Fake news e disinformazione. Ecco la versione di Milena Gabanelli

Fake news e disinformazione. Ecco la versione di Milena Gabanelli
Conversazione con Milena Gabanelli, già creatrice e conduttrice di Report e attuale firma del Corriere della Sera

Ha creato e per anni condotto la trasmissione d’inchiesta televisiva per eccellenza, Report. Ha sempre fatto del giornalismo più che una semplice professione, una missione. Per discutere di fake news e disinformazione russa, Formiche.net ha voluto interpellare Milena Gabanelli attualmente firma del Corriere della Sera ed impegnata in nuovi progetti editoriali dopo la sofferta uscita dalla Rai.

Gabanelli, numerose analisi e ricerche denunciano il tentativo di interferenza russa nelle democrazie occidentali. Negli Usa si ipotizza che la stessa elezione di Trump possa essere stata favorita dalla propaganda di Mosca. Lei che opinione si è fatta?

Le grandi potenze hanno sempre interferito attraverso i loro “servizi”, usando la propaganda, e a volte anche mezzi più “pesanti”. La differenza è che oggi più soggetti, per ragioni diverse, hanno la possibilità di orientare e influenzare. Ciò detto credo che Trump abbia vinto le elezioni perché il partito democratico si è cannibalizzato. Trump ha vinto, nonostante Trump.

In una intervista al nostro quotidiano online, Geysha Gonzalez dell’Atlantic Council ha spiegato che il Cremlino potrebbe avere in cantiere altre ingerenze per destabilizzare l’Europa. Le sembra una minaccia credibile?

E’ complicato per la Russia destabilizzare un continente come l’Europa. Il problema è che l’Europa è molto debole, e allora tutto è più facile e possibile.

In Italia, il dibattito si è infiammato quando l’ex vicepresidente Usa, Joe Biden, ha ipotizzato un ruolo dei russi nella campagna referendaria a sostegno del No. Al di là delle schermaglie di politica interna, ritiene verosimile questa circostanza?

Non la escludo, ma non credo sia stata determinante. Nel momento in cui il referendum si è spostato dalla sostanza al voto in favore o contro Renzi, il destino era segnato.

I cittadini, a suo avviso, come possono essere messi al riparo da eventuali interferenze esterne?

Con una informazione obbiettiva e credibile. In questo il servizio pubblico ha una grande responsabilità perché è troppo asservito alla politica, e alla fine i cittadini sono disorientati e finiscono col credere solo nelle loro convinzioni.

In un’altra inchiesta giornalistica sono emerse le relazioni strette fra siti di Lega e M5s e la rete dei portali e degli account russi o vicini a Mosca. C’è un filo rosso che deve far preoccupare o sono ricostruzioni forzate?

E’ tutto possibile, ma finché non è dimostrato ognuno strumentalizza come gli pare.

Parlare di ingerenze straniere vuol dire anche parlare di assetti geopolitici e di interesse nazionale. Come dovrebbero comportarsi – di fronte a questa pluralità di fattori – le forze politiche?

Rafforzarsi a Bruxelles più che a Roma, da soli non si va da nessuna parte.

Esiste oppure no, a suo modo di vedere, un’emergenza fake news in Italia e non solo?

Certamente si, internet è un mondo bellissimo dove tutti possono raccontare quello che vogliono, anche semplicemente per fare traffico. Non dimentichiamo però che i politici sono i primi a dire il falso, quando fanno promesse che non sono in grado di mantenere, e lo sanno.

Come si contrasta questo fenomeno che oggi – attraverso la rete e i social network – si è fatto molto più incisivo che in passato?

Credo che il tema sia l’educazione all’utilizzo dei social e del funzionamento dei motori di ricerca; verificare l’attendibilità di una notizia non è complicatissimo.

Può avere senso una legge contro le fake news?

Può avere senso una legge che impone ai siti di news le stesse regole che valgono per le testate, dove si conosce la proprietà e il nome del direttore responsabile, che deve avere requisiti precisi. Il giornalista e l’editore di una testata ufficiale ci mettono la faccia e rischiano in proprio, mentre i siti che non rischiano nulla, perché di loro non si sa nulla, sono infiniti. Il problema è che la tecnologia è sempre più avanti delle norme che ne regolamentano l’uso. Vedremo presto cosa succederà con i bitcoin. Mi auguro che si prenda coscienza in fretta del fatto che un uso fraudolento non è escluso, e potrebbe avere effetti devastanti.

ultima modifica: 2017-12-11T08:00:31+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

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