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“Dai Bashar, vattene via. Al diavolo te e il tuo discorso”. Questo è il ritornello di una famosa canzone, simbolo della guerra musicale in Siria, che ha una melodia folkloristica. Il tema è diventato l’inno dei ribelli durante i primi mesi del conflitto in Siria. L’autore e interprete è Ibrahim Qashoush, ora ricordato come “l’usignolo della rivoluzione”.

In un servizio della Bbc si racconta come il conflitto siriano abbia un forte impatto nella cultura popolare e come lo scontro sia non solo con pallottole ma anche a colpi di canzoni. Il fenomeno si può raccontare partendo da storie di gruppi musicali e di cantanti che hanno preso ispirazione dalla cruda realtà del paese per comporre melodie iperrealistiche.

La storia di Qashoush

Il servizio si apre, appunto, con la storia del creatore di “Dai Bashar, vattene via”, Ibrahim Qashoush. A luglio del 2011 il suo corpo è stato trovato senza vita in un fiume ad Hamas. Secondo alcune testimonianze, uomini dell’esercito siriano lo hanno sequestrato e l’hanno ucciso tagliandogli la gola. Ma nella guerra musicale in Siria non tutte sono storie di canti popolari o di cantanti sgozzati. Ad assorbire il conflitto non sono stati solo i generi folkloristici e i cantanti dell’opposizione. Ci sono anche melodie in sostegno di Assad e rapper che continuano a cantare. Ogni banda ha un suo leader, un suo stile e un pubblico. Quasi sempre giovane.

Hip hop siriano

Omar Offendum, un riconosciuto rapper sirio-americano, ha usato alcuni versi della canzone di Qashoush per il tema “#Syria”, nel quale vengono usate frasi come “questi versi uniranno le masse”, e “ho il sogno che cada il regime”. “La scena dell’hip hop in Siria è settaria quanto la sua politica, e il governo ascolta tutto quello che si sente”, ha detto Offendum alla rivista americana “Vice”. C’è anche Murder Eyez, considerato il rapper più famoso della Siria, secondo la Bbc. Il video di una sua canzone, Revolucion, nel quale si vedono immagini di proteste e scontri, ha avuto migliaia di visite in Youtube. È nato ad Aleppo ma ora vive in Egitto. “La musica è un’arma potente per cambiare i concetti della comunità e mandare dei messaggi agli intermediari”, ha detto Eyez alla Bbc.

La musica pro-Assad

E questo lo sa bene il regime di Assad. Non a caso ci sono anche cantanti che esprimono attraverso le melodie il sostegno al presidente siriano. Uno molto popolare è Eslam Jawaad, di origine libanesi, ha 35 anni e non c’è presentazione nella quale non indossi una maglietta con la faccia del contestato leader. In arabo, Assad significa “leone” e una delle canzoni di Jawaad dice “sei siriano/mantiene la fronte in alto /i veri uomini della resistenza anti-Israele si mantengono nel covo del leone”.

“Good Morning Syria” del cantante Ali al Deek è un altro tema pro-Assad. Nel video si vedono immagini degli scontri militari del 2011 e si festeggia la bellezza e la pace della Siria. Mentre le canzoni delle voci che si oppongono al regime si trovano su Internet, quelle a favore del governo sono trasmesse dai media locali. Come ha detto Murder Eyez la musica è un arma potente, anche in guerra.

Murder Eyez

Siria, la guerra è anche musicale

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