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Pensate che si spenda abbastanza per sostenere il servizio sanitario? Un libro edito dall’Istituto Bruno Leoni e scritto da Alberto Mingardi, Gabriele Pelissero e Lucia Quaglino dimostra che spendiamo poco e non sempre spendiamo bene.

Il volume dal titolo “La spesa sanitaria italiana – Quel che si vede, quel che non si vede” è un’analisi delle dinamiche della spesa sanitaria italiana con un confronto tra sistemi nazionali in ambito Ocse. Cosa si vede, cosa non si vede e soprattutto cosa si prevede per il futuro del nostro sistema sanitario e in particolare per le risorse ad esso destinate?

Quel che si vede

Secondo i dati presentati dal libro quello che si vede è che la spesa sanitaria italiana in proporzione al Pil non risulta più alta rispetto alla media delle aree Euro ed Ocse, mentre è inferiore a quella di Paesi come Francia e Germania.

Quel che non si vede

Quello che invece non si vede è il suo sistema di finanziamento, con la prassi della reiterata sottostima del fabbisogno allo scopo di contenere la spesa effettiva. Tale spesa viene poi successivamente ricalcolata e gli scostamenti tra quanto previsto e quanto realmente speso non compaiono nei bilanci ma contribuiscono a generare i deficit delle regioni.

E in futuro?

In futuro la spesa sanitaria sarà destinata a subire un incremento indotto da nuovi bisogni di cura e assistenza di una popolazione che invecchia e dall’introduzione di nuove e costose tecnologie.
Nello specifico uno studio richiamato nel volume prevede per i prossimi 20 anni un maggior fabbisogno finanziario che si attesta tra il 47 e il 75%, con ipotesi di incidenza sul Pil che passerebbe rispettivamente al 7,7 ed al 9,2% nel 2030.

Cosa fare?

Per i futuro gli autori del libro sottolineano l’importanza di assicurare la sostenibilità del sistema puntando su una gestione oculata della spesa che punti innanzitutto alla ricerca dell’efficienza, al riparo da manovre finanziarie che rischiano di deprimere un settore trainante per l’economia e di evitare il rischio di compromettere la qualità delle cure e spingere un gran numero di cittadini ad abbandonare prestazioni di primaria importanza.

Per fare tutto ciò gli autori puntano sulla revisione della riforma Amato del ’92 che perse con l’emanazione del D. lgs. 229/99 tutti i suoi connotati innovativi, quali la pluralità di erogatori pubblici e privati, l’accreditamento e la verifica dinamica dei requisiti, la libertà di scelta del cittadino, il pagamento a prestazione, con un ritorno di fatto a modelli centralistici non competitivi.

Tra le proposte leggiamo sul volume di una profonda modifica del metodo di finanziamento del SSN, che ne enfatizzi le componenti di solidarietà dal lato della copertura dei bisogni e quelle di responsabilità sul piano del non riconoscimento delle inefficienze; la valorizzazione della competizione virtuosa e della libertà di scelta, rilanciando il sistema di pagamento a prestazione per tutti gli erogatori; una ristrutturazione della rete ospedaliera; la promozione di un ente autenticamente terzo di vigilanza e controllo.

Il volume edito dall’Istituto Bruno leoni è stato presentato il 31 maggio a Roma in un convegno organizzato dall’Associazione Italiana Ospedalità Privata (AIOP) in cui sono intervenuti insieme agli autori, il senatore Emilio Floris (Pdl), il senatore Nerina Dirindin (Pd), Teresa Petrangolini dell’ufficio Presidenza della regione Lazio, e Natale D’Amico, magistrato della Corte dei Conti.

sanità

Segreti e numeri sulla spesa sanitaria italiana

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