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Tassi vischiosi verso il basso, pochi progressi nel percorso di ristrutturazione, alti costi di finanziamento, deterioramento della qualità dei loro asset e profitti deboli. Quello tracciato dal World Economic Forum sul settore bancario europeo non è il migliore dei quadri possibili. Il doppio filo che lo lega al debito sovrano, il cui peso resta il tallone d’Achille dell’eurozona, non facilita il discorso. La ciliegina sulla torta? Il confronto, pesante, con le banche Usa, da cui quelle del Vecchio Continente escono sconfitte. Ma la risposta di Draghi non si è fatta attendere.

Tassi bancari al palo

Il rapporto del Fondo monetario internazionale precisa che senza “progressi nella ristrutturazione delle banche e nella formazione dell’unione bancaria, i tassi con cui si concedono prestiti potrebbero scendere meno delle attese anche se gli spread sovrani continuano a calare”, mentre si prevede che nel breve periodo “il peso del debito sovrano continui a crescere”.

La crisi del settore bancario

Le banche inoltre sono viste ancora alle prese “con pressioni legate alla riduzione del debito in bilancio, alti costi di finanziamento, deterioramento della qualità dei loro asset e profitti deboli” mentre “molte aziende e famiglie devono fare i conti con un indebitamento elevato”.

L’Unione bancaria per contrastare il credit crunch

“Progressi più rapidi verso un’unione bancaria completa nell’Area Euro potrebbero ridurre l’avversione al rischio e sostenere la fiducia di famiglie e aziende” che a loro volta “potrebbero sostenere la domanda e anche migliorare la resa delle riforme strutturali”. “L’adozione di misure per rendere le banche più solide è particolarmente urgente nell’area Euro” per far sì che gli effetti delle politiche monetarie possano trasferirsi anche nell’economia reale, prosegue il rapporto, secondo cui “le condizioni per la concessione dei prestiti continuano a diventare più rigide come riflesso soprattutto delle condizioni delle economie periferiche ma anche dell’outlook macroeconomico debole per la Regione nel suo complesso”.

Il confronto (negativo) con le banche Usa

L’istituto di Washington fa notare che, rispetto alle banche americane, quelle europee “hanno fatto meno progressi nella razionalizzazione dei loro bilanci, nella riduzione dei costi amministrativi e nella ricostituzione di profitti e capitale”. Inoltre, le banche europee restano troppo dipendenti dal cosiddetto “wholesale funding”. E così il Fmi fa un elenco delle mosse necessarie, a cominciare da “ricapitalizzazione, ristrutturazione o chiusura di banche deboli non solo nei Paesi periferici ma che nelle economie core”. Serve inoltre “un’unione monetaria più forte”, una “ricapitalizzazione diretta attraverso il Meccanismo europeo di stabilità” e “sostegno per lo sviluppo di nuovi strumenti di credito per entità non finanziarie (come prestiti garantiti per aziende medio-piccole)”.

“Azioni decisive prese dalle autorità europee hanno aiutato a migliorare la fiducia e le condizioni finanziarie” su scala globale, grazie anche alla grande minaccia evitata di uno “sfaldamento dell’area euro”, ma “nel breve termine i rischi in Europa potrebbero tornare mentre altri potrebbero persistere”.

I rischi rappresentati dal debito sovrano

Secondo il rapporto dell’istituto di Washington, ci sono meno rischi di breve termine ora rispetto all’ottobre 2012 ma “continui aggiustamenti sul piano fiscale” frenano la crescita dell’economia dell’Eurozona. Per l’istituto di Washington, “l’Eurozona deve rafforzare l’Unione monetaria ed economica” anche perché i tentativi per rafforzare l’architettura dell’area euro potrebbero subire uno stallo”. In questo caso, spiega il Fondo, “il debito sovrano dei Paesi periferici potrebbe tornare nuovamente sotto pressione, anche se la Banca centrale europea presumibilmente limiterebbe l’aumento degli spread”.

La “risposta” di Draghi

“La Bce non può fare tutto per tutti in ogni momento”, ha detto il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, parlando a Strasburgo delle difficoltà di finanziamento all’economia reale, problema “su cui continuiamo a lavorare nell’ambito del nostro mandato”.  Le Omt ”hanno dato prova di essere un blocco effettivo contro le infondate paure” di scioglimento dell’euro, ma ”la Bce non può fare da sola, anche i governi devono fare la loro parte”, ha proseguito Draghi, ricordando che ”le strette condizionalità contengono l’azzardo morale da parte dei governi”.

La supervisione bancaria entro l’estate

“E’ della massima importanza che prima dell’estate sia finalizzata la legislazione sulla supervisione bancaria perché entri in vigore nel 2014” ed è ”importante anche procedere con il meccanismo di fallimento ordinato delle banche”: lo ha detto Mario Draghi al Parlamento Ue.

La rassicurazione di Rehn sui depositi garantiti

I depositi bancari “sono e restano garantiti” in Europa: lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Olli Rehn, che ha anche ribadito l’urgenza di realizzare l’Unione bancaria. “Il problema principale – secondo Rehn, che ha così spiegato la scarsa crescita in Europa – è legato alle condizioni finanziarie penalizzanti per le aziende e le famiglie a causa della crisi del settore bancario: occorre sbloccare gli investimenti privati con un nuovo flusso di crediti per la crescita e l’occupazione, e questo non significa certo salvare i banchieri”.

La risposta di Draghi alla bacchettata del Fmi sulle banche Ue

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