Skip to main content

L’idea, inutile nasconderlo, è di quelle suggestive: cancellare in colpo solo miliardi di debito sovrano che la Bce detiene nella propria pancia. Persino Mario Draghi, il padre del Whatever it takes e degli aiuti finché ce ne è e finché ce ne è bisogno, non ha mai preso in considerazione l’idea. Ma forse non c’era la pandemia, non c’era la crisi socio-economica più grave dal 1945 ad oggi.

E allora, mentre il mondo guarda all’esito del voto Usa, sono tornate insistenti le voci, ufficialmente non raccolte dall’attuale presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, che vorrebbero Bruxelles e Francoforte, tentate da un’operazione straordinaria (al pari e se non superiore al Recovery Fund) verso i debiti dell’Eurozona (Lega e Movimento Cinque Stelle arrivarono a inserire la richiesta nel famoso contratto ai tempi del governo gialloverde). D’altronde, non è un mistero, il grosso delle misure anti-Covid messe in campo dai governi del Vecchio continente è stato finanziato a deficit, e dunque, in ultima istanza, a debito. Formiche.net ne ha parlato con due economisti molto esperti di cose europee: Innocenzo Cipolletta, presidente di Assonime e Marcello Messori, direttore della Luiss School of European Political Economy.

UN PROBLEMA (EUROPEO) CHIAMATO DEBITO

Il vero problema da qui in avanti per molti Paesi, sarà il debito. Lo dimostra il fatto che per l’Italia, ad esempio, il superamento del rapporto tra debito e Pil al 160% non sarebbe più un tabù. Francia e Spagna sfonderebbero quota 130% a fine 2020, con la Germania che non dovrebbe spingersi oltre il 75%, unica eccezione tra le grandi. E molto debito sovrano, seppur diverso da quello contratto tra il Paese che emette titoli e i mercati, è proprio in mano alla Bce.

Tanto per fare un esempio, nei primi due mesi del programma pandemico Pepp (il successore del Qe) la Bce ha comprato titoli di Stato italiani per 37,36 miliardi ai quali si aggiungono gli acquisti per 2,85 miliardi effettuato tramite il Qe-2 standard. Il che, secondo le stime attuali, vuol dire che a fine 2020 Francoforte avrà nelle proprie mani il 20% del debito pubblico italiano, circa 250 miliardi. E allora? Dal momento che a pandemia finita occorrerà rimettersi in carreggiata con i vincoli di bilancio europei previsti nei trattati, è davvero fantascienza immaginare una cancellazione di parte del debito sovrano nazionale, come avvenne negli anni 50 per la Germania, quando a Berlino furono abbuonati (con rate conclusesi nel 1990, anno della Riunificazione) i debiti di guerra?

MISSIONE (QUASI) IMPOSSIBILE

Innocenzo Cipolletta ha i suoi dubbi. “Credo che questa ipotesi sia prematura. Si parlerà forse di sistemazione del debito più in là quando la pandemia sarà terminata e quando avremo un quadro più certo della situazione di debito e di crescita dei Paesi europei”, spiega. Semmai, la strada potrebbe essere un’altra e cioè allungare i tempi di detenzione dei titoli pubblici, prorogandone, nei fatti, la scadenza evitando così al Paese emittente il pagamento delle cedole per ridare fiato ai conti ed evitare di dissanguare le casse. “Non è da escludere”, spiega il numero uno dell’associazione delle spa italiane, “che la Bce detenga a lungo, molto a lungo i titoli di debito acquistati agendo come la banca centrale giapponese che di fatto ha monetizzato il debito pubblico di quel paese. Ovviamente dipenderà anche se ci sarà inflazione o meno”.

Cipolletta poi esprime altre perplessità, per esempio in relazione alla possibilità che qualche Paese membro chieda ufficialmente la cancellazione del debito. “Non credo perché se lo chiedesse un Paese che ne beneficia finirebbe per essere stigmatizzato”.

LA VIA DI MEZZO

Secondo Marcello Messori, la cancellazione del debito sovrano in pancia alla Bce è un’ipotesi remota. Ma non per questo non si possono mettere in pratica soluzioni che siano a metà strada. Una di queste, la indica lo stesso economista e docente della Luiss. “Già oggi esiste la possibilità che le banche centrali possano tenere nei loro bilanci debito pubblico per molto tempo, con la possibilità di re-investire nello stesso debito, alla scadenza dei titoli. Mi spiego, quando i titoli di uno Stato sottoscritti dalla Bce arrivano a scadenza, la Banca centrale si fa pagare la cedola, ma poi ricompra titoli del medesimo Stato, re-investendo. In questo modo l’ammontare di debito presso la Banca centrale rimane costante, anzi aumenta visto che i programmi di acquisto continuano”, spiega Messori.

Ma non è tutto. Un passo in avanti, pur senza arrivare alla eliminazione vera e propria dello stock, esiste. “Le banche centrali potrebbero cedere parte del debito ad altre istituzioni europee, magari ricorrendo a nuove forme di titolo. In questo modo la Bce potrebbe allocare parte dei titoli, cioè debito sovrano, nell’ambito del mercato dei titoli di debito comunitario che la Commissione ha creato per finanziare Recovery Fund e Sure. In buona sostanza, tra la possibilità di re-investire nel debito sovrano una volta arrivati a scadenza i titoli e la cancellazione vera e propria, c’è una via di mezzo: la cessione da parte delle banche centrali di titoli di debito sovrano, per esempio italiani, a organismi comunitari, come il Mes, per esempio. I medesimi titoli ceduti continuerebbero a godere della garanzia di fatto delle banche centrali nazionali di cui godono attualmente e dunque non si avrebbe alcun trasferimento di rischio”.

D’altronde, è la conclusione di Messori, una cancellazione del debito da parte della Bce è troppo complessa. “Occorrerebbe modificare o riscrivere parte dei trattati, francamente non vedo in questo momento sufficiente consenso per fare questo”.

 

 

Bce, perché è (quasi) impossibile cancellare il debito

Ancora una volta torna in auge la possibilità per Francoforte di abbuonare decine di miliardi di debito contratto con i Paesi membri, per evitare che i conti pubblici esplodano a fine pandemia. A Formiche.net rispondono sulla questione Innocenzo Cipolletta, presidente di Assonime e Marcello Messori, direttore della Luiss School of European Political Economy

Quanta pazienza ancora per Erdogan? L'analisi di Valori

È evidente come la strage di Nizza, così come quella di Vienna, siano da ascriversi a una forma di “terrorismo indotto”, un fenomeno che ha sempre visto in passato singoli individui o micro gruppi trasformarsi in terroristi “per induzione”…

Giubileo

Roma, la via verso il Giubileo del 2025 e la strada per il Campidoglio

Prima riunione in vista del Giubileo del 2025 a Palazzo Chigi ma senza Virginia Raggi. “Sgarbo istituzionale”, ha commentato il Campidoglio. “Presto la Commissione paritetica italo vaticana con il coinvolgimento del sindaco”, ha risposto il governo

Come invertire la curva dei contagi Covid e quella della deprivazione culturale

In queste ore si torna a parlare di chiusure, di zone rosse, di lockdown mirati. La scuola in Italia, si ritrova a fare i conti con lo spettro della DAD. Un incubo per i docenti, le famiglie e gli studenti. In Italia si pensa che la chiusura delle scuole abbia, nei confronti del covid, lo stesso effetto del vaccino. Siamo…

Usa

Dai sondaggi flop al voto Ztl. Cinque lezioni dal voto Usa

Dai sondaggi flop (di nuovo) allo scontro fra città e campagna. Cinque lezioni dal voto Usa che (ancora) non abbiamo imparato. Il commento di Francesco Giubilei, presidente della Fondazione Tatarella

Viva le Forze armate. Il messaggio di Lorenzo Guerini

Il messaggio del ministro Lorenzo Guerini alle Forze armate nella loro Giornata, aperta questa mattina con la deposizione della corona d’alloro al Milite ignoto da parte del presidente Sergio Mattarella. Le celebrazioni (in tono minore causa Covid) su tutta la Penisola

Rosse, gialle e arancioni. Così il nuovo Dpcm divide le Regioni


L’Italia sarà divisa in base al rischio di contagio da coronavirus. Confermato il dispositivo del Dpcm per i provvedimenti nazionali, a livello regionale scattano misure più restrittive per le zone rosse e arancioni

Fra Biden e Trump ha già vinto la democrazia 

Due americani su tre alle urne: affluenza mai così alta da un secolo, un segno di buona salute della democrazia. L’analisi di Alfonso Celotto, docente di Diritto costituzionale

Altro che Trump o Biden. Wall Street trema per il Congresso

Altro che Trump o Biden. I mercati finanziari hanno il terrore di un Congresso tutto in mano ai democratici. Carlo Pelanda, analista e gestore di fondi, spiega perché Wall Street trema per la sorte della riforma fiscale trumpiana. Se scende la Borsa poco male: a marzo ci sarà un boom per ripartire

Hotspot #Usa2020. Il web talk di Centro studi americani e Formiche per commentare il voto

USA2020: il Centro Studi Americani organizza, in collaborazione con Formiche, il web live talk “Hotspot USA 2020”, appuntamento dedicato a commentare il voto americano

×

Iscriviti alla newsletter