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Il Medio Oriente è scosso da disordini e instabilità politica – le manifestazioni pro Morsi in Egitto represse nel sangue sono solo l’ultimo esempio – mentre la situazione siriana, in apparenza, sembra essersi spostata nell’ambito della diplomazia, almeno per ora.

Il ruolo degli Stati Uniti
Nello scacchiere mediorientale il ruolo di primo piano degli Stati Uniti, sia nell’impegno militare diretto – Afghanistan e Iraq – che in quello indiretto, attraverso l’appoggio esterno – Egitto, Siria.

Le ultime dichiarazioni sulla situazione siriana sono state rilasciate dal generale Martin Dempsey, capo delle forze militari Usa, ai cronisti che viaggiavano con lui. Il generale ha sottolineato la convinzione che gli sforzi bilaterali tra i paesi della regione e non interventi militari possano essere la chiave giusta per riportare la pace nei territori. Le dichiarazioni sono la conseguenza di colloqui, separati, tra il generale e il Re di Giordania Abdullah II e il capo della difesa giordano, generale Mashal al-Zaben.

Ruolo chiave di Giordania e Israele
Nelle dichiarazioni alla stampa il generale Dempsey ha sottolineato l’importanza strategica di paesi come la Giordania e Israele per la risoluzione del conflitto siriano da una parte per i movimenti e gli scambi di armi che avvengono nella zona, per la Giordania, invece, per gli spostamenti massivi di rifugiati verso i loro territori. “Per Israele – ha dichiarato il generale – c’è la possibilità che armi che potrebbero metterli in pericolo possano andare a finire nelle mani sbagliate, come i gruppi libanesi di Hezbollah o gruppi di estremisti. Per la Giorndania è molto chiaro il problema dei rifugiati e non solo rispetto ai numeri, ma soprattutto nell’impatto sull’economia, sulle infrastrutture e su beni come cibo e acqua”.

Secondo il generale il comune obiettivo di Stati Uniti, Giordania e Israele dovrebbe essere il contenimento delle violenze di oggi per prevenire l’insorgere di nuove violenze domani. Politiche bilaterali e multilaterali sarebbero la strategia vincente, sostiene Dempsey, e gli Stati Uniti proseguiranno in questa direzione per approfondire la cooperazione tra i vari paesi della zona.

Nessuna azione militare prevista
Negli incontri di questa settimana non si è discusso, dice il Generale, di interventi militari diretti, ma solo se e come sia possibile identificare, tra i vari gruppi siriani, un’opposizione moderata e non violenta. La situazione non è facile, infatti non è possibile scegliere tra due parti, considerate le molteplici forse di opposizione presenti nella regione. La complessità della realtà del paese di Assad diventa sempre più chiara man mano che la si conosce più da vicino. Il rifornimento di armi, continua il generale, ai gruppi che vengono identificati come moderati e affidabili proseguirà come proseguiranno le collaborazioni con Giordania e Israele.

Il generale ha poi proseguito approvando il ruolo fondamentale della Giordania nel soccorso dei rifugiati composti al 65% da giovani al di sotto dei 18 anni, 20 % di donne e solo il 15% di uomini, composizione “inaspettata” anche per Dempsey.

Siria, la pace secondo il capo dei militari Usa

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