Che cosa deve fare il sindacato per far crescere l’industria

Che cosa deve fare il sindacato per far crescere l’industria
L'intervento di Rocco Palombella, segretario generale della Uilm

Il sindacato metalmeccanico ha scelto da tempo la strada su cui avviarsi: per i lavoratori è il giusto spazio in cui ridurre le loro incertezze, purtroppo sempre più crescenti dopo la crisi globale iniziata un decennio fa. E, poi, è allo stesso tempo una parte responsabile all’interno dell’azienda affinchè la stessa funzioni e produca al meglio. Infatti, non può esserci l’affermazione del diritto se vengono a mancare i luoghi dove lo stesso si esercita.

IL LIBRO DI CARRIERI E FELTRIN

Questa ferma convinzione è emersa con vigore alla presentazione di un libro dedicato alle prospettive del sindacato, “Al bivio” di Mimmo Carrieri e Paolo Feltrin, edito da Donzelli. Chi scrive ha ribadito che i metalmeccanici hanno saputo muoversi con sapienza ed arguzia assicurandosi una prospettiva vitale, incentrata sulla strategia.

IL CONTRATTO DEI METALMECCANICI

L’epilogo positivo della vicenda contrattuale registrato lo scorso 26 novembre rappresenta la misura di una scelta realisticamente innovativa caratterizzata dalla capacità di saper guardare avanti. Possiamo dirlo con certezza: il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici è stato il contributo di sindacati ed imprese di una importante parte del mondo industriale alla crescita del Paese. Istat, Ocse, Bce e tante altre istituzioni danno il Pil nazionale in evidente crescita.

I DATI ISTAT

L’Istituto di statistica conferma che l’Italia ha accelerato nel secondo trimestre del 2017 e il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% nei confronti del secondo trimestre del 2016. Ribadite così le stime diffuse il 16 agosto: come quindi già annunciato, l’Italia cresce ininterrottamente da dieci trimestri consecutivi, cioè dai primi tre mesi del 2015.

I DATI OCSE

Secondo l’Ocse nel 2017 si prevede un +1,4% e nel 2018 un +1,2%. I fattori determinanti che spingono l’economia del nostro Paese sono l’aumento della domanda interna e dell’occupazione, entrambi aiutano i consumi.  Nel suo ultimo Economic Outlook si legge che “gli investimenti fissi sono cresciuti seguendo i nuovi incentivi fiscali, il credito bancario alle società non finanziarie non è ancora aumentato”.

I DATI BCE

Anche la Bce sostiene questo orientamento: la ripresa dell’immigrazione ha avuto un “effetto considerevole” sulla forza lavoro in particolare Italia e Germania. Lo ha evidenziato l’istituzione presieduta da Mario Draghi nel proprio bollettino mensile. “Nell’area dell’euro nel suo complesso – si legge – durante la ripresa l’immigrazione ha dato un ampio contributo positivo alla popolazione in età lavorativa, riflettendo soprattutto l’afflusso di lavoratori dai nuovi stati membri dell’Unione europea. A sua volta, ciò ha verosimilmente avuto un effetto considerevole sulla forza lavoro, in particolare in Germania e Italia, ma anche in altre economie minori dell’area”.

COSA FARÀ IL GOVERNO

Il governo, dopo aver rivisto le stime sulla ricchezza nazionale, avrà ora qualche risorsa in più per consolidare la crescita. Questo implicherà una correzione minore del deficit dello 0,3% del Pil, tenendo conto dei margini di flessibilità garantiti dall’Ue, che equivalgono ad uno “sconto” di 8,5 miliardi sulla correzione 2018 dai 13,5 miliardi previsti nel Def di aprile ai 5 miliardi attuali. Tra le misure che appaiono probabili ci sono il rinnovo di azioni dedicate alle imprese, come il bonus formazione 4.0 ed il rilancio del Made in Italy. Sappiamo che nel 2018 il piano “Industria 4.0” si diversificherà in “Impresa 4.0”, “Lavoro 4.0” e “Formazione 4.0”.

È importante che il mondo dell’industria metalmeccanica e soprattutto chi ci lavora possano contare su risorse certe. Dal governo ci giunge notizia dell’intenzione di aumentare gli investimenti sul piano banda ultralarga tendenti a raggiungere gli obiettivi prefissati entro il 2020. Finora ammortamento, super-ammortamento e iper-ammortamento hanno funzionato e anche il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e innovazione come dimostra la propensione delle imprese che per il prossimo anno prevedono di aumentare la spesa in questo settore tra il 10 e il 15%.

Lo stesso ministro Carlo Calenda ci ha confermato che il fondo di garanzia a favore delle imprese sarà ristrutturato per essere più orientato alle imprese che investono, a quelle che hanno effettiva difficoltà di finanziamento e dai contratti di sviluppo che hanno dato una corsia prioritaria nel Meridione del Paese. Proprio al sud va ricostruita la base industriale, come ha detto il titolare del dicastero dello Sviluppo economico, utilizzando strumenti di natura negoziale con grandi gruppi che dovranno realizzare investimenti. Occorre evitare gli incentivi a bando, ma utilizzare degli strumenti flessibili e rapidamente implementabili. È molto probabile che nella prossima legge di bilancio troverà spazio un credito di imposta per le attività di formazione legate a “Industria 4.0″, con un meccanismo che andrà a premiare fiscalmente l’incremento di spesa tra il triennio 2018-2020 e il triennio 2015-2017.

IL RUOLO DELLA FORMAZIONE IN AZIENDA

È proprio sul tema della formazione che si gioca il rapporto tra aziende e sindacato. È importante ricordare che il contratto nazionale dei metalmeccanici prevede il riconoscimento del diritto soggettivo dei lavoratori alla formazione permanente. Ciò significa che i dipendenti che non saranno coinvolti dalla propria azienda in specifiche attività di formazione professionale avranno diritto, nel triennio, a 24 ore di formazione extra-aziendale per due terzi a carico delle aziende, con un contributo dell’impresa che potrà arrivare fino a 300 euro. Sulla partita della formazione e delle competenze bisogna attuare un lavoro più capillare, in modo che in tutti i rapporti di lavoro la formazione possa entrare in maniera seria in quantità e qualità. Ecco perché le imprese, soprattutto quelle industriali, devono essere messe in condizione di accedere all’innovazione, alla formazione e a nuovi sistemi di organizzazione del lavoro. È in questo ambito che può realizzarsi il primo passo di un nuovo cammino partecipativo del sindacato in azienda. Molte aziende in ambito nazionale hanno già imboccato la strada della formazione dei lavoratori, quella delle innovazioni tecniche ed organizzative. Si tratta di una scelta realizzata col sostegno attivo delle parti sociali, attraverso pratiche virtuose e prevalentemente bilaterali.

LUNGA VITA AL SINDACATO

Occorre agevolare questo cambiamento con determinazione e responsabilità. Se così sarà, il sindacato non si troverà più di fronte ad un bivio, ma dinnanzi ad una strada in discesa verso una lunga vita.

 

ultima modifica: 2017-09-25T08:00:18+00:00 da Rocco Palombella

 

 

 

 

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