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Il famoso fotografo Roustam Adagamov ha riassunto con un tweet una giornata davvero strana per il web in russo: “Il risultato del divieto imposto oggi? Tutti gli utenti di internet in cirillico oggi sono andati su Lurkmore :)”.

La stretta sulla Rete, ordinata dal Cremlino ormai da mesi, si è tradotta nei fatti con i lucchetti all´enciclopedia online Lurkmore, analogo russo di Wikipedia, incluso nella lista di ben oltre 180 siti, dopo che il Servizio federale per il controllo della droga aveva sporto denuncia. La motivazione non sarebbe stata chiarita. La direzione dell´enciclopedia ha pensato bene di “trasferirsi” nelle isole Tonga. Un trasloco virtuale nell´oceano Pacifico, poiché l´abituale IP russo era stato bloccato. Per poi lasciare trapelare: “Ci hanno chiuso per la voce sulla marijuana”. Il Risultato? La dimostrazione che Mosca non ha certo un firewall inespugnabile come i cinesi. Oltre all´ottima pubblicità in rete per Lurkmore, con una valanga di contatti, come fa notare Adagamov. “Vorrei che vietassero anche il mio LiveJournal: nuovi lettori e traffico in più non mi farebbero male :)” scrive su Twitter il sarcastico Aleksey Navalny, leader dell´opposizione. Ma se il divieto sembra solo all´inizio, la vicenda appare come la dimostrazione fattuale della preponderanza della Rete nella vita di tutti i giorni dei russi.

L’interesse russo per l’online L’analista politico Mikhail Melnikov ritiene che il rafforzamento dell’interesse per le notizie online riflette la crescente sfiducia dei russi nella televisione. Mentre l´esperto di media Mikhail Gurevich pensa che “la generazione più giovane insegna ai genitori come comunicare, come trovare le informazioni”. E tra le file dell´opposizione russa, molti ribadiscono: la ´black list´ servirà, più banalmente, per chiudere i siti anti-governativi. Su Internet infatti il dibattito politico russo è molto più ampio che quello che viene rappresentato in tv, sotto il controllo totale del Cremlino. La legge per creare un registro di siti web dai contenuti nocivi è stata approvata dal Parlamento russo a luglio. Immediata la reazione dei grandi network online come Wikipedia, che aveva protestato pubblicamente contro la censura russa. I fautori della norma tuttavia si sono difesi: le autorità possono bloccare l´accesso a siti contenenti pornografia infantile, materiale su droghe e dettagli su come suicidarsi. L’agenzia ha lanciato il suo registro all´indirizzo zapret-info.gov.ru il primo novembre. Nelle prime 24 ore di funzionamento, ha registrato oltre 5.000 denunce per contenuti offensivi, il 96% delle quali è stato respinto.

La libertà di espressione Anche se i gruppi per i diritti umani hanno condannato la mossa come un tentativo di reprimere ulteriormente la libertà di Internet, l´attività continua e si stanno valutando altre 6.000 denunce per contenuti offensivi. “I nostri esperti stanno lavorando sodo e oggi più di 180 siti web sono stati aggiunti al registro”, ha detto Aleksandr Zharov, a capo del Roskomnadzor, l´Authority russa competente. “Restano solo tre siti che devono ancora essere bloccati dai provider ospitanti. Si trovano al di fuori della Russia”, ha aggiunto.

Ecco come Wikipedia russa ha evitato i divieti di Putin

  Il famoso fotografo Roustam Adagamov ha riassunto con un tweet una giornata davvero strana per il web in russo: “Il risultato del divieto imposto oggi? Tutti gli utenti di internet in cirillico oggi sono andati su Lurkmore :)”. La stretta sulla Rete, ordinata dal Cremlino ormai da mesi, si è tradotta nei fatti con i lucchetti all´enciclopedia online Lurkmore,…

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