Come e perché Alfano rottama Ncd e fonda Alternativa popolare

Come e perché Alfano rottama Ncd e fonda Alternativa popolare

Dopo averlo fondato – era il dicembre del 2013 e si era appena consumato lo strappo da Silvio Berlusconi – Angelino Alfano chiude Ncd, il Nuovo centro destra, partito che nel centrodestra non c’è mai stato, visto che in questi anni ha sempre governato col Pd: prima con Letta, poi con Renzi e ora con Gentiloni.

La decisione era nell’aria da tempo, ma a far rompere gli indugi è il ritorno alla legge elettorale proporzionale, che consente di presentarsi alle elezioni da soli, sperando di superare la soglia del 4% alla Camera e dell’8% su base regionale al Senato, senza essere costretti ad alleanze forzate. Così Alfano fa calare la saracinesca su Ncd e vara Alternativa popolare, nuovo partito che affonda le sue radici nel popolarismo europeo e nella Dc, e guarda al centro come prospettiva politica. “Noi siamo alternativi ai lepenisti, alla sinistra dell’indietro tutto, a chi ha in mente solo la ruspa, a chi va avanti a colpi di vaffa e non ha cura della democrazia e della Repubblica”, ha detto ieri Alfano dal palco del centro congressi Roma Eventi, a due passi da Piazza di Spagna.

Insomma, porta chiusa a Berlusconi, a Renzi e naturalmente pure a Grillo, che da queste parti è visto come il diavolo. “M5S unisce il peggio della destra e della sinistra, condito da un’assurda demagogia anti sistema che mette tutto in discussione, a partire dalla rappresentanza democratica”, afferma Fabrizio Cicchitto. Insomma, se Renzi sta sterzando a sinistra e si fa dettare l’agenda dalla Camusso, e l’esempio citato è quello dell’abolizione dei voucher, e Berlusconi va sempre più al traino dei sovranisti e dei populisti come Salvini, per il ministro degli Esteri l’unica strada è rimettere la barra al centro. “Lì si apre un’enorme prateria politica e quello è il nostro campo da gioco. Ma non ci vogliamo giocare da soli”, afferma Alfano, che sarà presidente anche nella nuova formazione. Angelino pensa a una sorte di aggregazione/federazione di centro, il cui candidato premier, ma anche i nomi da mettere in lista, saranno scelti con le primarie: primarie di centro, naturalmente. E gli interlocutori sono Casini, Cesa, Stefano Parisi, Fitto, Tosi, Quagliariello. E chi più ne ha, più ne metta.

Insomma, il proporzionale, da una parte, e il ritorno all’estremismo negli altri partiti, dall’altro, unito alla demagogia del M5S, sta facendo tornare voglia di vecchia Dc. “Spira un vento democristiano. Ho deciso di tornare in campo, con quale ruolo si vedrà”, dice Marco Follini dalle pagine del Corriere.

“Finalmente potremo essere liberi di esprimere le nostre idee senza indossare la camicia di forza delle coalizioni guidate dal Pd e da Lega/Forza Italia”, dicono dalla platea. Con qualche distinguo. Innanzitutto da parte degli ex socialisti, che rivendicano la loro presenza e la loro storia, diversa da quella degli ex Dc. In secondo luogo, c’è ancora qualcuno che vuole stare nel centrodestra e teme per le alleanze in corso. Come Raffaele Cattaneo, che in Regione Lombardia governa con Fi e Lega. “Giusto non stare con la sinistra, sbagliato escludere dalla nostra prospettiva politica il centrodestra”, dice. E aggiunge: “Volevamo essere la nuova Fi e siamo finiti col fare la nuova Udc…”. Mentre altri puntano il dito contro la scarsa democrazia interna: “Abbiamo fatto due sole assemblee nazionali: una per fondare il partito e una per chiuderlo…”.

Il restyling, comunque, piace, perché il marchio Ncd (che viaggia tra il 2,5 e il 4,5%) si era un po’ logorato, anche a causa della contraddizione in termini di chiamarsi Nuovo centro destra e stare al governo con la sinistra. “Siamo stati determinanti per questi governi. E forse non abbiamo avuto riconosciuto a pieno il nostro ruolo”, sottolinea il calabrese Antonio Gentile. “Non dobbiamo più chiedere niente a nessuno, ma camminiamo a testa alta perché una casa ce l’abbiamo”, afferma Maurizio Lupi. Che si arrabbia con l’ex iena Enrico Lucci (ora in Rai) che si presenta con un finto carro funebre per celebrare il funerale di Ncd. “La tv di Stato ha fatto un servizio vergognoso”, dice, annunciando un’interrogazione in Vigilanza. Sergio Pizzolante si scaglia contro i 5 Stelle e i magistrati. “La repubblica delle Procure è un problema per la tenuta democratica del Paese”, attacca, invitando Renzi a non imitare Grillo, “perché tra l’imitazione e l’originale la gente sceglie sempre l’originale”.

Fa un saluto anche il piddino Giacomo Portas, tenutario del simbolo “Moderati”. “Sono venuto a controllare che non mi abbiate rubato il logo”, dice sorridendo. Infine conclude Angelino, punzecchiato ancora da Berlusconi (“ha preso Forza Italia al 25% e l’ha portata all’11,7”, ha detto ieri il Cavaliere). “Noi siamo moderati, liberali e popolari, siamo contro la ruspa: vogliamo costruire un Paese migliore e conservare quel che c’è di buono”, sostiene Alfano. E aggiunge: “Non siamo più noi a cercare gli altri, ma saranno gli altri – dopo le elezioni – a cercare noi. Siamo un po’ vintage, ma non passiamo mai di moda…”.

ultima modifica: 2017-03-19T08:27:46+00:00 da Gianluca Roselli

 

 

 

 

 

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    In realtà, è possibile che il cambio di nome sia stato dettato proprio dalla constatazione di non avere la forza necessaria a poter andare avanti da soli; ora come ora, l’unica alleanza elettorale possibile per Alfano è quella con il PD, che non avrebbe mai potuto accettare di formare una coalizione con un partito chiamato “nuovo centrodestra”.
    Ricordiamo anche che, con lo stesso simbolo esisteva già Area Popolare, progetto nato in Parlamento per riunire finalmente centristi ex-FI con reduci democristiani dell’UDC; progetto che aveva un senso, perché in prospettiva sarebbe potuto diventare l’unico rappresentante italiano del PPE. Fallita, per motivi non del tutto chiari, quest’operazione, ad Alfano non è rimasto che ripiegare appunto sull'”alternativa”.