Ecco come le scuole paritarie sono discriminate in Italia

Ecco come le scuole paritarie sono discriminate in Italia
Numeri e confronti tratti dal libro "Il diritto di apprendere" (Giappichelli editore) scritto da Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola che uscirà il 27 ottobre

Pubblichiamo un breve estratto del libro “Il diritto di apprendere” (Giappichelli editore) scritto da Anna Monia Alfieri, Marco Grumo e Maria Chiara Parola che uscirà il 27 ottobre

Nel corso degli ultimi dieci anni le risorse destinate alle scuole paritarie, complessivamente poco più dell’1% della spesa Miur per l’istruzione, a fronte di una percentuale di allievi dieci volte superiore (11,5% del totale della popolazione scolastica), non solo non sono sostanzialmente aumentate, ma hanno subito sistematicamente dei tagli. È evidente la considerevole disparità di finanziamento, a discapito del pluralismo educativo; con pari evidenza emerge quanto sia sterile e lesiva della famiglia italiana la polemica di chi continua a sostenere che queste risorse (evidentemente esigue) debbano essere destinate a migliorare la scuola statale.

Riferendosi ai dati forniti dal Miur ne La Scuola in cifre, a.s. 2009/2010, si analizza la spesa pubblica per ciascun corso dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola Secondaria di II grado. Si traggono interessanti conclusioni, che, mentre avvalorano i passaggi sin qui compiuti, confermano la costante di una disparità di trattamento dei cittadini in fase di esercizio del proprio diritto di scelta educativa.

Di particolare rilievo due considerazioni che emergono dal confronto della spesa per singolo ordine di scuola. Da un lato, la spesa che lo Stato sostiene per ciascun allievo della scuola sembra non tener affatto in considerazione la specificità dei singoli ordini di scuola, che hanno certamente dei costi differenti e specifici. La  spesa sostenuta per il funzionamento di ciascun corso (compreso il costo dei ripetenti) appare similare. La disparità poi di trattamento rispetto all’allievo che frequenta la scuola pubblica paritaria, che – ricordiamolo – fa parte del medesimo Sistema scolastico di istruzione, risulta “grave”, come segue: a) a fronte di  € 6.355,33  per un bambino della Scuola dell’Infanzia Statale,  le risorse destinate al bambino della Scuola dell’Infanzia Paritaria sono di soli  € 540,19; b) a fronte di € 6.703,40 per un allievo della Scuola Primaria Statale, si destinano € 814,26 per la spesa di un allievo che frequenta la Scuola Primaria Paritaria; c) a fronte di € 7.413,67 per un allievo della Scuola Secondaria di I grado, si destinano € 108,51 per la spesa di un allievo che sceglie la Scuola Secondaria di I grado, ma Paritaria; d) ben peggiore – semmai fosse possibile – la sorte del giovane che sceglie la Scuola Secondaria di II grado Paritaria: troverà destinati € 50,49 dal medesimo Stato che destina € 6.919,20 per sostenere la spesa di un giovane coetaneo che sceglie però la Scuola Pubblica Statale.

Emerge pertanto una discriminazione, che vede costretta la famiglia, dopo aver pagato le tasse, a dover intervenire una seconda volta con il pagamento della retta per colmare il gap di risorse non erogate da parte dello Stato Italiano. Per altro, le rette versate dalle famiglie che scelgono la scuola pubblica paritaria sono di gran lunga inferiori alla corrispondente spesa pubblica che lo Stato Italiano affronta per un allievo della scuola pubblica statale. Un dato che lungo questi anni è emerso in svariate occasioni.

ultima modifica: 2015-10-23T07:43:25+00:00 da Valeria Covato