Industria 4.0, ecco opportunità e sfide della fabbrica del futuro

Industria 4.0, ecco opportunità e sfide della fabbrica del futuro
L'articolo di Valeria Covato

La fabbrica del futuro potrebbe già essere realtà. Da una parte ci sono le azione messe in campo in questi mesi con il piano Industria 4.0 del governo, dall’altra si muovono innovative esperienze imprenditoriali che rendono l’avvenire meno distante di quello che potrebbe sembrare. Il tema è stato ieri al centro dell’evento dal titolo “Futuro in pillole. Industria 4.0: la fabbrica del futuro diventa realtà” organizzato da Janssen, azienda farmaceutica di Johnson & Johnson in collaborazione con Formiche nella Sala Angiolillo di Palazzo Wedekind in Piazza Colonna a Roma.

CHI C’ERA

All’appuntamento moderato dal fondatore di Formiche, Paolo Messa, erano presenti Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia e presidente di Farmindustria, Marco Taisch, docente del Politecnico di Milano e chairman scientifico del World Manufacturing Forum, Matteo Achilli, fondatore di Egomnia e Mary Franzese, cofondatrice di Neuron Guard. Ospite speciale della serata JPepper, l’umanoide distribuito in Italia da Softec Spa, che nel 2017 ha partecipato in esclusiva per Janssen Italia a 18 congressi medico-scientifici, entrando ufficialmente a far parte della strategia di comunicazione come testimonial della capacità di innovare della multinazionale. Cosa è in grado di fare? Rileva la presenza di chiunque si avvicini interagendoci. Accoglie gli ospiti, si informa sulla loro conoscenza dell’azienda e li invita ad approfondire.

IL BILANCIO DEL PIANO INDUSTRIA 4.0

Le azione messe in campo in questi mesi con il piano Industria 4.0 stanno realizzando dei risultati? “Nel 2017 si è lavorato sulla parte dell’impiantistica, degli asset produttivi fisici e software delle macchine che hanno ridato competitività alle nostre imprese attraverso il procedimento contabile dell’ammortamento e del superammortamento. Noi avevamo una previsione del Pil fatta a dicembre del 2016 per il 2017 che ci vedeva in aumento dello 0,8%. Le previsioni fatte oggi per il 2017 ci danno ad 1,5%. È chiaro che non è solo tutto merito del piano nazionale Industria 4.0, ci sono altri fattori mondiali, ma potremmo dire che 0,2/0,4 punti di aumento di Pil sono legati a queste manovre che vanno però legate al medio/lungo termine”, ha spiegato il prof. Taisch.

Ecco perché: “L’Italia è un Paese manifatturiero. Circa il 50% del Pil è dato dalla produzione di beni e servizi. Noi avevamo un parco macchine la cui età media era 13 anni. Età media aumentata di 3 anni negli ultime 10 anni. Quindi vuol dire macchine lavorare con sistemi non produttivi. Ovvero in Italia paghiamo una persona per produrre molti meno pezzi di quanto non faccia il suo collega tedesco, dove la media del parco macchine è di 4 anni”, ha aggiunto il docente del Politecnico di Milano.

Aver svecchiato il parco macchine italiano quindi vuol dire aver nel brevissimo aumentato il Pil, perché sono aumentati gli ordini, ma vuol dire nel medio e lungo periodo aver ridato slancio al sistema produttivo italiano. Cosa manca? “Se nel 2017 abbiamo lavorato sulle macchine, nel 2018 dobbiamo lavorare sull’altro fattore di produzione che sono le persone e le competenza”. Ed è questa per Taisch la ragione per cui nella legge di Bilancio del 2018 è inserito l’incentivo fiscale del credito di imposta del 40% sulla formazione.

L’INNOVAZIONE DI NEURON GUARD

Al centro dell’evento a Palazzo Wedekind due intriganti casi di successo imprenditoriale. Il primo, nelle parole della cofondatrice, racconta “una storia frutto di investimenti e rischio”. Si tratta di Neuron Guard, un dispositivo salva-vita per il trattamento dei danni cerebrali acuti composto da un collare terapeutico e da un’unità di controllo che raccoglie i dati durante il funzionamento del collare. I due fondatori, Mary Franzese (presente in sala) ed Enrico Giuliani, medico anestesista, vorrebbero posizionarlo in tutti i luoghi pubblici come avviene per il defibrillatore.

IL CASO EGOMNIA

Per spiegare la sua impresa, Matteo Achilli dichiara di aver pensato alla vecchia maniera di fare impresa confessando di non conoscere all’epoca il termine startup. Nel 2012 ha fondato Egomnia, società informatica attiva nel settore delle risorse umane e proprietaria del portale omonimo, un social network che  fa incontrare domanda e offerta di lavoro. I fattori di successo? “L’introduzione dell’algoritmo nel processo di recruiting e il target dei giovani talenti”, ha detto Achilli.

INNOVARE IN JANSSEN

Ma chi l’ha detto che ad innovare siano solo le startup? “Da 40 anni ragioniamo come una startup con curiosità e voglia di essere diversi. Abbiamo cercato di innovare nelle tre direzioni dove siamo presenti: nella salute, nella tecnologia e nella digitalizzazione”, ha detto Massimo Scaccabarozzi, amministratore delegato di Janssen Italia, azienda farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson presente sul territorio italiano con uno stabilimento produttivo tra i più moderni e avanzati.

“Nella salute l’innovazione deve portare alla cura delle malattie, la tecnologia ad avere un grande impianto produttivo 4.0 e nella digitalizzazione portare anche nella nostra azienda strumenti che devono arrivare al medico e al paziente”, ha sottolineato Scaccabarozzi.

 

ultima modifica: 2017-12-06T17:22:12+00:00 da Valeria Covato

 

 

 

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