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Come si legge nello studio appena pubblicato dall’Istituto di economia tedesca di Colonia (IW), l’industria automobilista tedesca non è solo una colonna portante dell’economia per il volume di affari, per il numero di addetti e per la bilancia delle esportazioni. Da sempre è anche uno dei motori dell’innovazione tecnologica del paese. Nel 2014 il 33 per cento degli investimenti tedeschi nell’innovazione è stato fatto da questo settore. Quasi metà dei profitti, per l’esattezza il 46 per cento, viene reinvestito nell’innovazione del prodotto. Un primato che deve essere mantenuto e allargato se non si vuole essere scalzati, soprattutto dalla concorrenza asiatica.

L’industria automobilistica tedesca ha deciso pertanto di schierare tutte le proprie forze contro gli appetiti dei paesi emergenti. I grandi colossi temono di essere prima o poi surclassatisi o, peggio ancora, fagocitati da cinesi e indiani. Da qui dunque i crescenti investimenti nello sviluppo di automobili sempre meno inquinanti.

La casa più attiva del momento è la Volkswagen, forse anche per far dimenticare al più presto lo scandalo “Dieselgate”, la manipolazione delle emissioni, insinua qualcuno. Il gruppo di Wolfsburg non vuole perdere pezzi di mercato, anzi si è prefisso l’obiettivo di diventare entro il 2018 leader mondiale nel segmento delle vetture elettriche. E per raggiungere questa ambiziosa meta sta progettando di investire 10 miliardi di euro in una nuova fabbrica di batterie. Già in novembre il responsabile marchi VW Herbert Diess aveva spiegato che “la batteria è la componente tecnologica più importante nella macchina elettrica, sarà lei a determinera il successo o meno dei nuovi modelli. Per questo è importante avere un impianto proprio”. E importante lo è anche sul piano della competizione: l’ultima cosa che VW vuole è dipendere un giorno dal mercato asiatico, in particolare da quello cinese e da quello indiano, due paesi che hanno grande fame di automobili a impatto zero. VW non vuole però solo staccare gli asiatici, il quartier generale di Wolfsburg vuole battere anche il concorrente numero uno della e-mobile, cioè il gruppo americano pioniere nel settore della automobile elettrica, cioè Tesla. Questi, insieme a Panasonic, sta infatti completando la costruzione di un impianto di produzione di batterie. Dovrebbe essere il più grande al mondo ed entrare in funzione nel 2017.

Se VW ha ingranato la marcia più aggressiva, i suoi concorrenti tedeschi sono anche loro ai nastri di partenza. Non ultimo perché – come scrive il portale di news economiche Deutsche Wirtschafts Nachrichten (DWN) – alcuni di loro hanno già dovuto fare i conti con la concorrenza di Tesla. Stando recenti studi, infatti, chi un tempo negli States comperava BMW, Daimler o Porsche oggi sceglie i modelli di Tesla. Così BMW all’inizio di giugno rendeva noto di voler progressivamente trasformare la consociata BMW i – nata per lo sviluppo delle automobili elettriche – in un laboratorio per l’auto senza conducente. All’agenzia Reuters il capo della progettazione BMW Klaus Fröhlich ha detto: “Ci siamo riposizionati sul piano organizzativo. Ora abbiamo istituito il dipartimento iNext, il cui compito è quello di sviluppare l’auto senza guidatore”. I tempi sono ancora lunghi però: l’arrivo sul mercato del modello BMW iNext attualmente in fase di sviluppo è previsto non prima del 2021, in compenso dovrebbe centrare entrambi gli obiettivi della macchina del futuro: essere elettrica e non necessitare di un guidatore. Daimler presenterà invece in autunno la sua nuova macchina elettrica dotata di una autonomia di 500 chilometri.

Oggi la Germania è numero per numero di brevetti presentati in questo settore. Su un totale di 2838 brevetti inoltrati dal 2010 a oggi Tesla, Apple e Google insieme ne detengono giusto il 7 per cento –si legge nello studio dell’Istituto di Colonia – mentre la Germania ne detiene il 58 per cento e volendo aggiungervi anche quelli presentati dall’indotto si sale all’82 per cento. Non stupisce dunque che tra le top 10 che hanno presentato il maggior di brevetti figurano Audi, VW, Daimler, DMW e Continental. Il numero uno incontrastato, con un totale di 545 brevetti, è a sua volta il colosso tedesco della componentistica Bosch.

Insomma, volendo usare un’espressione che tanto piace alla Kanzlerin Angela Merkel e al suo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, i produttori tedeschi “hanno fatto i compiti per bene”. Non fosse per un dettaglio, tutt’altro che trascurabile però. Il costo delle automobili made in Germany resta troppo alto. E questo, scrive il portale di news economiche DWN è un problema ancora più gravoso dell’autonomia delle batterie. Una sorta di tallone d’Achille che soprattutto i cinesi potrebbero sfruttare in futuro nelle loro scorribande di shopping per il paese, acquistando tecnologia tedesca da usare poi nei loro impianti produttivi.

Luci e ombre delle auto tedesche secondo gli analisti della Germania

Come si legge nello studio appena pubblicato dall’Istituto di economia tedesca di Colonia (IW), l’industria automobilista tedesca non è solo una colonna portante dell’economia per il volume di affari, per il numero di addetti e per la bilancia delle esportazioni. Da sempre è anche uno dei motori dell’innovazione tecnologica del paese. Nel 2014 il 33 per cento degli investimenti tedeschi…

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