La sinistra targata Pd ha tradito gli operai. Parola di Marco Rizzo, candidato premier del partito comunista

La sinistra targata Pd ha tradito gli operai. Parola di Marco Rizzo, candidato premier del partito comunista
Il segretario del Pc spiega perché oggi all'Italia chiamata alle urne serve ricostruire il partito dei lavoratori. L'intervista di Chiara Masi

“Veniamo da una stagione di attacco ai diritti dei lavoratori, negli ultimi cinque anni ha governato un partito che si dice di sinistra ma è stato il migliore amico di banche, finanza e Confindustria. L’opposizione a tutto questo non saranno la destra o i Cinque stelle. Servono i comunisti, serve ricostruire il partito dei lavoratori”. Così Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista, spiega in un’intervista a Formiche.net.

Rizzo, classe 1959, è stato uno dei fondatori di Rifondazione comunista e oggi riporta, dopo qualche tempo, il suo partito a confrontarsi con gli elettori.

Il Partito Comunista sarà presente sulle schede il 4 marzo. Cosa significa per voi questo risultato?

Sì, dopo anni di assenza la falce e martello torna sulla scheda elettorale in larga parte del Paese, è un importante passo avanti nella ricostruzione di un forte Partito Comunista. Veniamo da una stagione di attacco ai diritti dei lavoratori, negli ultimi cinque anni ha governato un partito che si dice di sinistra ma è stato il migliore amico di banche, finanza e Confindustria. L’opposizione a tutto questo non saranno la destra o i Cinque stelle. Servono i comunisti, serve ricostruire il partito dei lavoratori.

Ma stando alle statistiche, oggi gli operai votano la destra o i grillini…

Certo, perché la “sinistra” targata Pd li ha traditi. Per cinque anni ha parlato di flessibilità e di incentivi alle imprese, in campagna elettorale fingono di riscoprire il lavoro. Nel nostro programma è il primo punto. Innanzitutto obiettivo piena occupazione: lavorare meno, lavorare tutti. Ridurre la settimana lavorativa a 32 ore, salario minimo intercategoriale di almeno 10 euro e parità salariale, impedendo ad esempio che un immigrato possa fare lo stesso lavoro di un italiano ed essere pagato di meno. E abolire il lavoro precario, cioè tutte le riforme, dal pacchetto Treu al Jobs Act, che hanno condannato le nuove generazioni all’incertezza.

Il tema dell’immigrazione è al centro della campagna elettorale. Cosa pensate a riguardo?

Se in Africa si continua con la guerra e lo sfruttamento economico, è normale che ci sia chi viene qui per scappare dalla miseria. Bisogna ritirare subito tutte le truppe all’estero, ma anche porre un freno all’attività predatoria delle multinazionali, anche italiane. E poi contrastare la guerra fra poveri nelle periferie. Come? Dando diritti a tutti, come la parità salariale di cui parlavo prima, ma anche il diritto alla casa: ci sono 7 milioni di case sfitte, di proprietà di grandi società e gruppi immobiliari. Basterebbe espropriarle, cioè sottrarle alla speculazione edilizia, per darle a chi ne ha realmente bisogno. La casa c’è per tutti, italiani e immigrati.

Una delle vostre posizioni più discusse è quella per l’uscita dall’Unione Europea. Ma non è troppo simile alle idee della destra?

No, sono due posizioni profondamente diverse. Non siamo sovranisti, e serve a poco parlare di sovranità se non si mette in discussione questo sistema di potere. Siamo contro la Ue perché è uno strumento nelle mani delle grandi banche e della finanza. Lo diceva già il Pci nel 1957, quando fu l’unico a votare contro i Trattati di Roma. Ma l’alternativa può venire solo dal potere dei lavoratori. Se si rimpiazza il potere della Bce e di Draghi con quello di Marchionne e Confindustria, per le classi popolari cambia molto poco. Questo è quello che è successo con la Brexit. Insomma uscire dalla Ue, ma nel contesto di una trasformazione profonda della società che deve vedere protagonisti i lavoratori, e che non può avvenire nella gabbia della Ue. Un esempio: le grandi imprese che delocalizzano all’estero e licenziano centinaia di dipendenti vanno nazionalizzate e date in gestione ai lavoratori. Ma nella Ue questo non si può fare.

Come vede lo scenario dopo il voto? Se entrerete in Parlamento, sarete disponibili ad alleanze?

Mi sembra sempre più evidente che si va verso un nuovo governo tecnico e che tutti i partiti, nel nome della “responsabilità”, sono pronti a fare l’esatto opposto di ciò che hanno promesso in campagna elettorale. Noi non siamo disponibili ad alleanze politiche di alcun tipo. Anche per questo votare comunista significa votare gli unici che non tradiranno gli elettori il giorno dopo.

 

ultima modifica: 2018-02-18T09:00:06+00:00 da Chiara Masi

 

 

 

 

 

 

 

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