Occhionero, Bisi, la massoneria e Ravasi

Occhionero, Bisi, la massoneria e Ravasi
Fatti, nomi e ricostruzioni

L’ingegnere e la maratoneta, due fratelli affiatati e un occhio sulla piramide, il malware battezzato Eye Pyramid – come il simbolo massonico stampato pure sul dollar bill – usato da Giulio e Francesca Occhionero per spiare oltre 18mila contatti email, tra politici, banchieri, istituzioni e Vaticano. Con quell’atmosfera di compassi e grembiuli dei fratelli muratori che torna alla ribalta.

LA LOGGIA 773

Di Francesca Occhionero non è dato sapere. Apertamente massone è il fratello Giulio. Iscritto alla loggia 773 del Grande Oriente d’Italia “Paolo Ungari – Nicola Ricciotti – Pensiero e azione” di Roma, della quale in passato ha ricoperto il ruolo di maestro venerabile. “Un personaggio tutto da decifrare”, tratteggiava ieri la figura dell’ingegnere 45enne il (ormai ex) direttore del servizio di Polizia postale, Roberto Di Legami (rimosso dall’incarico in un batticiglio dal capo della polizia Franco Gabrielli): “Di cultura elevata, ossessionato dalle informazioni, conduceva una vita assolutamente monastica”. “Occhionero non è un fungo spuntato all’improvviso. Nella loggia Paolo Ungari c’è l’alta burocrazia di Stato”, dice una fonte dell’Intelligence a Carlo Bonini, Repubblica.

SPIONAGGIO AL GRANDE ORIENTE

Tra gli oltre 18mila account hackerati, come emerge dall’ordinanza di arresto, spuntano anche i nomi di fratelli massoni. Franco Conforti, presidente del Collegio dei maestri venerabili del Lazio; Luigi Sessa, Gran maestro onorario del Goi; Gianfranco de Santis, ex Primo gran sorvegliante del Goi; Giacomo Manzo, membro Goi del Lazio; i candidati a presidente del Collegio delle logge del Lazio, Franco Conforti e Antonio Fava; Gregorio Silvaggio, ufficiale della Guardia di finanza, ex presidente del collegio delle logge del Lazio, ora “in sonno”. Spiati pure gli amici Massimo Manzo e Kristian Cosmi (che è anche avvocato di Occhionero), entrambi appartenenti alla loggia “Paolo Ungari”. Il massone più eccellente è Stefano Bisi, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia. “Vediamo se spiava, come spiava. Alla domanda perché mi spiava, dico: boh”, risponde Bisi all’Huffington Post. E sugli altri fratelli attenzionati: “Erano fratelli con incarichi non di rilevanza altissima. C’è un Gran Maestro onorario, fra l’altro morto da poco, che ha scritto decine di libri su massoneria, uno studioso”. Bisi, che non ricorda di avere incontrato fisicamente Occhionero, per il momento lo ha sospeso. “Non penso di disporre un’ispezione magistrale (della loggia 773, ndr) perché si tratta del caso di un singolo. Poi gli organi della regione d’appartenenza del fratello valuteranno il da farsi”. Il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare ritiene che l’interesse che Giulio Occhionero nutre nei confronti dei suoi fratelli massoni possa essere legato “a giochi di potere all’interno del Grande Oriente d’Italia come d’altra parte testimoniato dal tenore di alcune conversazioni oggetto di captazione”.

LA SERA ANDAVAMO IN PIAZZALE DELLE MEDAGLIE D’ORO

Che si fa agli incontri a Casa Nathan, in piazzale delle Medaglie d’Oro, sede della loggia frequentata da Occhionero? “Ma cosa volete che facessimo, quando ci riunivamo noi massoni? Perdevamo tempo, tra chiacchiere e voli pindarici, eravamo tutti bravi ragazzi…”. Così l’ingegner Giacomo Manzo, 90 anni, membro del Grand’Oriente d’Italia del Lazio al Corriere della Sera. Mentre Cosmi (a sua volta spiato) ribadisce di essere ancora l’avvocato di Occhionero. E afferma: “Giulio è una persona distinta, preparata”.

VATICANO NEL MIRINO

C’è anche un cardinale “attenzionato” dai web-spioni. E’ monsignor Gianfranco Ravasi (in foto), presidente del Pontificio consiglio per la Cultura. Compromessi i pc di due suoi collaboratori ma anche quelli della casa Bonus Pastor sull’Aurelia dove spesso alloggiano alti prelati. Abbastanza per allertare Governatorato e Gendarmeria vaticana a fare chiarezza su eventuali falle nel sistema informatico d’Oltretevere e verificare che non siano stati hackerati altri account di posta di cardinali e dicasteri.

QUELLA VOLTA CHE RAVASI “SCRISSE” AI MASSONI

Ravasi nel febbraio 2016 scrisse un articolo per l’inserto culturale del Sole 24 Ore che fece molto discutere. Eloquente il titolo: “Cari fratelli massoni”. Pur ricordando la “diversa identità” e l’ultimo pronunciamento ufficiale della Chiesa sull’incompatibilità della fede cattolica con l’appartenenza alla massoneria del cardinal Ratzinger nel 1983, il porporato dava risalto ad “un interessante volumetto” contenente anche un documento della Conferenza episcopale tedesca del 1980. Riprendendone alcune espressioni, Ravasi scriveva: “Bisogna andare oltre ostilità, oltraggi, pregiudizi reciproci, perché rispetto ai secoli passati sono migliorati e mutati il tono, il livello e il modo di manifestare le differenze che pure continuano a permanere in modo netto”. Differenze e incompatibilità che “non impediscono il dialogo”. Con ambiti di confronto come “la dimensione comunitaria, la beneficenza, la lotta al materialismo, la dignità umana, la conoscenza reciproca”. Particolare un’annotazione del porporato, che invitava “a superare quell’atteggiamento di certi ambienti integralisti cattolici che –per colpire alcuni esponenti anche gerarchici della Chiesa a loro sgraditi – ricorrevano all’arma dell’accusa apodittica di una loro appartenenza massonica”.

LA RISPOSTA DA ORIENTE

La risposta del Grande Oriente non si fece attendere. Il giorno seguente il Gran Maestro, Stefano Bisi, scrisse al quotidiano milanese per esprimere l’apprezzamento per l’articolo del cardinale; lieto che “abbia riconosciuto, senza idee preconcette, che fra le due realtà ci sono comunque anche dei valori comuni che uniscono”.

FREELANCE DELLO SPIONAGGIO?

Si domanda il giornalista Nello Scavo su Avvenire: “I due fratelli lavorano per sé o erano dei mercenari da tastiera? Chi sono in Italia e all’estero gli acquirenti dei loro dossier? Ci sono dei mandanti?”. Nell’ordinanza di custodia viene specificato che i due fratelli con la loro società Westland Securities (qui l’approfondimento su conti e attività della società) avevano fornito “consulenze al governo statunitense”. Dall’inchiesta emerge che i server utilizzati dagli Occhionero sono collocati negli Usa. Server nei quali confluivano i dossier dei cyber guardoni, che spiavano un po’ tutti. Fin dentro Villa il Vascello, sede principale del Grande Oriente.

ultima modifica: 2017-01-11T13:23:09+00:00 da Andrea Mainardi

 

 

 

 

 

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