinora, giocano un ruolo essenziale, dice Monti
Consumi degli Italiani. Tra conferme e sorprese, cronache di un Paese divergente
Se dovessimo guardare l’Italia che emerge da queste rilevazioni, non potremmo far altro che immaginare un Paese in cui le famiglie hanno sicuramente dei punti di convergenza, come i consumi per l’alcol e per il tabacco, ma con grandissime differenze in termini di propensione al consumo per quanto riguarda istruzione e cultura. E un Paese divergente è molto lontano dagli obiettivi che, dalla nostra Costituzione ai principi Onu, tutti dichiarano di perseguire. L’analisi di Stefano Monti
















