5 domande sul no di Trump agli accordi di Parigi sul clima

5 domande sul no di Trump agli accordi di Parigi sul clima
L'intervento del ricercatore Luca Longo

Quando, dopo numerosi segnali premonitori, ha annunciato la decisione di ritirare gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi per rallentare il cambiamento climatico, Trump ha giustificato la propria scelta citando uno studio scientifico… che dice proprio il contrario.

“Anche se gli Accordi di Parigi fossero pienamente implementati – e se tutte le nazioni li rispettassero – si stima che questo permetterebbe di diminuire la temperatura globale di due decimi di grado centigrado per il 2100. Un valore piccolo piccolo” ha detto Trump.

Il presidente non ha identificato lo studio ma la comunità scientifica ha scoperto che Trump si riferiva al lavoro “Scenari del cambiamento globale. Studio integrato sugli impatti climatici pubblicato nel 2016 dal MIT Joint Program on Science and Policy of Global Change. Ma i “due decimi di grado” sarebbero a loro volta estrapolati dal precedente studio “Energia e Clima: prospettive dal 2015” dello stesso gruppo.

Il lavoro originale risale al 2014: prima dell’Accordo di Parigi. Per questo si basava sul precedente Accordo di Copenaghen, non poteva prendere in considerazione gli impegni presi nel 2016 per tagliare le emissioni di anidride carbonica da parte delle nazioni partecipanti, né assumeva il mantenimento di questi impegni oltre il 2030.

Erwan Monier, coautore di entrambi i lavori e responsabile del dipartimento di Scienze della Terra, atmosferiche e planetarie del MIT, ha dichiarato che i consulenti scientifici della Casa Bianca “hanno pescato esattamente il valore più basso che hanno potuto trovare fra i numerosi studi che prevedono l’impatto sul clima prodotto dall’implementazione degli Accordi di Parigi”.

Invece, l’intervallo di riduzione delle temperature previsto dal nuovo studio del 2016 “Impatto sul clima degli Accordi di Parigi” che incorpora tutti gli impegni assunti dalle nazioni partecipanti e – soprattutto – prevede che li manterranno e li estenderanno anche oltre il 2030, stima una diminuzione di temperatura compresa fra 0.6 e 1.1 gradi C. La comunità scientifica considera già pericoloso un incremento di temperatura di appena due gradi al di sopra delle temperature registrate nell’era preindustriale. Per cui, una riduzione della temperatura compresa fra metà e un terzo di quel valore può già essere considerato significativo.

Inoltre, gli autori di quei lavori non hanno mai concluso dai loro studi che gli accordi di Parigi non valessero la candela e che fossero inutili. Al contrario hanno più volte ribadito che quei protocolli sono un passo nella giusta direzione, ma soltanto un primo passo.

Dopo la conferenza stampa di Trump nel giardino delle rose della Casa Bianca, Monier ha lamentato che nessuno della Amministrazione li ha preventivamente contattati per avere l’opportunità di discutere i loro dati. Ha dichiarato “Questa idea che gli Accordi di Parigi hanno un impatto trascurabile sul futuro cambiamento climatico non è certamente quello che abbiamo detto e non è certamente la conclusione delle nostre analisi. Al contrario, abbiamo scritto chiaramente che, se vogliamo ridurre l’aumento di temperatura al di sotto della soglia critica dei 2 C, dobbiamo fare di più e dobbiamo continuare i nostri impegni anche ben oltre il 2030.” Il giorno successivo, il MIT ha rilasciato un comunicato in cui dichiara che “I principali ricercatori del MIT sono convinti che gli Accordi di Parigi siano un tentativo vitale e privo di precedenti da parte di quasi 200 nazioni allo scopo di rispondere alla urgente minaccia del cambiamento climatico”.

Ma la prevista riduzione di temperatura è stata solo una delle cantonate prese da Trump per giustificare le sue decisioni durante quella conferenza stampa. Fra le numerose altre:

– ha parlato di “oneri finanziari ed economici draconiani”, mentre gli Accordi di Parigi sono volontari e basati sulla motivazione dei singoli Paesi partecipanti a fare meglio degli altri;
– ha parlato di “rinegoziare” gli accordi ma questi non sono negoziabili;
– ha citato un equivoco studio della National Economic Research Association dove si sostiene che onorare gli accordi costerà 2,7 milioni di posti di lavoro in meno e 3 miliardi di perdita del PIL americano;
– ha detto che, mentre viene bloccato lo sviluppo del “carbone pulito” americano, la Cina è autorizzata a costruire centinaia di centrali a carbone. Non si sa cosa Trump intenda per carbone pulito, ma l’affermazione non ha senso perché ciascun Paese è libero di fissare i propri obiettivi spinto solo da una competizione “a chi fa meglio” e può quindi ingraziarsi l’opinione pubblica ambientalista;
– ha detto che gli Accordi incateneranno gli Stati Uniti mentre trasferiranno il potere energetico alle principali nazioni inquinanti.

Parlando della leadership mondiale degli Stati Uniti, il Presidente ha poi aggiunto: “A che punto l’America si è impantanata? A che punto cominceranno a ridere di noi in quanto nazione?”.

Ecco, questa è una buona domanda.

ultima modifica: 2017-06-14T07:09:10+00:00 da Luca Longo

 

 

 

 

 

 

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